Moon

L’uscita in dvd (e blu-ray) di Moon ad opera della Sony Pictures ci offre il pretesto non solo per tornare su questo ottimo film, ma anche per inquadrare alcuni contesti paralleli al film che ci riguardano da vicino. Sempre piuttosto penalizzata nel nostro paese, la fantascienza deve subire spesso e volentieri le angherie e gli alterni umori di una distribuzione che sembra averne timore: ovvio che il problema riguardi più le uscite in sala che l’approdo in home-video, eppure è piuttosto sintomatico (uno dei tanti sintomi, diciamolo pure chiaramente…) di un pensare commerciale piuttosto provinciale che il nostro paese proprio non riesce a mettere da parte.

La premessa è d’obbligo per un prodotto di punta come questo Moon, passato abbastanza sotto silenzio in Italia, pur essendo probabilmente uno dei migliori film sci-fi degli ultimi vent’anni. Magari non ha aiutato nemmeno la firma “camuffata” del suo regista, ovvero Duncan Jones, al secolo Zowie Bowie, dunque figlio del celebre David, cantante (ma anche attore e sempre per rimanere in tema c’è da citare quantomeno L’uomo che cadde sulla Terra, pellicola del 1976 di Nicolas Roeg), ma tant’è, in Italia se lo sono  filato in pochi e anche all’estero, a dire il vero, il “grande” pubblico lo ha visto col binocolo. Questo spiega anche l’assenza del film dai palmares dei grandi festival (fatto salvo un “medio” come può essere il Seattle International Film Festival, che comunque ne ha premiato solamente l’interpretazione di Sam Rockwell), pur avendo avuto la vetrina importante del Sundance, dove certamente un indie come questo poteva trovare il proprio habitat preferito.
Nessun grande riconoscimento stagionale, men che meno l’Oscar (ma basta ricordare che nel 1969 diedero a 2001: Odissea nello spazio solamente quello per gli effetti speciali, non c’è dunque da stupirsi…), tranne che il riconoscimento dal newyorkese National Board of Review, altro grande “marchio” di indipendenza. Non che ci fossero dubbi sull’effettiva indipendenza della pellicola: 5 milioni di dollari di budget per un film di fantascienza sono praticamente bruscolini, e ci è sembrata piuttosto azzeccata anche la scelta retrò del regista di non utilizzare l’animazione digitale ma di servirsi di modellini tutti costruiti per l’occasione. Ma questa, prima ancora che una scelta produttiva, è una scelta estetica: per Jones è chiaro il tentativo di riportare al cinema la fantascienza dell’epoca d’oro degli anni Settanta, di far rivivere sul grande schermo quel momento indimenticabile in cui grandi manualità artigiane si sommavano a una fervida fantasia cinematografica.

Jones riporta dunque  al cinema non solo l’epopea kubrickiana, che certamente è tra i suoi più alti riferimenti, ma anche l’amletico dubbio dickiano sui cloni (quindi Blade Runner), certi grotteschi aspetti del rapporto tra uomo e macchina (vedi il Carpenter di Dark Star) e non ultima una interessante escursione tarkovskyana sul valore del viaggio interiore. Una mirabile operazione di sintesi quella messa in atto da Jones che, senza dubbio, con l’uscita per il mercato dell’home video ha una seconda chance per ottenere quella visibilità che senz’altro merita. Anche perché il packaging messo su dalla Sony è di tutto rispetto e non si limita ad accompagnare il film, ma anzi ne sottolinea più di un aspetto. Due gli audio con i quali è possibile sentire commentata la pellicola: uno molto divertente e sarcastico, realizzato dallo stesso regista insieme allo staff degli effetti visivi (il direttore della fotografia Gary Shaw, il concept designer Gavin Rothery e il production designer Tony Noble), e l’altro con protagonista sempre Duncan Jones, stavolta accompagnato dal produttore Stuart Fenegan, risultato senza dubbio più controllato e misurato ma comunque altrettanto interessante per come sviscera soprattutto certe problematiche realizzative. Non potevano mancare poi un bel making of, non lunghissimo (16’) ma interessante – prende le mosse nel marzo 2008 negli studi Shepperton dove il film è stato girato e si alternano sequenze durante le riprese e dichiarazioni dei protagonisti del film (più che altro l’unico protagonista, Sam Rockwell, e il regista) – e uno speciale che illustra tutti gli effetti visivi del film.
A chiudere la confezione, oltre i consueti trailers e due sessioni di domande e risposte pubbliche sul film, il cortometraggio precedente di Duncan Jones, Whistle (2002), con il quale il regista si era congedato dal cinema per sette anni circa per dedicarsi completamente alla regia pubblicitaria.

Info
Il trailer originale di Moon.
Il trailer italiano di Moon.
La pagina facebook di Moon.
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