Les signes vitaux

Les signes vitaux

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Fondamentale, per la riuscita de Les signes vitaux, la felice scelta di Marie-Hélène Bellavance, volto magnetico, bellezza austera, capace di reggere l’intero lungometraggio, di offrire alla pellicola la sua fisicità, la sua forza e le sue debolezze. Assecondata da una messa in scena assai accurata, minuziosa nel pedinarla, incorniciarla, accarezzarla lievemente, la Bellavance si carica sulle spalle un personaggio complesso, amorevole ma sfuggente, passionale ma distante.

Il dolore (in)visibile

Quando Simone torna a Quebec City, in occasione della morte della nonna, si ritrova a confrontarsi con la quotidianità della vita e della morte in un centro per le cure palliative. Qui ripensa radicalmente la sua esistenza: abbandona gli studi e il ragazzo che frequenta per potersi dedicare completamente ai pazienti del centro. Boris, il fidanzato, non accetta però di essere rifiutato in questo modo e, anche provocandola, spinge Simone a riflettere sulla sua improvvisa vocazione che forse nasconde solo la paura di affrontare le proprie debolezze… [sinossi – catalogo Torino Film Festival 2010]

Selezionata per il vivace concorso del Torino Film Festival 2010, la pellicola canadese Les signes vitaux ci consegna due giovani artiste da seguire con attenzione: la regista, sceneggiatrice e direttrice della fotografia Sophie Deraspe e l’attrice Marie-Hélène Bellavance [1]. La Deraspe, che aveva esordito al lungometraggio con l’apprezzato Rechercher Victor Pellerin [2] dopo una gavetta tra cortometraggi, documentari e televisione, dimostra di guardare con particolare attenzione alla realtà, alla veridicità del sentimenti, delle pulsioni umane: “Il mio lavoro sulla finzione parte sempre da un’accurata ricerca e attinge profondamente dal mondo del documentario. Impiegare attori di esperienza ed esordienti, e fare ricorso al loro passato e al loro vissuto, consente inoltre di arricchire i personaggi di un portato personale”.

Fondamentale, per la riuscita del film, la felice scelta di Marie-Hélène Bellavance (Simone), volto magnetico, bellezza austera, capace di reggere l’intero lungometraggio, di offrire alla pellicola la sua fisicità, la sua forza e le sue debolezze. Assecondata da una messa in scena assai accurata, minuziosa nel pedinarla, incorniciarla, accarezzarla lievemente, la Bellavance si carica sulle spalle un personaggio complesso, amorevole ma sfuggente, passionale ma distante, generoso eppure incapace di vivere con serenità la relazione col seducente chef Boris (Francis Ducharme).
La Deraspe sceglie di raccontare la doppia vita di Simone attraverso due stili di regia: i lenti movimenti di macchina e le inquadrature fisse per mettere in scena l’ospedale, il rifugio della protagonista, e una macchina da presa più agile, un montaggio più frammentario, per catturare l’intimità di Simone e di Boris. In un film in cui i ritmi sono dilatati e le parole sussurrate, eppure pesanti come macigni, la regista canadese riesce a rappresentare il peso della morte, del dolore, ma anche la gioia della vita, i piccoli gesti: il personaggio di Simone, (in)volontariamente intrappolato in una dimensione in bilico tra passato e futuro, viene dolcemente scandagliato, messo a nudo, ma sempre protetto, come la bravissima interprete.

Con estrema sensibilità e con le idee alquanto chiare, Sophie Deraspe riesce nel suo intento di “catturare gli effetti del tempo, i segni delle ferite e i momenti di piacere”, svelando “forza e fragilità” dei suoi personaggi e dei suoi attori.
Les signes vitaux si è aggiudicato, ex aequo con Las marimbas del infierno di Julio Hernández Cordón, il Premio speciale della Giuria. Ennesimo segnale della vitalità dell’industria cinematografica canadese, non a caso rappresentata al Torino Film Festival 2010 da un significativo numero di pellicole: ricordiamo quantomeno l’ottimo Small Town Murder Songs di Ed Gass-Donnelly, il musicale ed eccentrico This Movie is Broken di Bruce McDonald e il divertente horror Suck di Rob Stefaniuk.

Note
1. L’affascinante Marie-Hélène Bellavance, dopo il diploma in Belle Arti a Montréal, si è distinta in diverse discipline, dal cinema alla danza, passando per la pittura e la scrittura.
2. Realizzato nel 2006, Rechercher Victor Pellerin ottiene una menzione speciale al Montréal Festival of New Cinema e rastrella buone recensioni.
Info
La scheda de Les signes vitaux sul sito del TFF.
Il trailer originale de Les signes vitaux.
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