Self Referential Traverse: Zeitgeist and Engagement
di Kim Sun
Self Referential Traverse: Zeitgeist and Engagement è il nuovo film di Kim Sun, qui “separato” dal fratello Gok ma non per questo impoverito sotto il profilo cinematografico. Simboleggiato dal sorridente pupazzo di Podori, la classica mascotte della polizia sudcoreana, l’urlo imbestialito di Kim contro la società in cui vive è ammannito da una carica ironica, demenziale e assolutamente irriverente. Alla Berlinale 2011 in Forum.
Podori il poliziotto
In un normale pranzo di famiglia tra padre, madre e figlia, si articola una lunga discussione sul sindaco di Seul, e sui contraddittori progetti che sta portando a termine per “migliorare” la città. Nel frattempo al pupazzo di Podori, mascotte della polizia coreana, gliene capitano di tutti i colori: mentre sta cercando di aggiustare le proprie gambe, viene assalito da una massa di roditori che gliele rosicchiano. Costretto a uscire per strada, Podori conoscerà il sapore della violenza e del potere. [sinossi]
All’ultima Mostra del Cinema di Venezia, all’interno dell’affascinante programmazione di Orizzonti, era possibile imbattersi nell’ottimo Anti Gas Skin, filosofico e apocalittico film di protesta dei due fratelli sudcoreani Kim Gok e Kim Sun. Venuto a presenziare all’anteprima internazionale del suo film, Kim Sun pensò bene di portarsi dietro il dvd del film (in solitaria) che aveva appena finito di montare: in accordo con la direzione del festival, venne trovato uno spazio – la sala Pasinetti – in cui proiettare anche questo gustoso fuori programma. Ciò che ne derivò fu una visione per pochissimi intimi, alla quale prendemmo parte a nostra volta, seguita da applausi a scena aperta: un mondo rivoluzionario e distante da ogni compromesso artistico si era schiuso davanti agli occhi del (poco) pubblico, suscitando reazione entusiastiche. Il film venne presentato con il titolo di lavorazione Seven Deadly Sins – che campeggia ancora oggi – e non trovò citazione alcuna da parte della stampa ufficiale, ovviamente, rimasta all’oscuro della sua stessa esistenza.
La sorpresa è lo stato d’animo che si è dunque fatto largo nell’imbattersi nuovamente, durante le ventose giornate della Berlinale, nella bizzarra opera di Kim Sun: con il titolo definitivo Self Referential Traverse: Zeitgeist and Engagement il breve lungometraggio – poco più di un’ora e dieci di durata – di Kim è stato infatti inserito nel pantagruelico palinsesto di Forum. Se è vero che alcune delle visioni più interessanti a Berlino sono state rintracciate proprio nella suddetta sezione (si pensi a Late Autumn di Kim Tae-Yong, Hi-So di Aditya Assarat, The Terrorists di Thunska Pansittivorakul e soprattutto Cheonggyecheon Medley: A Dream of Iron di Kelvin Kyung Kun Park), è altrettanto doveroso segnalare come il sovraffollamento di film, lunghi e corti, di finzione o documentari, ha in parte nociuto alla visibilità degli stessi. Tra i titoli dispersi nel marasma, non sono stati in molti a rendersi conto dell’esistenza del film di Kim: un vero peccato, perché l’occasione di imbattersi in progetti cinematografici così lontani da qualsiasi costrizione etica, estetica e concettuale si fa sempre più rara nel sistema contemporaneo. Per quanto probabilmente sotto certi aspetti criptica per la maggior parte del pubblico occidentale, la (folle e demenziale) vicenda raccontata dal giovane cineasta coreano – oltre al già citato Anti Gas Skin, alle sue spalle c’è anche il provocatorio Capitalism Manifesto: Working Men of All Countries, Accumulate!, passato proprio alla Berlinale nel 2004 – nasconde al suo interno un potenziale davvero dinamitardo. Quello di Kim è un attacco frontale all’idea stessa di democrazia sudcoreana: per fare ciò si affida a sketch, surreale animazione in stop motion, una sporchissima grana della pellicola, fotomontaggi, simboli e segni derivati dalla cultura coreana e presi in prestito dal mondo occidentale. Il risultato artistico è a dir poco devastante: colto da una bulimia visiva che è al contempo anche estremamente parca per via dei poveri mezzi a disposizione, Self Referential Traverse: Zeitgeist and Engagement è un prodotto che non ha padri e non sembra aspirare a crescere chissà quanti figli in giro per il mondo.
Simboleggiato dal sorridente pupazzo di Podori, la classica mascotte della polizia sudcoreana, l’urlo imbestialito di Kim contro la società in cui vive è ammannito da una carica ironica, demenziale e assolutamente irriverente che coglie di sorpresa lo spettatore e lo costringe – forse persino suo malgrado – a una risata incattivita e liberatoria. È così nel geniale incipit che lega una riflessione sulla politica del sindaco di Seoul Lee Myung-bak a un’altra sul ruolo della famiglia nella Corea del sud attraverso il collante dato dalle risate in puro stile sit-com; è così anche quando entra in scena proprio Podori, inguaiato per via delle sue gambe, che non riesce a proteggere dall’attacco concertato da una massa di topini. Si scopre, grazie a una serie di calembour visivi e narrativi, che Podori (vale a dire la polizia sudcoreana) è figlio del connubio tra il Partito Nazionale Sudocreano (la madre) e il Generale Douglas MacArthur (il padre); lo si vede dunque uscire infine di casa per riconquistare le proprie gambe, un vero e proprio percorso iniziatico in cui scoprirà una volta per tutte il gusto della violenza e della sopraffazione, fino all’incontro/scontro con un pifferaio magico comunista.
Un vero e proprio pamphlet politico, condotto con ironia e gusto del paradosso e destinato a non lasciare indifferenti, in nessun caso: l’iconoclasta Kim profana letteralmente la pellicola con uno stile anarcoide, incorruttibile e (come sottolinea lo stesso titolo) auto-contraddittorio. E la risata, che prorompe libera da vincoli moralistici – grazie anche a sequenze degne di uno slapstick d’antan, come il volo di Podori con manganello sguainato contro un intruso – si trasforma prima in guaito e poi in tosse rancorosa. Con Self Referential Traverse: Zeitgeist and Engagement Kim Sun, trentatreenne regista nativo di Incheon, ha probabilmente creato un nuovo genere, che difficilmente potrà sperare in adepti e fedeli seguaci. Anche perché, qualora esistessero, li costringerebbe alla resa. Con l’imperituro sorriso ebete di Podori sempre stampato sul volto.
Info
Self Referential Traverse: Zeitgeist and Engagement sul sito della Berlinale.
- Genere: animazione, commedia, fantasy, grottesco, surreale
- Titolo originale: Jagadangchak: shidaejeongshin kwa hyeonshilchamyeo
- Paese/Anno: Corea del Sud | 2011
- Regia: Kim Sun
- Sceneggiatura: Kim Sun
- Fotografia: Kim Sun
- Montaggio: Kim Dong-myung, Kim Gok, Kim Sun
- Interpreti: Jung A-young, Kang Suk, Podori
- Colonna sonora: Kang Min-suk
- Produzione: Goksa
- Durata: 73'


The Wailing
Berlinale 2011 – Presentazione