Tricked

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Tricked, presentato alla prima edizione del Festival di Roma sotto l’egida di Marco Müller fuori concorso all’interno della sezione CinemaXXI, è la conferma dell’eclettismo autoriale di Paul Verhoeven, un nome spesso incompreso da buona parte della critica italiana ed europea. Un progetto collettivo, del tutto innovativo anche per gli standard ‘social’, che può aprire una nuova strada all’universo narrativo basato sulle immagini.

Amico pubblico

Un intrico di bugie e tradimenti intorno a Remco, magnate immobiliare guidato da una passione divorante per le donne. Durante la festa per il suo cinquantesimo compleanno, organizzata dalla moglie Ineke, Remco mette in mostra gli aspetti più deteriori del suo carattere. Intanto Wim e Fred, i suoi soci, complottano per far scoppiare uno scandalo e metterlo con le spalle al muro… [sinossi]

Regista assolutamente eclettico, Paul Verhoeven non smette mai di sorprendere come dimostra questo suo approdo al Festival di Roma con Tricked. L’autore olandese, che deve la sua fama internazionale a diversi cult girati tra la metà degli anni ’80 e la fine degli anni ’90, nel suo incontro con il pubblico ha affermato innanzitutto che un regista deve sempre confrontarsi con l’ignoto. Che cosa vuol dire “ignoto” per un regista di sessantanove anni che ha sempre spaziato tra generi diversi nel corso della sua lunga carriera? Una risposta ce la dà Steekspel (Tricked è il titolo scelto per la distribuzione internazionale), film dalla durata insolita, 52 minuti, frutto di un vero e proprio esperimento. Sperimentare tuttavia per il regista di Robocoop significa soprattutto cercare nuovi modi di interagire e comprendere il pubblico, e il film in questione ha proprio la particolarità di essere stato scritto con l’ausilio dello spettatore. I primi quattro minuti di Tricked sono stati ideati dal regista e dalla sceneggiatrice Kim van Kooten, e poi questo primo spezzone è stato pubblicato nei social network olandesi ed è stato chiesto a chiunque fosse interessato di inviare delle proposte per far proseguire la storia. Verhoeven ha tenuto a precisare che le proposte ritenute migliori sono state “filtrate”, in quanto la sceneggiatura è e rimane un lavoro di professionisti: dunque lui stesso, Kim van Kooten e Robert Albertdijng hanno dovuto rimboccarsi le maniche per far diventare sceneggiatura il materiale letterario mandato dagli utenti. Ciò che ne è scaturito rispecchia in qualche modo l’eterogeneità del lavoro creativo: se la base è una classica commedia in cui i legami famigliari sono al vetriolo, l’andamento è un zig zag continuo di gag, trovate strampalate, ribaltoni dei personaggi, che non solo riesce a tenere a galla la storia, ma anche a strappare diverse risate.

L’esperimento in questo può dirsi pienamente riuscito: Tricked ha la fisionomia di una soap opera condensatissima e minimale, politicamente molto scorretta, con un’ironia quasi ai limiti del demenziale. Il tutto, piuttosto esplicitamente, ruotante intorno al desiderio sessuale e a quello di potere, due elementi che a conti fatti hanno avuto un ruolo determinante nella filmografia di Verhoeven. Curiosamente dunque, un film che dovrebbe essere lontano dalle linee autoriali del regista, finisce invece per essere fortemente verhoeveniano.
Il pubblico, la fruizione mediatica e fisica del film, cambia nel tempo e Verhoeven proietta forse una linea verso il futuro, come al solito non prendendosi troppo sul serio nella forma e nella scelta dei toni narrativi (non nella professionalità e nella perizia che è sempre elevata) – ricordiamo la fantascienza guascona e sarcastica di Atto di forza e Starship Troopers.
Un’idea che non si sa quanto e come possa essere raccolta. È paradossale che proprio un’operazione che dovrebbe essere in linea con la famigerata questione dei gusti del pubblico, finisca per divenire quasi una parodia di quella che è l’espressione nazional-popolare per eccellenza: la fiction televisiva con i suoi intrighi famigliari, i suoi buoni e cattivi serenamente distinti l’uno dall’altro. Nella sua apparente leggerezza, Tricked potrebbe davvero destabilizzare quella che è un’assodata questione a livello produttivo – che sia televisione o cinema non è importante. Quello che viene proposto e pubblicizzato come il canone di guadagno al botteghino, specie nell’ambito delle commedie, è ciò che il pubblico vuole vedere?

Qualcuno potrà comunque obiettare che un progetto del genere possa ridimensionare l’autorialità e il ruolo della sceneggiatura. Ma Tricked funziona come un qualsiasi adattamento: la sola cosa che cambia è che non si tratta di un libro, bensì di un soggetto scritto non da un professionista. Il lavoro dello sceneggiatore non cambia assolutamente, che si tratti di rendere filmico un romanzo di Grisham o quello di un tal dei tali mai stato presente in libreria. In Italia tenteranno un esperimento simile i Manetti Bros: gli autori di Paura 3D e Carlo Lucarelli hanno organizzato un’operazione alla Tricked per la versione cinematografica de l’Ispettore Coliandro, che ancora non si sa quando vedrà la luce. Non si sa se gli appassionati di cinema italiani saranno all’altezza di quelli olandesi con le loro proposte di sceneggiatura, e se i due fratelli registi riusciranno a imporre il loro stile e la loro poetica come è riuscito Verhoeven nella sua sfida personale con il pubblico…

Info
Il trailer di Tricked.
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