Martha Argerich, mia madre

Martha Argerich, mia madre

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Rientra anzi tra i meriti di Martha Argerich, mia madre (Bloody Daughter) l’affetto profondo e sincero, a tratti perfino ingenuo, che trapela a ogni inquadratura. L’autrice ci spalanca la porta di casa, compiendo ogni sforzo per raccontare la famiglia vista attraverso il suo sguardo di bambina, prima, e di donna adulta. Presentato al Festival di Roma 2012.

Ritratto di famiglia

Un ritratto di famiglia fuori dall’ordinario, girato dalla trentaquattrenne Stéphanie Argerich, figlia dei pianisti Martha Argerich e Stephen Kovacevich. La regista segue in particolare la madre Martha durante i concerti e nei momenti più intimi, cerca delle risposte per illuminare gli interni privati di una famiglia da sempre sotto i riflettori dei palcoscenici internazionali, dove allegria e follia vanno a braccetto con una passione travolgente e assoluta: la musica. [sinossi]

Non è facile essere genitori, e non lo è neppure essere figli. Non lo è in nessun caso, figuriamoci quando bisogna anche fare i conti con l’eccellenza, il genio e un talento fuori dal comune.
Stéphanie Argerich, regista del documentario opera prima Martha Argerich, mia madre (Argerich\Bloody Daughter), in concorso nella sezione CinemaXXI al Festival internazionale del Film di Roma, è figlia di due pianisti di fama mondiale, Martha Argerich e Stephen Kovacevich. I concerti e le tournée, punto d’incontro tra passione e lavoro, portano spesso entrambi lontano da casa, imponendo ai figli uno stile di vita non convenzionale con cui prima o poi dovranno necessariamente fare i conti. Martha Argerich, che occupa uno spazio preponderante nell’opera così come nella vita delle tre figlie (avute da compagni diversi), è una donna dalla personalità dominante, eccentrica, inquieta e profondamente emotiva. Stephen Kovacevich è invece un uomo di rigore, metodico e razionale. Alla nascita di Stéphanie, i suoi genitori sono già separati. I figli, nati tutti da diverse unioni, cresceranno in un nucleo familiare allargato, una sorta di porto di mare in cui approderanno via via artisti, musicisti e affetti di passaggio.

È nelle intenzioni dell’autrice realizzare un’opera fortemente soggettiva, una sorta di percorso di analisi dagli intenti riconciliatori che serva a comprendere meglio e magari anche a perdonare, laddove ce ne fosse bisogno, le eventuali manchevolezze dei genitori. Va detto, in effetti, che non si scorge mai traccia alcuna di rimprovero tra le pieghe di questo documentario autobiografico con cui la Argerich jr. esordisce dietro alla macchina da presa. Rientra anzi tra i meriti dell’opera l’affetto profondo e sincero, a tratti perfino ingenuo, che trapela a ogni inquadratura. L’autrice ci spalanca la porta di casa, compiendo ogni sforzo per raccontare la famiglia vista attraverso il suo sguardo di bambina, prima, e di donna adulta. Ogni primo piano è una dichiarazione d’amore (ma anche una richiesta di attenzioni e approvazione) da cui si evince l’ammirazione incondizionata che Stéphanie nutre per questi suoi genitori semi-dei, dimostrando una grande comprensione nei loro confronti pur senza sottrarsi a evidenziarne anche limiti e debolezze. Le riprese comprendono scene pianificate e girate ad hoc ma anche immagini di repertorio dei due concertisti e i video amatoriali catturati nella quotidianità degli anni ’80 dalla giovane Stéphanie, all’epoca adolescente curiosa, evidentemente da sempre morsa dalla necessità di osservare e registrare, ma per indagare più che per enunciare.

La dimensione emozionale di questo documento raggiunge lo spettatore, ma rappresenta al tempo stesso anche il suo più grande limite, specialmente dal momento in cui i primi piani che svelano gesti, atmosfere familiari e piccole nevrosi, esauriscono il loro contenuto cessando quindi di comunicare. Allora insistere diventa superfluo. Dovremo attendere le prossime prove dell’autrice -che dichiara di voler proseguire la sua carriera nel documentario- prima di poter valutare seriamente le sue capacità di lavorare ad un progetto che non sia così strettamente legato alla sua esperienza personale e consentirci  quindi di capire se l’emancipazione cui quest’opera sembra tendere si sarà effettivamente compiuta, o se al contrario l’autrice resterà indissolubilmente legata al desiderio di affermazione di un’autonomia che per ora non c’è.

Info
Il trailer di Martha Argerich, mia madre.

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