The Incomplete

The Incomplete

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Jan Soldat racconta la vita quotidiana di un uomo che ha scelto di essere uno “schiavo”. The Incomplete, in concorso in CinemaXXI al Festival di Roma.

Klaus Johannes Wolf vive come uno schiavo. Legato al suo letto, racconta della sua scelta di essere uno schiavo, parla dei suoi genitori e di cosa significa essere nudo. Alla fine abbandona tutto per andare in un campo di schiavi, per perfezionare la sua esistenza da schiavo e diventare un servo perfetto. [sinossi]

Un uomo, completamente nudo, è adagiato su di un letto. Incatenato ai polsi e alle caviglie, dialoga amabilmente con l’uomo dietro la videocamera, che gli chiede di presentarsi. La risposta è la seguente: “Omosessuale di Odenwald… o Gollum… o Klaus! 60 anni… omosessuale… schiavo!”.
Di fronte a un incipit di questo tipo, verrebbe naturale immaginare un’opera interessa a scioccare lo spettatore, catapultandolo in un universo in cui il “bizzarro” si mescola al morboso. E questo deve essere stato il fugace pensiero che si è impadronito di una parte della platea convenuta al Maxxi per assistere alla proiezione di The Incomplete (Der Unfertige), inserito nel programma di CinemaXXI dell’ottava edizione del Festival di Roma in duetto con El Rostro di Gustavo Fontán. Infatti, pochi minuti dopo l’inizio del mediometraggio di Jan Soldat, si è avvertito in sala il classico scalpiccio – accompagnato da risolini mal soffocati e poco eleganti – di chi vuole darsela a gambe levate il più in fretta possibile. Una reazione che sarebbe stata comprensibile con un’opera decisa a scandalizzare il proprio uditorio, ma che davvero appare surreale per quel che concerne l’ottimo lavoro di Soldat.

Laddove il giovane cineasta tedesco, neanche trentenne, avrebbe potuto scegliere la via più facile e mettere in scena il suo protagonista, un sessantenne gay che prova piacere nell’essere trattato come uno schiavo, puntando l’obiettivo della videocamera sull’aspetto sadomasochistico della sua sessualità, The Incomplete compie una parabola perfetta in direzione ostinata e contraria. La normalità con cui Klaus Johannes Wolf racconta la propria esistenza, e la compostezza del quadro orchestrato da Soldat, lasciano letteralmente a bocca aperta, e producono una naturale commozione nello spettatore. Non c’è nulla di sensazionalistico nello sguardo di Soldat, che pur senza adoperare alcun tipo di censura nei confronti di Wolf propende per una messa in scena austera, in cui non sono praticamente previsti movimenti di macchina e si esula completamente dall’idea di regia rintracciabile nella maggior parte dei documentari d’intervista.
Ciò che traspare dalle maglie di The Incomplete è un approccio alla materia (umano e artistico) perfettamente conscio delle proprie responsabilità autoriali, e dominato da un rigore che non è mai asettica dimostrazione di controllo del mezzo, ma piuttosto orgogliosa dichiarazione di un’etica forte, in grado di rifuggire i bagliori illusori dello shock a favore di una ricerca profonda e sincera dell’intimità di Wolf.

Opera di grande nitore, The Incomplete colpisce per la pudicizia con cui avvicina il proprio protagonista, evidente nelle due sequenze più forti del documentario: l’incontro settimanale con un “padrone” e la partecipazione a un campo per schiavi. In entrambi i casi la videocamera ha l’intelligenza e la capacità di mantenersi a una distanza in grado sia di conservare l’empatia del pubblico nei confronti di Wolf sia di non lasciarsi coinvolgere in un mero – e squallido – gioco voyeuristico. Un documentario che mostra l’assoluta normalità con cui viene vissuta un’esistenza che in molti definirebbero “morbosa” o addirittura “deviata”: basterebbe questo dettaglio per comprendere l’importanza di The Incomplete. Peccato che tutti coloro che sono fuggiti dalla sala non abbiano la possibilità di cogliere questo aspetto di un film che hanno bocciato, malcostume soprattutto italiano, per il tema. Una volta di più, è tutta questione di etica…

INFO
La scheda di The Incomplete sul sito del Festival di Roma.
Il trailer di The Incomplete sul canale youtube di Jan Soldat.

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