Einstein and Einstein

Einstein and Einstein

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Forse il capolavoro del Far East 2014: il terzo lungometraggio del regista cinese Cao Baoping, Einstein and Einstein, racconta il passaggio all’età adulta di una tredicenne attraverso una serie di terribili prove, costruendo il ritratto impietoso della nuova piccola borghesia urbana.

Sono nato, ma…

Li Wan è affascinata dall’astrofisica e riflette in generale molto sulla vita. Non ci sarebbe niente di strano se non fosse che altri sembrano ritenere che in lei ci sia qualcosa che non va. Suo padre e la sua matrigna l’hanno spedita dai nonni, apparentemente a causa dei loro troppi impegni… [sinossi]

Diviso tra le lusinghe del cinema commerciale e l’austerità del film d’autore, il sistema cinematografico cinese sembra essere vicino a una riformulazione di codici e topoi. Due titoli come Il tocco del peccato di Jia Zhangke e Black Coal, Thin Ice di Diao Yinan in tal senso potrebbero aver indicato una nuova possibile strada: far “scontrare” il genere – il poliziesco o il gangster movie – con la personalità autoriale. È difficile ipotizzare se in futuro altri cineasti seguiranno questo esempio – anche perché se Black Coal, Thin Ice ha avuto un percorso molto fortunato, dall’Orso d’Oro a Berlino a un ottimo successo di pubblico in patria, il film di Jia Zhangke al contrario, nonostante il premio a Cannes, non è ancora uscito nelle sale cinesi per problemi di censura. Ma quel che ora interessa verificare è stata la scoperta di un altro eccellente esempio di cinema d’autore cinese, presentato alla 16esima edizione del Far East, un film che guarda anch’esso, sia pur parzialmente, a dei modelli cinematografici non solamente autoctoni: Einstein and Einstein di Cao Baoping.

Il terzo lungometraggio di questo regista – già passato attraverso la feroce satira sociale con Troublemaker e attraverso il drammatico affresco sulla solitudine urbana in The Equation of Love and Death – mette stavolta al centro del quadro una tredicenne che fatica a trovare il suo posto nel mondo. In effetti, se in Einstein and Einstein si può rintracciare il solco di certa tradizione del cinema patrio (i ritratti al femminile sono una costante della cinematografia mandarina, in cui l’apice è senz’altro rappresentato dai numerosi film di Zhang Yimou con protagonista Gong Li), allo stesso tempo non sembra sbagliato cogliere in questo straordinario film anche un riferimento – sia pur indiretto – al genere del teen-movie, di matrice in particolare giapponese. Del resto, Cao Baoping sembra essere un cineasta in grado di riformulare continuamente – ad ogni suo nuovo lavoro – stilemi e soluzioni stilistiche: se Troublemaker affondava le radici nel solco di un titolo capitale – e poco visto – come One and Eight di Zhang Junzhao (1983) virandolo però con tonalità bunueliane, The Equation of Love and Death (che non raggiungeva gli altissimi livelli dell’esordio) guardava maggiormente al corale dramma urbano di matrice contemporanea (ad esempio, Crash di Paul Haggis).

E, in Einstein and Einstein, Cao dà l’impressione di essere già riuscito a trovare una sintesi: nella vicenda dell’adolescente Li Wan che si trova a combattere l’ipocrisia e l’adulta brutalità dei suoi familiari, è possibile leggere in effetti il portato sia del discorso sulla piccola borghesia di The Equation of Love and Death che la satira sociale di Troublemaker. Il tutto però viene reso da Cao senza alcuna forzatura di tono e con uno stile in cui il realismo si accorda perfettamente con il visionario.
Al centro della vicenda vi è il cagnolino Einstein, regalato alla tredicenne Li Wan dal padre, che pensa di risolvere così i suoi sensi di colpa nei confronti della figlia. Ma il modo in cui Li Wan si affeziona al cane va oltre le aspettative dei suoi familiari e, quando Einstein si perde per colpa del nonno di lei, scoppia la tragedia.

In filigrana, nella vicenda narrata da Cao, vi si possono trovare diversi livelli di lettura. Un animale domestico è prerogativa di una società borghese ed è un qualcosa che i nonni di Li Wan non riescono a capire (perché provengono da una civiltà contadina), ma che nemmeno suo padre, il cui animo è stato “desertificato” dalla ricerca del successo capitalistico, riesce a comprendere. In Einstein and Einstein, inoltre, non viene nascosto neppure il fatto che in Cina persiste la tradizione di mangiare i cani. Cao Baoping non vuole solo in tal senso denunciare tale pratica – o almeno non è questo il suo principale interesse – quanto mettere in luce una contraddizione tra un modo di essere tradizionale (il mangiare i cani per l’appunto) e un modello di rapporto con l’animale domestico ereditato dal mondo occidentale. Ecco che allora Einstein and Einstein si configura sia come un discorso sulla nuova piccola borghesia urbana che, tra tradizione e capitalismo, non ha ancora trovato un suo modo di essere, sia come una parabola sulla dittatura, su un regime che, attraverso il consumismo (in seguito a Li Wan, sempre con finalità imbonitorie, vengono regalati dei pattini), finge di aver reso liberi i suoi cittadini (in tal senso, il padre rappresenta il potere asettico e crudele), quando in realtà li costringe a sottostare a delle regole assurde.

Ma non è tutto: costruito sulla base di una invisibile sequenza di cerchi concentrici capaci di allargare sempre di più il discorso, Einstein and Einstein arriva perfino a parlarci dell’inaccettabile passaggio all’età adulta. Come in un classico bildungsroman, infatti, Li Wan deve imparare a sottostare alle regole della società in cui vive, ma questo passaggio richiede una qualità ben precisa, l’ipocrisia e dunque il relazionarsi con il mondo esterno in modo codificato. La protagonista infatti viene in seguito costretta ad accettare un nuovo cane, presentatole come il suo Einstein inspiegabilmente ritrovato. Inoltre, in una scena chiave del film, Li Wan impara a pronunciare la parola ipocrita in inglese, e non è un caso che questa iniziazione avvenga attraverso una lingua non sua. Tutto si ricollega per l’appunto: nel passaggio dalla Cina antica a quella moderna e occidentalizzata è indispensabile in tal senso avere dei rudimenti della lingua capitalistica per eccellenza.

Con la straordinaria abilità di un regista che sa essere allo stesso tempo dentro la storia che racconta e fuori dal suo mondo narrativo, elaborando una serie di complesse metafore sulla Cina contemporanea e sul reiterarsi delle crudeltà dell’educazione, Cao Baoping riesce perfino, nel finale, a passare il testimone dall’ormai irregimentata Li Wan – o che, almeno, finge di essere diventata adulta – al suo piccolo fratellino. Nelle ultime inquadrature, in una sequenza straziante eppure semplicissima, intuiamo che anche per lui è arrivato il momento di subire il mortale e fatale inquadramento del vivere sociale.
Di fronte alla potenza di un film siffatto e di fronte a una filmografia già così ricca sia pur con soli tre titoli, non si può che concludere sperando che a Cao Baoping – magari con il suo prossimo lavoro – venga presto riconosciuto a livello internazionale tutto il suo valore di cineasta.

Info
La scheda di Einstein and Einstein sul sito della Berlinale
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