Lo spettro

Lo spettro

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Al Festival di Roma proiezione tra i gotici italiani del raro Lo spettro di Riccardo Freda, film del 1963 che si pone sul solco del successo de L’orribile segreto del dr. Hichcock.

Dr. Livingstone, I suppose

Scozia 1910. Margaret in combutta con l’amante vuole uccidere suo marito, il dottor Hichcock, somministrandogli un veleno. Quest’ultimo ha chiaro che cosa sta succedendo. [sinossi]

Gotico di matrice anglosassone – ambientazione che vuol essere scozzese – ma in realtà Lo spettro è sempre girato in una villa romana ai Parioli, proprio qui a due passi dal festival di Roma. E quali nomi più in stile Old England si potevano scegliere per i due protagonisti se non Hichcock (ma senza la T) e Livingstone come il grande esploratore?

Il personaggio di Hichcock torna da L’orribile segreto del dr. Hichcock, come in questo è un medico pazzo, dedito a ricerche tra la vita e la morte, come in questo è sposato con Barbara Steele. Nel primo film però si chiamava Bernard – evidentemente un omaggio anche a Herrmann – qui semplicemente John.
Viene da chiedersi perché omaggiare Hitchcock? Il thriller, la suspense su cui si fonda il suo cinema sono molto distanti dal gotico di Freda capace di suscitare paure ataviche, primordiali. Forse la spiegazione sta nell’ultima frase rivolta al dr. Hichcock: “Il demonio è più reale di quanto non si creda”. O forse è nel fatto che il film di Freda svapora gli elementi fantastici nel finale, dove gli aspetti sovrannaturali si svelano come spiegabili razionalmente, pur con un meccanismo un po’ contorto. Il dr. Hichcock non era veramente morto e quindi il suo fantasma non era un fantasma. Siamo quindi nel campo, per usare le categorie di Todorov, del fantastico “strano”. Nella storia del cinema uno dei film più importanti che si fonda su questo tipo di rivelazione è I diabolici di Clouzot, che Hitchock avrebbe voluto realizzare e sui cui meccanismi si è ispirato per Psycho.

La maestria gotica di Freda si esplicita in tutta una serie di aspetti. Il colore usato in modo espressionistico – il sangue rosso vermiglio – con lo stesso principio, più sobrio, di Bava. E in comune con il collega anche l’uso dello zoom, di cui Freda fa un uso parco ma sapiente. Mirabile la scena, in tal senso, in cui Barbara Steele sta facendo la barba al marito con un rasoio e lo zoom sul collo di lui suggerisce la tentazione della donna di sgozzarlo. Ma soprattutto straordinaria è la dimensione claustrofobica in cui sono costretti i personaggi, la villa gotica, ricchissima di quadri, mobili e soprammobili decadenti, che diventa di fatto la vera bara sigillata dei personaggi. E poi gli ingredienti del brivido, fondati su elementi ancestrali, cigolii, fruscii, il vento che sbatte sulle finestre, ma anche, alla Poe, su meccanismi macabri, sul confine tra vita e morte.

Una quanto mai meravigliosa Barbara Steele, dark lady spiritata e demoniaca come mai.

Info
La scheda di Lo spettro su IMDB.
La scheda di Lo spettro su Wikipedia.

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