Os Maias – (Alguns) episódios da vida romântica

Os Maias – (Alguns) episódios da vida romântica

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Nell’adattare il più importante romanzo dello scrittore ottocentesco José Maria Eça de Queirós, Os Maias pubblicato nel 1888, João Botelho confeziona un film arazzo, una galleria di figure, un film dalla ricchissima tessitura di immagini. Al Festival di Roma, nella sezione Cinema d’Oggi

Impressioni sul sole nascente

Portogallo, fine Ottocento. In compagnia del suo caro amico João da Eça, presunto scrittore talentuoso, Carlos conduce un’oziosa esistenza di dottore aristocratico. Passa il suo tempo a divertirsi tra amici e amanti, beandosi nel dolce far niente. Finché non si innamora. Lei è un personaggio nuovo in questo romanzo rivoluzionario. Una passione vertiginosa che dà nuova luce a un’esistenza fino a quel momento triste, ma che conduce a un nuovo e più profondo abisso, l’incesto. [sinossi]

Il cinema teatrale, in tantissime declinazioni, è frequente tra gli autori portoghesi, spesso poco inclini al naturalismo. Silvestre di João César Monteiro o Il quinto impero di Manoel de Oliveira ne rappresentano solo alcuni esempi.
Non ci sono scene girate in esterni, in Os Maias – (Alguns) episódios da vida romântica di João Botelho, che sono rappresentati da sfondi pittorici acquerellati, commissionati dal regista a João Queiroz, uno dei più importanti pittori portoghesi contemporanei. Nel tessuto visivo del film, si innervano una quantità infinità di immagini sospese, re-cadrages, schermi secondari, quadri nel quadro. Siano essi diegetici, dipinti, bassorilievi, decorazioni a stucchi, intarsi, poster di opere liriche, che extradiegetici, gli sfondi dipinti di cui sopra, visioni da finestre che sono in realtà dei trompe-l’œil, tribune di teatri dove le file di spettatori sono disegnate. E poi il film è pieno anche di nature morte, portate di banchetti, animali imbalsamati, candelabri. La differenza di importanza tra immagine primaria e secondaria diventa sempre più labile.

Ma Botelho osa ancora di più. In una scena d’amore, l’alcova è piena di bibbie e immagini religiose, come a sottolinearne la perversione. Ma quella sequenza è in realtà al buio, e le immagini sacre di cui sopra sono semplicemente raccontate a voce dai protagonisti. Personaggi che quindi possono giocare un ruolo attivo nel ricreare, evocare e anche scegliere la propria scenografia. In un’altra scena di passione i due amanti decidono di occultare il dipinto con la testa mozzata di Giovanni Battista con un telo. “Mettiti il raso rosso, mi abituerò a questo broccato” si dice in una battuta precedente.
Il mondo raccontato in Os Maias è un mondo da operetta, da opera lirica, da Traviata. Molte sono le scene all’interno di un sontuoso teatro all’italiana, nei cui palchi cominciano giochi di sguardi e seduzione. Così come più volte si passa, con carrellata laterale, lungo una sequenza di affiche su un muro, manifesti di spettacoli di lirica. La dimensione teatrale, falsa, da operetta viene bruscamente disvelata quando, verso la fine, Botelho fa vedere un sipario che cade. “Tutto è falso” dice un personaggio. Proprio come il cinema.

Il romanzo di Eça è portatore di tutta una serie di antinomie, conflitti morali ed estetici propri di quel periodo storico di forte transizione. Il conflitto tra illuminismo e romanticismo per esempio. Lo scrittore racconta una storia d’amore, che si rivela come incestuosa, eliminando i sensi di colpa, le situazioni punitive, senza dare la minima concessione al mondo cattolico benpensante portoghese. Il romanzo ha poi un forte sottotesto politico, la bancarotta degli stati europei, che Botelho accentua come riferimento alla situazione odierna. C’è poi un eco delle discussioni filosofiche e scientifiche nei discorsi contemplativi e nella battuta “Darwin è una bestia”. Vi è poi un conflitto musicale, tra musica tedesca, emanazione dell’anima, e quella italiana, frutto della mente. Il regista utilizza così tanto Mozart quanto Verdi a sottolineare momenti diversi del film. Ma il conflitto centrale è quello visivo, sulla rappresentazione del reale, il conflitto tra naturalismo e impressionismo. La scrittura di Eça è una scrittura di luci e paesaggi. E il momento in cui scrive è quello in cui il naturalismo viene relegato alla fotografia, mentre la pittura, con l’impressionismo, va in un’altra direzione. Così il film Os Maias richiama continuamente questa antinomia. Si parla di naturalismo tra i commensali di una tavolata, mentre Botelho carrella sui piatti da portata, una natura morta. E ancora si parla più avanti di Velasquez come uno dei padroni del naturalismo.

Se Rohmer con La nobildonna e il duca incorniciava i suoi personaggi in un contesto digitale di fattura pittorica, Botelho con Os Maias realizza una fitta rete di richiami intertestuali e intermediali. E sembra voler comporre un manifesto contro il naturalismo, il cinema è finzione, falsità.

Info:
Il sito del Festival Internazionale del Film di Roma
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