Roma Termini

Roma Termini

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Come raccontare il dramma dei senza tetto? Ci prova l’esordiente Pampaloni nel documentario Roma Termini, presentato in Prospettive Italia. Storie di vita spezzata raccontate con mezzi esigui, grande cuore, ma pochi elementi espressivi che sappiano fornire una riflessione oltre all’indignazione generica che certamente suscitano.

Tutti i treni portano a Roma?

Roma Termini, stazione centrale di Roma, principale stazione d’Italia, seconda d’Europa. 480.000 passeggeri in transito ogni giorno. Tra tutte questa gente, nascosto in mezzo alla folla, vive un gruppo di uomini e donne per i quali la stazione non è un punto di passaggio, ma un luogo di vita dove cercare da mangiare, ripararsi, chiedere l’elemosina, barattare, nascondersi o dormire, quando si può. [sinossi]

Ci sono alcune realtà che sono immediatamente riconoscibili dallo spettatore quando vengono rappresentate sullo schermo: una è senz’altro il dramma dei senzatetto che si stanziano per lo più in luoghi deputati al transito temporaneo, come le stazioni di treni e metropolitane. Bartolomeo Pampaloni, all’esordio nel lungometraggio, sceglie come proprio oggetto di ripresa la Stazione Termini di Roma, esempio conclamato di emarginazione sotto gli occhi di chiunque.
Non è semplice per tali argomenti rifuggire dagli stereotipi, e in generale lo spettatore recepisce più rapidamente rispetto ad altri racconti se ciò che vede è autentico o meno (anche se paradossalmente sono veramente pochi i film nostrani – escludendo i reportage televisivi – che parlano dei senzatetto). La verità può essere ricercata per varie strade, Pampaloni in Roma Termini – presentato al Festival d Roma nella sezione Prospettive Italia – sceglie quella emotivamente più forte: videocamera incollata ai volti dei protagonisti, che mettono a nudo la loro sofferenza raccontandosi in modo fluviale. C’è anche la quotidianità, se così si può definire trattandosi di persone che ogni giorno non sanno davvero se e come andranno avanti, che è quella dell’elemosinare, c’è un barbiere che offre servizi dietro la stazione, qualcuno che porta da mangiare; ma in generale sono i racconti personali che vengono a galla, cioè la parola, ad essere il motore principale del film.

Le singole storie sono dure da digerire, e in un caso il regista si adopera in prima persona per aiutare uno dei senzatetto, ma qualcosa non convince a pieno in questo documentario. Inizialmente uno dei protagonisti confida guardando fisso in camera, come il suono ripetitivo degli annunci dei treni sia una delle cose che rendono più folle la permanenza in stazione. Un suggerimento eccellente in ambito cinematografico, che però Pampaloni non sembra cogliere a dovere: vi sono infatti poche tracce della caoticità della stazione, visiva e acustica, non c’è conseguentemente quella dimensione alienante che riguarda Roma e le città in generale.
Il paradosso contemporaneo, per cui nel luogo dove si è solo di passaggio, presi dalla frenesia della vita che è sempre altrove, vi sono invece persone che si fermano senza più possibilità di ripartire, è forse la caratteristica mancante di Roma Termini. In questo senso si tratta di un’occasione sprecata per Pampaloni – anche se il pubblico ha dimostrato di apprezzare al di là di tutto l’immediatezza di queste storie di vita, e non ci sarebbe da stupirsi della conquista di qualche premio – che possiamo giudicare, così in definitiva: molto cuore ma non altrettanta testa.
Il risultato che ne consegue è un’indignazione generica, destinata però a svanire presto in mancanza di ulteriori riflessioni sulla questione. Tuttavia ci sono due buone giustificazioni da considerare: una è la povertà dei mezzi, l’altra è la clandestinità delle riprese. Il film è stato infatti girato all’insaputa delle Ferrovie dello Stato che, secondo le parole di Pampaloni, non avrebbero accolto il film di buon grado, dato che la loro politica è di impedire la presenza dei senza fissa dimora all’interno della stazione. In queste condizioni appare un po’ più complicato attuare delle scelte stilistiche ben coordinate, senza poi dimenticare che si tratta di un esordio dietro la macchina da presa.

Info
Il sito del Festival Internazionale del Film di Roma.
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