Confession

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Presentato al Far East Film Festival 2015 di Udine, Confession di Lee Do-yun è un esordio interessante ma privo della necessaria compattezza narrativa, lontano da altre opere prime che hanno segnato le ultime stagioni del cinema sudcoreano.

Fratelli coltelli

Hyun-tae, In-chul e Min-soo sono amici sin dall’infanzia. Ora hanno un lavoro e una famiglia e la loro amicizia, fino ad ora salda, si sgretola quando la madre di Hyun-tae chiede a In- chul di incendiare la bisca che gestisce. La donna muore accidentalmente e nulla potrà essere come prima… [sinossi]

L’industria cinematografica sudcoreana vive dalla fine degli anni Novanta un periodo sorprendentemente fertile, a tratti straordinario. Si è indubbiamente affievolita la spinta della New Wave, trascinante nei primi anni Duemila, ma gli esordi alla regia si susseguono e non mancano le opere prime degne di nota. Sospinto da recensioni positive e generose, Confession di Lee Do-yun mette in mostra soprattutto un potenziale talento, più che un risultato finale pienamente convincente. Alla più che apprezzabile messa in scena, fatta di movimenti di macchina riflessivi e calibrati che sfruttano a dovere lo spazio scenico (la lunga sequenza nella bisca, nell’ufficio e nel retro), non corrisponde infatti una scrittura sufficientemente compatta: Lee Do-yun finisce per accumulare situazioni e personaggi di troppo, scivolando su alcune incongruenze (si veda, ad esempio, la gestione del personaggio dell’usuraio) e su un finale eccessivamente reiterato e dilatato.

Pur non proponendo nulla di nuovo e rimestando in temi consueti per il cinema sudcoreano, Confession riesce a coniugare i lati oscuri di un’amicizia apparentemente normale con una torbida e un po’ paradossale storia di frode e inganni, in una fatale catena di menzogne ed errori. Lo spessore umano dei tre protagonisti, amici fin dall’infanzia, e la catastrofica truffa della bisca sono il centro gravitazionale di una pellicola che avrebbe potuto evitare il prevedibile ricorso al flashback iniziale e finale: una cornice narrativa abusata e didascalica – sempre al Far East, fronte Corea del Sud, ritroviamo lo stesso espediente, ancor meno convincente, in Gangnam Blues di Yoo Ha. Alcuni snodi fondamentali sono risolti sbrigativamente e le stesse dinamiche affettive e interpersonali tra Hyun-tae (Ji Sung), In-chul (Joo Ji-hoon) e Min-soo (Lee Gwang-soo) appaiono in buona parte forzate, accelerate per stare al passo col drammatico precipitare degli eventi. Giocando di accumulo e perdendosi in qualche sottolineatura di troppo, Lee Do-yun finisce per appesantire una parabola morale che avrebbe avuto bisogno di un lavoro di sottrazione in fase di scrittura.

In estrema sintesi, Confession è un esordio interessante ma privo della necessaria compattezza narrativa, lontano da altre opere prime che hanno segnato le ultime stagioni del cinema sudcoreano. Aspettiamo comunque con interesse la prova successiva del giovane Lee Do-yun [1], ennesimo nome nuovo del cinema sudcoreano.

NOTE
1. Nato nel 1980, Lee Do-yun ha lavorato nei lungometraggi A Family (2004), See You After School (2006) e Hearty Pows 2 (2010), e ha diretto i cortometraggi We Trippers (2006) e Neighbor (2007).
INFO
Confession sul sito del Far East 2015.
La scheda di Confessione su KoreanFilm.
Il trailer originale di Confession.
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