L’oeil du cyclone

L’oeil du cyclone

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Raccontando la vicenda di un bambino soldato ormai diventato adulto e macchiatosi di crimini orribili, Sékou Traoré in L’oeil du cyclone evita le facili condanne e scava piuttosto nella psicologia dei personaggi fino a far emergere verità tutt’altro che scontate. Presentato alla 25esima edizione del Festival del Cinema Africano, d’Asia e America Latina.

“Scherzi” di un destino già scritto

Emma, avvocatessa di successo, accetta una causa già persa, la difesa di un ribelle, bambino soldato divenuto ormai adulto, che si è macchiato di crimini efferati. Le autorità vogliono giustiziarlo e si sta preparando un falso processo. Emma non si ferma davanti alle apparenze e vuole conoscere di più sulla vita di quell’uomo e sui crimini di cui si è macchiato. [sinossi]

Presentato in prima europea nella sezione eventi speciali “Flash” alla 25esima edizione del Festival del Cinema Africano, d’Asia e d’America Latina, L’oeil du cyclone di Sékou Traoré conquista lo spettatore fotogramma dopo fotogramma. Nella storia del cinema anche più recente alcune pellicole come Blood Diamond di Edward Zwick – che puntava il dito contro il commercio illegale di diamanti con cui si finanzia(va)no guerre civili – o il documentario Invisible Children diretto da Jason Russell, Bobby Bailey e Laren Poole hanno affrontato il grave problema dei bambini soldato nei paesi in via di sviluppo, ma raramente si è puntato l’occhio della macchina da presa su quel bambino divenuto adulto.
Lo sceneggiatore Luis Marques sviluppa ne L’oeil du cyclone proprio questo aspetto: sappiate, però, che nulla sarà mai completamente come immaginiamo, anche quando tutto sembrerà ovvio.
Un punto centrale di questo lungometraggio sta proprio nell’idea di partenza che cela in sé un proposito educativo: colui che è facilmente imputabile come il carnefice può e deve avere diritto a una difesa, eppure «nessuno vuole compromettersi coi ribelli». È qui che entra in azione l’avvocatessa di successo Emma Tou (Maimouna N’Diaye), che – come tutti – non nasconde le sue paure di fronte a chi viene descritto come un mostro non solo per gli atti di cui viene accusato, ma anche per gli atteggiamenti animaleschi («non parla, ringhia e sbava»). Anche lei perciò inizialmente non vuole avere a che fare con un caso così scottante, ma saranno soprattutto l’incontro con quell’uomo e la tenacia del suo assistente a farle intravedere le verità che ci sono dietro.

Le autorità, in realtà, stanno mettendo in scena un falso processo, a porte chiuse, ad eccezione di alcuni giornalisti ammessi così da far risaltare l’evento in tv e in radio, vestendo il tutto di una parvenza democratica. Grazie anche al montaggio (Isabelle Proust), Traoré sottolinea con semplicità ed efficacia i diversi poteri in campo, compresi il “quarto potere” e quello condizionante della famiglia, ma fino a che punto le cose andranno come previsto? Non possiamo rivelarvi troppo del plot tanto più considerato un colpo di scena inaspettato e che arriva come un pugno nello stomaco grazie all’abilità di regista e staff tecnico nel costruire un buon ritmo tenendo sempre desta l’attenzione dello spettatore.
Superficialmente si potrebbe pensare che sia l’argomento in sé il punto di forza e quasi una “furbata” che inevitabilmente attrae, ma ciò non sarebbe bastato senza la bravura degli interpreti e uno sviluppo della storia che cattura e immerge in dinamiche sociali e umane capaci di scandagliare un tema tanto delicato.

Adattamento cinematografico di uno spettacolo teatrale di grande successo, L’oeil du cyclone è un viaggio che va oltre quegli occhi rossi e liquidi di colui che è stato privato dell’infanzia e ha conosciuto solo l’odore della morte. Di chi si fa chiamare ancora Hitler Mussolini e a malapena ricorda il suo nome di battesimo. E di notte tornano a fargli visita i volti di uomini, donne, bambini e dei famigliari che hanno intercettato la sua strada di bambino soldato. C’è un momento in cui un operatore della Croce Rossa sottolinea ad Emma come questi uomini debbano essere quasi “resettati” dopo esser stati cresciuti così e l’attore che interpreta il ribelle, Fargass Assandé, è straordinario nel rendere, anche attraverso il gesto più impercettibile, la dicotomia tra la lucidità nel ricordare le missioni e la perdita di controllo.
Ci teniamo a precisarlo, L’oeil du cyclone va proprio contro la semplicistica divisione di buono/cattivo e quegli schemi solitamente applicati per incasellare una persona e affonda lo sguardo nella corruzione istituzionale e umana; ma, attenzione: non vuole proporsi come un’opera che giustifica chi ha commesso crimini efferati; prova piuttosto a scavare all’interno di alcuni meccanismi.
Il film di Sékou Traoré ci ricorda, d’altro canto, il diritto alla verità e lo fa senza facili moralismi…

Info
La scheda di L’oeil du cyclone sul sito del Festival Cinema Africano, d’Asia e America Latina.
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