The Voices

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Per il suo primo lungometraggio in lingua inglese, The Voices, Marjane Satrapi cambia lingua ma non il suo stile, firmando una commedia nerissima con varie contaminazioni di altri generi.

Mai dare retta al gatto

Segnato da un trauma infantile, Jerry cerca di integrarsi al meglio nella vita di tutti i giorni, tra lavoro, sedute di terapia e l’amicizia dei suoi animali domestici, un cane ed un gatto. Ma quando questi cominciano a consigliargli di far fuoriuscire il suo lato oscuro, le cose si complicano… [sinossi]

Era lecito porsi qualche domanda sul talento registico di Marjane Satrapi dopo l’esito tutt’altro che entusiasmante de La bande des Jotas, opera terza che segnava la separazione artistica da Vincent Paronnaud, con il quale la fumettista e regista iraniana trapiantata in Francia aveva firmato Persepolis e Pollo alle prugne. Da un lato, ci si poteva interrogare sul ruolo di Paronnaud nell’esito artistico dei primi due film, in particolare l’animato Persepolis (già il passaggio al live-action con Pollo alle prugne aveva registrato qualche ostacolo); dall’altro, sorgeva spontaneo il dubbio sull’abilità della Satrapi di riuscire a raccontare storie che, se non proprio autobiografiche, fossero almeno legate alla realtà del suo paese d’origine, e basate sulle sue creazioni fumettistiche. Il fatto che La bande des Jotas, a differenza dei due film precedenti, sia rimasto sostanzialmente relegato al circuito festivaliero (compresa la kermesse romana per quanto riguarda l’Italia), rappresenta un altro punto potenzialmente a sfavore della cineasta.

Per The Voices, presentato al Sundance nel 2014, la regista ha cambiato rotta: per la prima volta, firma un film in inglese, e con un cast di non poco conto a livello commerciale internazionale (Ryan Reynolds, che finalmente si riscatta dopo il fiasco di Lanterna verde, e le due presenze femminili maggiori Gemma Arterton e Anna Kendrick, senza dimenticare la sempre brava Jacki Weaver nei panni dell’analista del protagonista), e per la prima volta lavora con un copione non suo. La sceneggiatura di The Voices è difatti firmata da Michael R. Perry, un veterano di horror e fantascienza sia in televisione (American Gothic, Millennium, The Dead Zone) che al cinema (Paranormal Activity 2). Si deve verosimilmente a lui quella vena di humour nerissimo che attraversa tutta la pellicola, e che dà alla Satrapi un’occasione ghiottissima per riabbracciare le proprie radici artistiche: a livello cromatico e dell’utilizzo della luce non siamo troppo lontani da quello che potrebbe essere, anche sul piano del contenuto, un ottimo fumetto della EC Comics (o l’adattamento cartaceo del Creepshow di George Romero e Stephen King).

La regista procede a un ritmo sostenuto, inarrestabile nel suo desiderio di mescolare stili e generi, dal musical allo slasher, con anche una piccola parentesi animata per i titoli di testa. Il gioco rischia di non reggere fino in fondo, grazie ad un pre-finale meno folle del previsto, ma il risultato complessivo, spassoso e truculento, è all’altezza del meglio che il cinema di genere americano, complice una certa impronta europea, sia in grado di offrire. A impreziosire ulteriormente l’operazione è un Ryan Reynolds al massimo della forma, che oltre a interpretare il malcapitato Jerry presta anche la voce, nella versione originale, ai suoi due animali domestici: il cane Bosco (un vecchio texano dai toni rassicuranti) e il gatto Mr. Whiskers (scozzese e maleducato), un felino cinematografico di rara inaffidabilità, e per questo irresistibilmente carismatico.

Info
Il trailer di The Voices.
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