Lo scambio
di Salvo Cuccia
Tra salotti metafisici e interrogatori nei garage, Salvo Cuccia in Lo scambio mescola poliziesco e reali fatti di mafia, ma nel suo calderone gli ingredienti gli sfuggono di mano. In concorso al TFF 2015 e ora in sala.
Il commissario in salotto
Palermo, 1995. Una coppia inizia una giornata anomala. Lei è una quarantenne tormentata dal pensiero dei bambini mai avuti; lui un commissario di polizia dedito al proprio lavoro. Ha un autista che lo porta dappertutto, anche a interrogare un ragazzo che conosceva le due vittime di un omicidio. Volti, corpi e situazioni si alternano tra il mondo della donna, quello di un bambino rapito dalla mafia e quello del ragazzo interrogato. Poi tutto evolve e precipita, svelando i contorni di una storia da cui nessuno rimarrà immune.[sinossi]
Mentre da qualche anno si assiste ad un tentativo, da tempo auspicato, di resurrezione del poliziesco all’italiana, il documentarista Salvo Cuccia con Lo scambio ci propone un mafia movie insolito, che accorpa fiction e realtà ma salta in blocco le possibilità offerte dal cinema “di genere” per virare verso il dramma esistenziale e un poco originale gioco delle parti.
Protagonista del film è un commissario (incarnato dal valido Filippo Luna) che si divide tra il caso di due giovani assassinati in strada a Palermo e le sortite domestiche, dove tenta di confortare una moglie depressa e inerte (Barbara Tabita). La donna rimpiange il fatto di non aver avuto figli e si dispera per il rapimento di un ragazzino da parte della mafia. Ma il marito la rassicura: il piccolo è ancora vivo, lui lo sa. Siamo negli anni ’90 e la vittima in questione è il piccolo Giuseppe Di Matteo, ucciso nel 1996, due anni dopo il suo sequestro. Il caso destò scalpore all’epoca, oltre che per la giovane età del ragazzo, anche per il fatto che il suo corpo non è mai stato ritrovato, in quanto disciolto nell’acido.
Per la sua prima opera di finzione, Cuccia sceglie ritmi rarefatti, si concentra sui primi piani e sul mobilio, ci abbandona poi, insieme all’avvilita protagonista femminile, in un salotto borghese che si fa sempre più buio e infine metafisico, con tutte quelle piantane da terra accese nell’oscurità, che opprimono evidentemente la donna, gravata da un senso di colpa collettivo che non sa sanare. E quel lampadario poi, che la osserva dall’alto in una misteriosa inquadratura aerea e sotto al quale la ritroviamo più tardi, intenta a lucidare l’argenteria, di certo simboleggia un infausto presagio.
Galvanizzato di tanto in tanto da dialoghi in stile tarantiniano tra gli agenti/sgherri del nostro commissario, perfettamente in grado di disquisire di cucina anche nei momenti meno propizi, Lo scambio procede accumulando scene d’interni e brevi spostamenti in auto (spesso accompagnati da camera car dal basso), oscillando tra il poliziesco da camera e il melò – accuratamente trattenuto – da appartamento. Da Tarantino d’altronde Salvo Cuccia non ha ripreso certo lo stile, prediligendo invece quadri fissi o lunghi carrelli, sfocature dell’immagine e ralenty, avvolgendo poi il tutto in una fotografia grigiastra e raggelata.
Basti pensare che al momento di raffigurare l’irruzione dei poliziotti in una stanza d’albergo, il regista opta per la ritirata, fermandosi nel corridoio e qui carrellando, prima indietro, poi in avanti. Dopotutto un corridoio serve anche a questo.
Insomma non ci vuole molto a capire che in generale ne Lo scambio le cose importanti sono in ellissi o semplicemente fuori campo, mentre tutto il resto è sullo schermo.
Quanto all’innesto della realtà (i veri fatti di mafia degli anni ’90) in questa finzione poco avvincente, si può dire che resti una mera suggestione, priva di dialettica, per un esercizio di stile vessato da una certa naïveté e da un ritmo ascetico. Smarriti in tanta rarefazione, gli spettatori finiscono anestetizzati da un dispendio di inquadrature geometriche e vacue che alla fine dei giochi sembrano voler parlare dell’interscambiabilità di ruoli tra poliziotti e criminali. Una storia già sentita, cui Lo scambio non aggiunge nulla. Nell’avida ricerca del velleitario esercizio di stile, Cuccia scivola poi rovinosamente nel cattivo gusto, quando il rimestare della trippa al sugo sul fornello da parte della donna depressa viene assimilato al medesimo gesto compiuto però dai “criminali”, intenti a disciogliere un cadavere nell’acido.
A volte, al posto di un simbolismo che rischia di sfuggire di mano, è ben più auspicabile orientarsi verso una narrazione classica o sporcarsi le mani con le dinamiche del genere, persino con i suoi cliché. Il cinema, d’altronde, non vive solo di un insieme di ardite inquadrature.
Info
La scheda di Lo scambio sul sito del Torino Film Festival.
- Genere: drammatico, poliziesco
- Titolo originale: Lo scambio
- Paese/Anno: Italia | 2015
- Regia: Salvo Cuccia
- Sceneggiatura: Alfonso Sabella, Federica Cuccia, Marco Alessi, Salvo Cuccia
- Fotografia: Clarissa Cappellani
- Montaggio: Letizia Caudullo
- Interpreti: Barbara Tabita, Filippo Luna, Maziar Firouzi, Paolo Briguglia, Vincenzo Pirrotta
- Colonna sonora: Domenico Sciajno
- Durata: 96'
- Data di uscita: 23/06/2016
