Desconocido – Resa dei conti
di Dani de la Torre
Thriller d’azione dalla buona fattura tecnica, Desconocido segna l’esordio del regista spagnolo Dani de La Torre, in un prodotto che arranca quando cerca di farsi (scontato) spaccato sociologico.
Ultimo chiamante (s)conosciuto
Carlos, stimato direttore di banca, sta accompagnando i suoi figli a scuola quando riceve una sconvolgente chiamata: sulla sua macchina c’è una bomba, pronta ad esplodere se qualcuno di loro cercherà di scendere. Lo sconosciuto vuole che l’uomo, attraverso i suoi canali bancari, versi una ingente somma di denaro su un conto prestabilito… [sinossi]
Se la produzione spagnola di genere, nell’ultimo quindicennio, si è concentrata soprattutto sul filone del thriller/horror, recuperando quella che è una tradizione storica della cinematografia iberica, e trovando in nomi quali Jaume Balaguerò i propri autori di punta, un po’ in ombra è rimasto il filone del thriller urbano declinato su un piano più classicamente action. Desconocido – Resa dei conti cerca di colmare la lacuna presentando un impianto visivo, una struttura narrativa e un ritmo chiaramente mutuati dal cinema statunitense. Leggendo la trama dell’esordio alla regia di Dani de la Torre (classe 1975, già messosi in luce con alcuni cortometraggi, nonché con la regia della miniserie Mar libre) non si può non provare un senso palpabile di déjà-vu: vengono subito in mente esempi di thriller come il recente Locke, o prodotti di genere in cui l’accoppiata cellulare/automobile è al centro dell’intreccio, quali il meno ricordato Cellular (con relativo remake hongkonghese, Connected); o ancora (andando indietro di un paio di decenni) l’odissea urbana che coinvolse Keanu Reeves e Sandra Bullock nell’adrenalinico Speed, di Jan De Bont. Schegge di cinema ad alto budget che il regista spagnolo sembra aver ben studiato, e metabolizzato, per confezionare questo suo esordio. Così come, degli appena ricordati esempi, Desconocido sembra aver assorbito l’essenzialità narrativa, la concentrazione degli spazi e i tempi serrati del racconto.
Lo script del film, in realtà, sembra avere l’ambizione di puntare più in alto, ricollegandosi a un recente scandalo nazionale (quello delle participaciones preferentes, prodotto finanziario ad alto rischio venduto da alcune banche senza una corretta informazione) e imbastendo una riflessione sul potere degli istituti di credito, e più in generale sulla rapacità dell’alta finanza, con le sue drammatiche ricadute sulla vita degli individui. La mente corre subito all’analogo caso italiano delle obbligazioni subordinate, e alle discussioni politiche (tuttora in corso) che la vicenda ha generato; e viene da pensare che molto difficilmente il nostro cinema avrebbe tratto un prodotto di genere da un soggetto simile. Considerazioni che in fondo ci fanno accostare al film di De la Torre con una buona predisposizione.
Non si può non sottolineare, tuttavia, che è proprio laddove l’esordiente spagnolo gioca la carta dello studio socio-psicologico, dell’esplicito rovesciamento vittima/carnefice, delle digressioni sull’onnipresenza dei poteri finanziari, e sulla loro pervasività, che il suo film si rivela più debole. De la Torre non è Michael Mann, e la sua regia (pur tecnicamente pregevole) non ha quella carica “umanista” che gli consente di parlare del presente prescindendo dalla verosimiglianza dello script. Ed è proprio quest’ultimo, nel caso di questo thriller, a risultare deficitario laddove cerca di alzare il tiro.
Il sottotesto sociologico di Desconocido è tanto scoperto ed esplicito (già dalla presentazione dei personaggi) da risultare scontato, e anche un po’ qualunquista. Non ci si libera, guardando il film, dalla sensazione che lo script sia stato concepito partendo da un’idea di fondo decontestualizzata (una famiglia in pericolo chiusa in un automobile, impossibilitata ad uscirne) e che in seguito i personaggi abbiano assunto la veste con cui vengono presentati. In fondo, se il protagonista (un comunque valido Luis Tosar) non fosse stato un direttore di banca, e il suo persecutore un ex cliente, il film avrebbe funzionato ugualmente. Forse meglio, azzardiamo. Abilissimo nel tenere alta la tensione, grazie anche ad un ottimo uso del montaggio (premiato col Goya, così come il sonoro), De la Torre deve capitolare quando i confronti dialettici tra il protagonista e la sua nemesi si spostano sul piano più patetico. Lì, nel tentativo di umanizzare quella che (per tre quarti di film) è una mera voce al telefono (resa tra l’altro, nella versione italiana, con un doppiaggio fin troppo piatto), nel programmatico e prevedibile rovesciamento che la sceneggiatura opera, la tensione subisce una brusca frenata. Il fastidioso sentore di posticcio, e di costruito a tavolino, che emerge da alcuni dei dialoghi (ivi compreso il debolissimo subplot che coinvolge la moglie del protagonista) si accompagna a una riflessione, e a una morale, che restano a livello di estemporanei discorsi da bar.
Il film di De la Torre, sul piano meramente tecnico, resta comunque una buona macchina da tensione, che sfrutta in modo intelligente la peculiarità dei suoi spazi (il chiuso di un’automobile, l’uso frequente di primi e primissimi piani a sottolineare, visivamente, il crescere della tensione) e fa un interessante uso dello spazio urbano: luogo della quotidianità materialmente vicino, dall’aspetto ingannevolmente rassicurante quanto, per il protagonista e le sue figlie, potenziale tomba a cielo aperto. Le intuizioni di regia che il film vede disseminate lungo la sua durata (tra queste, un pregevole piano sequenza nell’ultima parte, a introdurre un personaggio che si rivelerà fondamentale) rivelano un cineasta che potrà ancora dire la sua. Senza le sue velleità, o in alternativa con una loro trasformazione più puntuale (e meno pretestuosa) in racconto, questo Desconocido sarebbe stato probabilmente un prodotto migliore. Così com’è, resta intrattenimento di buona fattura, prima testimonianza di un esordiente da tenere d’occhio.
Info
Il trailer di Desconocido su Youtube.
- Genere: thriller
- Titolo originale: El desconocido
- Paese/Anno: Spagna | 2015
- Regia: Dani de la Torre
- Sceneggiatura: Alberto Marini
- Fotografia: Josu Inchaustegui
- Montaggio: Jorge Coira
- Interpreti: Abel Valis, Antonio Mourelos, Braulio Vilches, Camila Bossa, Carolina Vázquez, Dani Currás, Elvira Mínguez, Fernando Cayo , Fran Peleteiro, Goya Toledo, Javier Gutiérrez, José Barato, Luis Tosar, Luis Zahera, María Mera, Marco Sanz, Mateo González, Paula del Río, Ricardo de Barreiro, Rubén de Marina
- Colonna sonora: Manuel Riveiro
- Produzione: Atresmedia Cine, La Ferme Productions, Televisión de Galicia, Vaca Films
- Distribuzione: Satine Film
- Durata: 102'
- Data di uscita: 31/03/2016




















Locke