Nostalgia della luce

Nostalgia della luce

di

Dopo La memoria dell’acqua arriva in sala anche il precedente documentario di Patricio Guzmán, Nostalgia della luce. Una riflessione sul passato, sulla memoria, sullo spazio e sull’umano, emotivo e straziante. Un’opera preziosa.

Polvere di stelle

Nel deserto di Atacama, in Cile, sono installati i telescopi più potenti del mondo. Mentre gli scienziati esplorano le immensità del cielo, gli archeologi sondano il terreno alla ricerca delle tracce delle popolazioni precolombiane. Tra gli uni e gli altri si aggira un terzo fronte di ricerca: i parenti dei desaparecidos massacrati sotto il regime di Pinochet, a caccia dei resti dei loro cari. [sinossi]

Una settimana fa La memoria dell’acqua, ora Nostalgia della luce; per una scelta distributiva (di I Wonder Pictures) tra l’illuminato, il bizzarro e il grottesco lo spettatore italiano, che per decenni ha ignorato l’esistenza di Patricio Guzmán, ora si ritrova a portata di mano gli ultimi due film del documentarista cileno. Come sempre è doveroso utilizzare il condizionale, visto che lo sparpagliamento di copie nelle sale è tutt’altro che capillare e i film rimangono in programma solo per pochi giorni, ma si tratta in ogni caso di un’occasione da annotare con cura. Chissà che un passo in questa direzione non spinga anche al recupero delle opere precedenti di Guzmán, a partire ovviamente dall’indispensabile La batalla de Chile, monolite in tre parti che tra il 1975 e il 1979 si inserisce come una lama rovente nel corpo martoriato del Cile sotto scacco del golpe fascista ordito dal generale Augusto Pinochet.

A distanza di quasi quaranta anni dai tragici eventi che posero fine al governo democraticamente eletto di Salvador Allende e della Unidad Popular (Nostalgia della luce trova una distribuzione in Italia sei anni dopo la sua effettiva realizzazione: meglio tardi che mai!), il Cile appare all’occhio straniero un paese pacificato e democratico.
Guzmán, con un’ostinazione emotiva e politica, continua a puntare l’occhio su ciò che si è fatto via via sempre più trasparente, fino a diventare pressoché invisibile. La frantumazione della Patagonia, arcipelago distrutto e abbandonato la cui popolazione ha subito uno sterminio scientifico quanto occulto (fulcro della narrazione ne La memoria dell’acqua) ha un contraltare cinque anni prima nel deserto di Atacama, protagonista assoluto di Nostalgia della luce. Dallo scrosciare incessante e impetuoso dell’acqua, fonte di vita e di collegamento tra le persone – e i luoghi – si passa dunque al totale annullamento di ogni forma di vita. Il deserto di Atacama è il più asciutto del mondo; un non-luogo, inospitale e spoglio, deposto, praticamente morto allo sguardo umano, che nasconde in sé molte memorie, e molte storie. La quasi totale assenza di umidità del deserto (protetto da un lato dalle Ande e dall’altro dalle alture del litorale, e attraversato dalla “corrente di Humboldt”) rende più facile vedere le stelle: per questo è diventato uno degli osservatori astronomici più importanti dell’America, e del mondo.

Partendo dall’universale, nel vero senso della parola, Guzmán arriva una volta di più a raccontare l’umano, il particolare. L’immensamente grande diventa specchio (e preconizzatore, forse) dell’immensamente piccolo; in fin dei conti tutto è già storia, come quegli astri celesti che altro non sono che l’immagine ancora impressa di pianeti e asteroidi che oramai non sono più nulla, se non pulviscolo. Oscura materia, come le civilità precolombiane e come la Storia del Cile di Pinochet; una volta di più Nostalgia della luce cerca di illuminare la memoria dolorosa di un evento traumatico e barbarico, che non ha spiegazione alcuna nella natura, ma solo nella pervicace volontà di esercitare il potere propria degli uomini. Il deserto di Atacama, così come l’oceano Pacifico de La memoria dell’acqua, è uno dei luoghi deputati dal regime per nascondere i cadaveri dei prigionieri politici, gettati via come immondizia dopo essere stati torturati a morte. C’erano dei campi di prigionia, nel mezzo del nulla, ed è per questo che alcune donne si ostinano ancora a cercare i resti delle vittime, per poterle finalmente seppellire. Per poter piangere. Per poter elaborare un lutto che è il lutto di un’intera nazione, di un popolo affranto e sconfitto.
Il cinema di Guzmán è un’àncora di memoria, un appiglio per difendersi dal terrore della dimenticanza, quella che affligge con la malattia Anita, e quella che rischia di cogliere di sorpresa anche tutti gli altri. Ricordare, foss’anche come l’ombra di ciò che fu una stella, è un dovere al quale l’uomo non può sottrarsi. Un dovere per se stessi e per i propri simili. Attraverso un percorso emotivo prima ancora che strettamente documentario, Nostalgia della luce squarcia il velo della cecità storica e propone una volta di più la vita, per quanto sbrindellata, smembrata e disillusa. Un’opera preziosa.

Info
Il trailer di Nostalgia della luce.
  • nostalgia-della-luce-2010-patricio-guzman-05.jpg
  • nostalgia-della-luce-2010-patricio-guzman-04.jpg
  • nostalgia-della-luce-2010-patricio-guzman-03.jpg
  • nostalgia-della-luce-2010-patricio-guzman-02.jpg
  • nostalgia-della-luce-2010-patricio-guzman-01.jpg

Articoli correlati

  • Interviste

    patricio-guzmanIntervista a Patricio Guzmán

    Orso d’Argento per la miglior sceneggiatura all’ultima Berlinale con La memoria dell'acqua, il documentarista cileno Patricio Guzmán ha legato indissolubilmente la sua opera all’esperienza drammatica del golpe e della dittatura di Pinochet. Abbiamo incontrato Guzmán a Bologna, durante il Biografilm Festival che gli ha dedicato un omaggio.
  • In sala

    La memoria dell’acqua

    di Orso d'Argento alla Berlinale per la miglior sceneggiatura e vincitore dell'undicesima edizione del Biografilm, La memoria dell'acqua è il nuovo film del cileno Patricio Guzmán, che ancora una volta sprofonda il suo cinema tra Allende e Pinochet, anche nel contesto di un documentario sull’acqua.
  • Trieste 2019

    Kobarid RecensioneKobarid

    di Presentato nel concorso documentari del Trieste Film Festival 2019, Kobarid di Christian Carmosino Mereu è un film elegiaco che evoca le voci dei soldati che parteciparono a uno dei più grandi massacri bellici quale la battaglia di Caporetto.
  • Solothurn 2019

    Islander RecensioneIslander

    di C'è un legame tra l'isola sperduta di Robinson Crusoe e la Svizzera. A raccontarcelo è il regista Stéphane Goël nel documentario Islander presentato al Solothurner Filmtage 2019.
  • Cannes 2019

    La cordillera de los sueños RecensioneLa Cordillera de los sueños

    di Nuovo tassello sulla memoria - fisica e culturale - del suo paese da parte del cineasta cileno Patricio Guzmán, La Cordillera de los sueños - presentato fuori concorso a Cannes - cerca di recuperare identità privata e pubblica a partire dalla immane e immutabile bellezza della catena montuosa andina.

COMMENTI FACEBOOK

Commenti

Lascia un commento