Jerry 8 e 3/4

Jerry 8 e 3/4

di

Acrobazie e onomatopee, ipercromismi pop art e metacinema: torna a risplendere sugli schermi de Il Cinema Ritrovato Jerry 8 e 3/4, uno dei gioielli della filmografia di Jerry Lewis.

Quando il trasformismo è un’esigenza

Un celebre comico muore in un incidente aereo. Per continuare a portare a casa la pagnotta, i suoi manager decidono di creare un sostituto. Scelgono (a caso) il fattorino di un albergo, un bravo ragazzo chiamato Stanley, piuttosto imbranato e ridicolo, e gli inculcano l’arte della risata. Ma con lui tutti i segreti del mestiere fanno cilecca: gli manca la scintilla, il dono della comicità… [sinossi]

Corpo e suono. Sono questi gli essenziali strumenti del mestiere di un attore-performer come Jerry Lewis, erede delle acrobazie slapstick dell’epoca del muto e al tempo stesso scaltro utilizzatore delle possibilità del sonoro, attraverso l’elaborazione di un linguaggio ricco di onomatopee, parole smozzicate, nervose, perfettamente accordate allo strumento corporeo, a sua volta un crogiolo di tic incontrollati, figli di un’improvvisazione jazz perpetua dai risvolti imprevedibili.
È davvero un piacere audiovisivo al tempo stesso avvolgente e stridente quello che si prova nel riscoprire sugli schermi de Il Cinema Ritrovato 2016 una pellicola come The Patsy (in italiano Jerry 8 e 3/4, 1964) scritta e diretta, oltre che interpretata, da uno Jerry Lewis come al solito irrefrenabile, ma anche perfettamente in grado di riflettere sul cinema, i suoi ingredienti, il suo meccanismo.

Inserito all’interno della sezione Technicolor & co. per via dei suoi colori smaglianti, perfettamente percettibili dall’ottima copia in 35mm mostrata a Bologna, il film innesca i suoi fuochi d’artificio – cromatici e attoriali – a partire da una vicenda degna delle pagine di Hollywood Babilonia: un comico di successo è deceduto in un incidente aereo in Alaska. No, non si fa così, non si muore in maniera eclatante e senza eredi, lasciando il proprio entourage a sbrigarsela con le spese del funerale, senza nemmeno più la prospettiva di un lavoro ben remunerato. Ecco allora che la squadra di manager, sceneggiatori, assistenti e quant’altro si ritrova vestita a lutto (un doppio lutto a dirla tutta: per il caro estinto, ma anche per il proprio portafoglio) nella suite di un albergo a meditare il da farsi, quando al più scaltro di loro (un Peter Lorre qui alla sua ultima apparizione sul grande schermo) viene l’idea del secolo: prendere il primo venuto e trasformarlo in un comico di successo. E il primo venuto in questo caso è l’impacciato fattorino dell’albergo Stanley Belt (Jerry Lewis), pronto ad entrare in scena combinando disastri pirotecnici con il suo vassoio di champagne, per proseguire poi senza sosta nel corso del suo apprendistato comico, animato da una frenesia distruttiva che non fa sconti a nessuno, specie al cinico meccanismo dello show business.

È Hollywood il bersaglio nel mirino di Jerry Lewis, la sua crudeltà endemica, l’insopprimibile piacere necrofilo, ma anche quella magia, figlia di trucchi da quattro soldi che forse chiunque può imparare, e che funzionano sempre. Un po’ pacchiano e forzato, il titolo italiano del film, quel Jerry 8 e 3/4 che vuole riecheggiare il successo dell’8 e 1/2 felliniano sollecita però di certo da subito nello spettatore quella riflessione sul cinema che Lewis sospinge qui verso una satira sferzante, che nel raccontare la storia di un povero ingenuo manipolato da dei pigmalioni senza scrupoli, sfodera nel suo incedere non poca cattiveria.
Lo Stanley Belt incarnato dal regista è una sorta di Forrest Gump ante litteram, non ha all’apparenza alcun talento, si fa abbindolare facilmente, non si cura più di tanto del fatto che nessuno voglia stringergli la mano (la gag si replica più volte e accentua il patetismo correlato al personaggio), appartiene insomma a quella vasta galleria di figure emblematiche che costellano il cinema e la letteratura statunitensi, dotate di candore e di un’espressione attonita, pronte a capovolgere però una situazione di svantaggio nell’occasione di una vita, a trasformare la loro temporanea passività in una nuova forma di controllo e dominio della situazione.
Ma al di là di come vada poi a finire questa storia, se sposi o meno le stesse dinamiche che pare per larga parte voler demolire, quello che conta sta nel mezzo, nella lotta perenne, esplosiva, anarchica che il corpo attoriale di Lewis ingaggia contro tutto e contro tutti, dove non si salvano mobili, suppellettili, pareti, soffitti, cattivi maestri incartapecoriti, manager spietati e inamidati.

Si susseguono gag surrealiste e dadaiste, lo sberleffo del clown si scaglia contro ogni tipo di autorità, il suo talento per l’acrobazia ben si sposa con ipercromatismi in stile pop art e con le comparsate di celebrity del tempo, come la temibile regina del gossip Hedda Hopper, il presentatore televisivo Ed Sullivan, il re del gangster movie George Raft. Tutto converge poi, rapido e senza sosta, verso un finale sorprendente, dove Lewis, risalendo alle origini della propria stessa arte, va a cimentarsi in un’esibizione di trasformismo alla Leopoldo Fregoli e poi, di fronte ad uno specchio, varca infine la quarta parete per svelarci il set, con la sua finzione. Perché il mondo dello spettacolo, ce lo hanno già detto tante volte ormai, sarà anche fasullo, talvolta tetro e crudele, ma a noi, avidi spettatori, continua a piacere lo stesso.

Info
La scheda dedicata a Jerry 8 e 3/4 (The Patsy) sul sito de Il Cinema Ritrovato.
  • jerry-8-e-4-3-1964-jerry-lewis-01.jpg
  • jerry-8-e-4-3-1964-jerry-lewis-02.jpg
  • jerry-8-e-4-3-1964-jerry-lewis-03.jpg
  • jerry-8-e-4-3-1964-jerry-lewis-04.jpg
  • jerry-8-e-4-3-1964-jerry-lewis-05.jpg
  • jerry-8-e-4-3-1964-jerry-lewis-06.jpg
  • jerry-8-e-4-3-1964-jerry-lewis-07.jpg
  • jerry-8-e-4-3-1964-jerry-lewis-08.jpg
  • jerry-8-e-4-3-1964-jerry-lewis-09.jpg

Articoli correlati

  • Festival

    il-cinema-ritrovato-2016Il Cinema Ritrovato 2016

    Otto giorni con quattrocento film suddivisi in una ventina di sezioni, dei quali oltre centocinquanta muti, accompagnati da musicisti e compositori. Dal 25 giugno al 2 luglio, i capolavori della storia del cinema a Bologna...
  • Festival

    Il Cinema Ritrovato 2016 – Presentazione

    Trenta candeline per il Cinema Ritrovato di Bologna che si appresta ad accogliere ancora per otto giorni, dal 25 giugno al 2 luglio, i capolavori della storia del cinema.

COMMENTI FACEBOOK

Commenti

Lascia un commento