Stella Dallas
di Henry King
Melodramma dedicato all’amore materno e al suo potere imperituro, Stella Dallas di Henry King è tornato a commuovere dagli schermi de Il Cinema Ritrovato 2016, dove è stato proiettato con la lanterna a carbone.
Madre coraggio
Figlia di un operaio, Stella sposa Stephen Dallas, un uomo molto al di sopra della sua condizione sociale. Fa di tutto per elevarsi al suo rango, ma viene tradita dalla sua preferenza per la birra, i cappelli piumati e gli scherzi di bassa lega. Ben presto il suo matrimonio con Stephen esiste solo di nome, e la coppia inizia a vivere separata. L’unica prova della loro breve unione è la figlia Laurel, che ha ereditato la raffinatezza del padre. Stella adora sua figlia, ma involontariamente la danneggia, a causa del suo cattivo gusto e delle abitudini non proprio signorili. Il suo amore di madre la spingerà verso una scelta difficile… [sinossi]
Il sacrificio di una madre. Difficile immaginare argomento più straziante, specie se declinato attraverso i codici ben oliati del melodramma. Quella di adattare per il grande schermo Stella Dallas, bestseller di Olive Higgins Prouty edito nel 1923, era certo un’occasione che l’industria hollywoodiana non aveva alcuna intenzione di lasciarsi sfuggire e pertanto ecco che nel 1925 vide la luce l’omonima pellicola diretta da Henry King, riproposta ora a Il Cinema Ritrovato 2016 in una suggestiva proiezione con la lanterna a carbone, rigorosamente en plein air e con proiettore fumante. Accompagnata dalla splendida partitura eseguita al pianoforte da Stephen Horne e all’arpa da Elizabeth-Jane Baldry, la visione di Stella Dallas ha rivelato al pubblico del festival bolognese la potenza imperitura di una storia che non a caso è stata poi trasposta sullo schermo in altre due occasioni: nel 1937 con Amore sublime, prima versione sonora diretta da King Vidor con Barbara Stanwyck, e in tempi più recenti, nel 1990, con Stella di John Erman, protagonista Bette Midler.
L’amore materno, al centro di questa storia, è d’altronde un argomento che travalica agilmente i decenni così come le innovazioni tecnologiche della settima arte, e la versione di King mostrata a Bologna, in particolare, può contare su un “effetto speciale” a dir poco strabiliante: l’interpretazione di Belle Bennett nel ruolo di Stella. Attrice proveniente dal mondo circense (era stata trapezista nel circo paterno), la Bennet regala sfumature sorprendenti al personaggio, oscillando tra la clownerie e il melodramma classico, tra momenti di un trasformismo quasi giocoso e altri capaci di assestare dure stilettate al cuore dello spettatore.
Tutto ha inizio quando l’altolocato Stephen Dallas vede sfumare il suo matrimonio con la pari grado Helen Morrison (Alice Joyce), a causa del poco provvidenziale (e di certo inaccettabile in alta società) suicidio del padre. Ricco, depresso e annoiato, Dallas si rifugia in provincia e inizia a frequentare la casa della vivace Stella, figlia di un operaio. Stella ha tutto ciò che manca a Stephen, è vivace, spontanea, ama la vita e i divertimenti che questa offre, per lui innamorarsene è facile, quasi taumaturgico. Dopo il matrimonio, la ragazza fa di tutto per adattarsi al suo nuovo grado sociale, ma la sua propensione per abiti vistosi, cappellini piumati, gestualità esagitate e infine l’amicizia con un volgare fantino, la rendono una outsider difficile da inglobare nell’alta società dell’epoca. Anche la nascita di una figlia, l’amatissima Laurel, non riesce a salvare il matrimonio, né a cambiare Stella e le sue abitudini di vita. Quando Stephen ottiene un ambito lavoro a New York, la donna, consapevole della fine della loro unione, decide di non seguirlo, restando da sola a crescere la bambina. Una volta adulta, Laurel rivelerà di possedere l’eleganza e la sobrietà paterne e, quando poi incontrerà un bel giovane di alto lignaggio (un giovanissimo Douglas Fairbanks Jr.), Stella deciderà di farsi da parte. Tra l’altro, l’antico amore del marito è tornato disponibile per via di una provvidenziale vedovanza, e Laurel può finalmente avere la famiglia “per bene” che più le si addice.
Storia esemplare d’amore e sacrificio, Stella Dallas è un film che ci parla di una società americana ossessionata dalle differenze di classe, pronta a puntare il dito contro chi non obbedisce a determinati canoni di buona creanza. La nostra Stella avrebbe potuto essere una novella Cenerentola o una Pretty Woman ante litteram, invece finisce stritolata da una realtà sociale gretta e meschina, governata da un capitalismo galoppante che si regge su regole ferree e spietate, ed è incapace di comprendere e assimilare la sua eccentricità. L’immagine, l’apparire sono i motori immobili di questa tragedia e non è un caso che la regia di Henry King decida di chiudere il film con una invenzione di regia di grande forza e altrettanta crudeltà: la nostra Stella si ritrova ad osservare quel mondo cui non ha mai avuto realmente accesso da una lustra finestra, tutto le appare come in una sorta di schermo cinematografico che celebra se stesso, il suo potere imperituro. A lei, così vivace e ipercinetica, non resta, come a noi spettatori, che guardare dall’oscurità della strada la luce di questo schermo, i suoi futili eppure ammalianti lustrini. E anche noi non abbiamo poi molta scelta: meglio estrarre il fazzoletto d’ordinanza, la tragedia è compiuta.
Info
La pagina dedicata a Stella Dallas sul sito de Il Cinema Ritrovato.
- Genere: drammatico, muto
- Titolo originale: Stella Dallas
- Paese/Anno: USA | 1925
- Regia: Henry King
- Sceneggiatura: Frances Marion
- Fotografia: Arthur Edeson
- Montaggio: Stuart Heisler
- Interpreti: Alice Joyce, Belle Bennett, Douglas Fairbanks Jr., Jack Murphy, Lois Moran, Maurice Murphy, Ronald Colman, Vera Lewis
- Produzione: The Samuel Goldwyn Company
- Durata: 120'









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