Durchbruch Lok 234

Durchbruch Lok 234

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Ben oltre la drammatizzazione della storia vera di Harry Deterling lanciato a tutta velocità con la sua locomotiva al di là della cortina di ferro, Durchbruch Lok 234 fa riflettere, a 53 anni dalla sua realizzazione, su quale fosse lo sguardo della Repubblica Federale Tedesca sulla DDR. Fra gli ultimissimi lavori di Frank Wisbar, a sua volta esule durante il nazismo, su cui il Mille Occhi di Trieste continua il lavoro di riscoperta.

Go West

Il ferroviere Harry Dölling vive con sua moglie Ilse e i suoi tre figli a nord di Berlino. Quando il figlio maggiore di Harry viene spinto da un suo insegnante a denunciare il papà di un suo amico, Dölling decide che il suo futuro e quello della sua famiglia non possono più continuare nel socialismo, e quindi progetta di raggiungere Berlino Ovest oltrepassando il confine alla stazione di Albrechtshof con un convoglio passeggeri… [sinossi]

Sono molteplici e molto differenti i livelli con cui si può leggere, a 53 anni dalla sua realizzazione, un film come Durchbruch Lok 234, l’ultimo lavoro per il cinema di Frank Wisbar proiettato al Festival I Mille Occhi nella raggiante copia 16mm di proprietà della Bundes-Archiv-Filmarchiv. E non è certo la prima volta, dopo la rassegna personale dello scorso anno (fra cui il capitale Anna und Elisabeth, 1933), che l’opera di Wisbar incrocia gli schermi della kermesse triestina, questa volta nell’ambito di Beloved and Rejected, la retrospettiva a cura di Olaf Möller sul cinema tedesco postbellico che continua – e continuerà ancora in giro per l’Europa fino al prossimo Cinema Ritrovato di Bologna – il prezioso lavoro di (ri)scoperta intrapreso a Locarno.
La prima e più semplice chiave di lettura di Durchbruch Lok 234 è la sua drammatizzazione di (più d’)una storia vera. Nel ’61, due anni prima della realizzazione del film, l’ingegnere ferroviario della Germania Est Harry Deterling fuggì nell’Ovest Federale lanciando il treno a tutto vapore anziché fermarsi alla stazione di confine di Albrechtshof, sfondando le recinzioni e sfidando le pallottole delle sentinelle. Sarebbe però limitativo, pur rimanendo questo episodio la principale fonte d’ispirazione del film, considerare l’Harry Dölling messo in scena da Wisbar come un “semplice” alter ego di Deterling intriso di una contestualizzazione familiare e sociale, visto il secondo ed evidente parallelismo con un’altra biografia, quella dello stesso regista costretto nel ’38 a fuggire negli Stati Uniti per non sottomettersi all’ideologia nazista e tornato in (quel che rimaneva della) Germania solo negli anni Cinquanta. E fu proprio negli anni americani, spartiti fra B-movies e nostalgia, che Frank Wysbar cambiò cognome in Wisbar, evidenziando in questo modo ancor di più il suo sentirsi ospite, il suo sentirsi fuori luogo o senza più un luogo, e di riflesso la sua ricerca dell’heimat, quella necessità intima e tipicamente teutonica di sentirsi a casa, resa in quegli anni impossibile da una costante fuga e dal mondo in continuo stravolgimento.

Perché a rendere importante il recupero di Durchbruch Lok 234, prima ancora dei legami con le proprie ispirazioni narrative, è la sua contestualizzazione storica e politica. Siamo nella Germania occupata e divisa del dopoguerra, che ancora nei primi anni Sessanta del film, e in realtà fino a oltre la caduta del Muro nell’89, portava in seno tutti i paradossi dell’incomunicabilità fra le due metà di Berlino. Spartita fra il blocco sovietico e quello occidentale, la Germania ai tempi di Durchbruch Lok 234 era un Paese ferito e ancora in formazione, fatto di milioni di persone che non sapevano più in che Stato riconoscersi. “Mio figlio è di là”, dice l’anziana signora alla stazione indicando l’“altra” Germania, quella irraggiungibile anche negli affetti, da una parte o dall’altra del Muro, da una parte o dall’altra del filo spinato, da una parte o dall’altra delle torri di guardia con l’ordine di sparare a chiunque avesse provato a passare. Quello di Wisbar, in questo senso, può essere visto come un heimatfilm (auto)biografico, che sostituisce alla classica ambientazione rurale del genere il mondo su rotaia delle ferrovie tedesche dell’est, e alla donna contesa quel tragitto così vicino al confine, sogno di una vita migliore: il protagonista, impermeabile al pensiero “statale” e ormai svuotato di ogni reale senso di appartenenza, a Ovest vuole trovare prima di tutto se stesso, la propria libertà di scegliere, la propria libertà di pensare, scevro dalle imposizioni (“Credo in Dio, non nel Partito”) che lo portano ad avere paura del proprio stesso figlio, a sua volta esposto quotidianamente al lavaggio del cervello da parte degli insegnanti ed encomiato per aver tradito, in piena buona fede per avere “solo detto la verità”, il padre di un amico reo di “guardare la televisione dell’Ovest”.

Durchbruch Lok 234 è depressione che diventa sogno, è fuga che diventa avventura, è una locomotiva che diventa un ariete lanciato contro le imposizioni. È crisi, è alcolismo, è toccare il fondo per ripartire, sono le ore di straordinario per riconquistare la fiducia dei capi e avere così l’occasione di cambiare la propria vita, quella dei familiari, quella degli amici più stretti. Sono le alleanze più insperate, sono gli interventi acrobatici per stringere i bulloni della locomotiva e far riacquistare la pressione necessaria alla caldaia, sono gli sbuffi del vapore che si fanno largo nello sferragliare delle ruote, sono le raffiche di mitra sul convoglio che precedono la felicità per avercela fatta. Ma Durchbruch Lok 234, va detto, sono anche i limiti ideologici di un film che rimane spesso invischiato nella trappola della retorica semplicistica del lavoratore sfruttato e represso che vede l’altra parte del confine come la terra promessa, agognando la libertà da una società in cui tutti gli uomini di potere sono dipinti come ottuse pedine incapaci di pensare al di là della rigida applicazione dei regolamenti, come automi anaffettivi, come rotelle di un sistema totalizzante e annichilente. Immagine non del tutto dissimile dalla realtà dittatoriale, è vero, ma il film di Wisbar nel portarla sullo schermo esagera, estremizza e banalizza, dipingendo quello che era il Purgatorio Est come l’Inferno e quello che era il Purgatorio Ovest, senza dubbio migliore ma pur sempre un Paese fra vergogna e ricostruzione, come il Paradiso.

A partire dal racconto in casa di un maestro che insegnerebbe agli allievi come non si debba provare pena per gli arrestati politici perché “grazie al carcere rinsaviranno tornando ai giusti ideali”, per passare a un capoturno delle ferrovie che vieta le tratte di confine ai macchinisti sospettati di non essere perfettamente allineati al Partito a causa di una sola frase detta in passato, fino ai poliziotti a bordo del convoglio che ritirano il caviale e i documenti pregustando già l’interrogatorio al possibile contrabbandiere senza minimamente immaginare il piano di espatrio, il film calca la mano sulle limitazioni e sull’ottusità di stampo sovietico, rompendo per lunghi tratti gli argini del didascalismo.
Eppure, nonostante i suoi limiti di scrittura e nella lettura di una complessità politica di fatto ridotta a “buoni” e “cattivi”, oppure “uomini pensanti” e “macchine”, Durchbruch Lok 234 non è un film di propaganda anticomunista: non c’è reale politica al suo interno al di là di una foto di Lenin, non c’è reale economia al di là del sogno di una pelliccia, i tedeschi della DDR vogliono espatriare in Repubblica Federale non per reale interesse nei confronti del mondo capitalista, ma solo perché dall’altra parte “c’è la libertà”, ideale utopico e idealizzato che diventa l’unica speranza. La stessa del giovane Wisbar (o meglio, Wysbar) in partenza quasi vent’anni prima per gli Stati Uniti. E non è difficile immaginare come, nello spettatore tedesco del tempo e nelle intenzioni dell’autore, una messa in scena così accurata delle privazioni della libertà di pensiero e di parola a Est risvegliasse nella memoria i tempi ancora recenti di quel nazismo con cui il rapporto del regista era stato così idiosincratico.

Ben al di là dei suoi indubbi guizzi narrativi e registici nella spiccata capacità di cambiare repentinamente genere, dal dramma all’action passando per l’avventura, fino all’euforia catartica del successo – rarità assoluta in un cinema di sconfitta e sacrificio come quello di Wisbar –, a rendere particolarmente interessante Durchbruch Lok 234 sono paradossalmente proprio i suoi limiti ideologici, in quanto specchio di un’intera mentalità nazionale. Non è l’Ovest che bacchetta l’Est, ma è semplicemente l’Ovest che guarda l’Est e immagina di essere guardato, mettendo sullo schermo in tutta sincerità le reali istanze, le reali convinzioni e i reali pressapochismi che serpeggiavano per la Germania pre-riunificazione.
Perché Durchbruch Lok 234 è anche uno sguardo estremamente raro nel cinema e in generale nell’arte, quello della Repubblica Federale Tedesca che mette in scena quella Democratica, è il capitalismo che sbircia oltre la cortina di ferro portando sullo schermo la presunta “gogna” della società socialista, con chi è costretto ad abitarci visto solo attraverso la sua voglia matta e depressa di superare quella barriera impossibile o la sua adesione fra il militare e il robotico ai dettami. E viene naturale notare, tornando al presente, come questa rappresentazione (in)consapevolmente di parte e per molti versi superficiale della Germania Est da parte della Germania Ovest di cinquant’anni fa assomigli a quelle che sta mettendo in scena oggi e sempre più spesso la Corea del Sud quando guarda verso quella del Nord. Ma questo è un discorso a parte, complesso, che preferiamo lasciare a livello di suggestione, come un granello nella tormenta dei corsi e ricorsi storici e cinematografici. Un parallelismo capace però di rendere ancora di più Durchbruch Lok 234, ben al di là dell’intrattenimento o degli episodi romanzati e fissati in celluloide, un importante documento storico e sociale, in grado di farci capire come la Germania Ovest considerasse gli abitanti della DDR alla stregua di cugini poveri da salvare, ma al contempo come questa aria di superiorità fosse talmente sincera da non farlo apposta.

Info
La pagina Wikipedia tedesca dedicata a Durchbruch Lok 234.
Il sito del festival I Mille Occhi.

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