Yoga Hosers

Yoga Hosers

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Il secondo capitolo della trilogia di Kevin Smith dedicata al “true north” è Yoga Hosers, folle incontro tra demenziale e horror con un gruppo di bratwurst nazisti alla conquista del Canada. Al Torino Film Festival.

Kung-fu namaste

Del tutto disinteressate al lavoro di commesse in uno store di Winnipeg, le adolescenti Colleen C. e Colleen M. preferiscono dedicarsi ai social network e a elaborare ingegnosi cartelli di scuse per andare nel retrobottega a provare con la loro rock band, il cui terzo componente è un improbabile batterista più che trentenne. L’altra grande passione delle due ragazze è lo yoga, che praticano seguendo gli insegnamenti di un sedicente maestro. Ma sta per aprirsi di fronte a loro in un universo del tutto nuovo, dove si scontreranno con un esercito di Bratwurst nazisti pronti a sodomizzare il Canada. [sinossi]

Le “Yoga Hosers” sono le due Colleen, che vivono praticamente in simbiosi, sono nella stessa classe al liceo, lavorano entrambe nel drugstore del padre di una delle due (che si è risposato con Tabitha, che detesta le ragazze ed è da loro odiata), e passano le giornate a fare foto da pubblicare su Instagram. Non vivono nel mondo reale, ma quando qualcuno glielo fa notare rispondono che non si trovano nel mondo reale, ma solo nel Canada, quel Canada che troppo spesso è ridotto a dépendance culturale, politica ed economica degli Stati Uniti d’America – tant’è che molti elettori democratici hanno paventato di trasferirsi a nord dopo la vittoria presidenziale di Donald Trump. Lo stesso Canada che ha avuto una storia oscura, nel proprio passato non troppo lontano: una storia di cui si sono perse le tracce, e che Kevin Smith in Yoga Hosers provvede a riportare alla luce, seppure all’interno di un film che mescola l’horror alla comicità demenziale.
Adrien Arcand, che nel film ha il volto e le fattezze di Haley Joel Osment, esistette davvero e morì veramente nel 1967: si autoproclamò “führer canadese”, sposò le idee di Hitler e Mussolini e propose anche al popolo canadese una ricetta antisemita buona contro tutti gli stati di crisi. Ovviamente non collaborò con uno scienziato pazzo, e non contribuì al suo progetto di dare vita a un esercito di bratwurst viventi ripieni di crauti e con la faccia di Adolf Hitler…

Yoga Hosers è il secondo capitolo della trilogia dedicata da Smith al True North, dopo l’affascinante Tusk e in attesa del prossimo Moose Jaws (letteralmente “zanne di alce”, procrastinato a causa delle riprese del serial The Flash): se però Tusk, pur giocando con il registro del paradossale e del grottesco – Justin Long finiva nelle fauci di un pazzoide deciso a trasformarlo in un tricheco – manteneva una struttura puramente horror/thriller e si concedeva non poche divagazioni tra il melanconico e il patetico, Yoga Hosers mette in fretta e furia da parte qualsiasi velleità “seria” e si lancia in un pastiche demente che osa in qualsiasi direzione. Le due protagoniste, interpretate dalla figlia di Smith e da quella dell’allora coppia Depp/Paradis (entrambi in scena, il primo ancora una volta nel ruolo dell’investigatore quebecquois Guy LaPointe, la seconda in un breve cameo), sono tratteggiate come delle sempliciotte con non troppo sale in zucca, e devono combattere all’ultimo sangue – o crauto – contro dei nanerottoli con la faccia di Hitler che sanno solo urlettare “Wunderbar!” e “Nein!”. Ma le ragazze devono vedersela anche con due compagni di scuola sedicenti satanisti, la classica polizia ottusa, e addirittura il già citato scienziato pazzo, che vuole utilizzare l’esercito di mini-wurstel-nazi solo per uccidere tutti i critici del nord America, colpevoli di non apprezzare la sua arte. Per fortuna le due Colleen, pur senza i cellulari a portata di mano, potranno mettere in pratica i saggi insegnamenti del loro maestro di yoga, un barbuto uomo di nome Bayer, che combatte con la Warner per poter tenere il nome di Yogi Bayer…

Se è inevitabile, vista la natura fuori da ogni logica del progetto, che Yoga Hosers vada incontro a qualche momento di stanca e ad alcune ripetizioni, è vero però che la penna di Smith sa come sempre mettere in bocca ai personaggi battute salaci, giochi di parole spassosi; Smith conosce a menadito i meccanismi della risata, sia verbale che fisica, e ne approfitta per costellare il film di gag, trovate comiche, battute che vanno ben oltre il limite della demenza. Ne viene fuori una versione quasi horror di Clerks, il film che più di venti anni fa rivelò il nome di Smith alla critica mondiale, trasformandolo da un giorno all’altro in un autore di culto. Si ride di gusto, in Yoga Hosers, e si può apprezzare una volta di più un cineasta che si fa beffe del bon ton e della norma, preferendo concedersi il diritto di sbagliare per eccesso, ma mai per stolida autocensura. E quegli adorabili piccoli salsicciotti nazisti, chi non li vorrebbe sulla propria tavola?

Info
Il trailer di Yoga Hosers.
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