Easy – Un viaggio facile facile

Easy – Un viaggio facile facile

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Road movie sui generis, che guarda a certo indie europeo con una sensibilità tutta nostrana, Easy – Un viaggio facile facile si rivela un esordio interessante, capace di ragionare sui concetti di confine e frontiera con gli strumenti della commedia.

That’s why I’m Easy

Ex campione di automobilismo, Isidoro detto Easy è caduto in depressione dopo aver perso la sua gara più importante, e ora passa le sue giornate davanti alla Playstation riempiendosi di psicofarmaci. Quando suo fratello, imprenditore non proprio attento ai diritti dei lavoratori, gli chiede di riportare a casa il corpo di un suo operaio morto per un incidente sul lavoro, Easy si imbarcherà in un lungo viaggio fino ai Carpazi: un viaggio che per l’uomo rappresenterà un insperato nuovo inizio. [sinossi]

Parlando di cinema italiano dal respiro internazionale, che sia capace di spezzare la triste tendenza al provincialismo che ancora caratterizza molte (troppe) delle nostre produzioni, ci siamo ultimamente soffermati, principalmente, sulla tendenza alla riscoperta dei “generi”. Va detto, tuttavia, che la ricerca di idee fresche, innovative (almeno in un recinto, da decenni, quantomai limitato e autoreferenziale), che siano capaci di aprirsi a sguardi altri, può e deve estendersi anche fino a territori meno mainstream, nonché meno immediatamente catalogabili in un singolo filone. Proprio in quest’ottica, non può che essere accolto in modo positivo, come un esperimento capace di guardare a certo indie europeo con una sensibilità tutta nostrana, un prodotto come Easy – Un viaggio facile facile. Una commedia/road movie, quella di Andrea Magnani, che proprio nella sua difficile catalogazione, e nella ricerca di un approccio originale all’archetipico tema del viaggio (e della riscoperta interiore) trova uno dei suoi principali punti di forza. Un approccio che non esclude uno sguardo non banale sull’attuale realtà (variegata, difficile da leggere) del continente europeo.

Dopo l’episodio di Zoran – Il mio nipote scemo, la Tucker Film porta in sala un progetto simile per dimensioni e (parzialmente) per target, ma dallo sguardo più lungimirante e sfaccettato. Quella raccontata da Magnani (anche lui esordiente nel lungometraggio) è storia che con fare divertito e lieve parla di confini, fisici e metaforici, concreti nel dolore generato dalla loro capacità di escludere, quanto simbolicamente descritti (anche) come mete da oltrepassare. Proprio nella figura del protagonista (un ottimo Nicola Nocella) torna spesso il tema del superamento simbolico di una linea di confine, del mancato raggiungimento (per un soffio) di un traguardo, quello che dello stesso protagonista ha generato il depresso e stralunato mutismo. Una linea di confine che, laddove fosse stata varcata, avrebbe forse portato Isidoro/Easy alla fine della squallida vita di provincia, chiusa nell’asfissia di una famiglia dedita a piccole e grandi truffe, allo sfruttamento predatorio della manodopera straniera, alla soppressione di quella diversità che il personaggio (specie dopo la sua chiusura al mondo) pare invece incarnare in modo plastico. Proprio il viaggio fino ai Carpazi, oltre i confini geografici di un’altra Europa, sarà per il protagonista occasione di riscoperta personale e rigenerazione.

Il topos del viaggio e la sua esplicitazione cinematografica per eccellenza (quella del road movie) vengono messi in scena dal regista con un umorismo tutto all’insegna dell’understatement, in un approccio di una levità surreale che può ricordare (senza tuttavia ricalcarlo in toto) l’humour pieno di empatia di Aki Kaurismaki. Non è una commedia dal tema esplicitamente sociale, Easy, rifugge anzi in modo deciso l’espressione ideologica diretta, mentre parchi di dialoghi si rivelano (tutti) i suoi personaggi: bloccati nell’espressione verbale non solo dal mutismo del protagonista, ma anche dalle barriere linguistiche, che tuttavia finiranno per favorire la ricerca, su altro terreno, di un linguaggio comune. Mentre il viaggio di Easy si sposta sempre più verso est, fino a toccare gli incontaminati paesaggi dei Carpazi, la regia si affida in modo sempre più deciso alla forza delle scenografie naturali. L’”apertura” del racconto alla prevalenza di esterni, in contrasto con gli ambienti chiusi e spesso notturni della prima parte, si muove parallelamente alla (ri)apertura al mondo del protagonista: e non è casuale il dettaglio per cui sia proprio l’empatia col suo compagno di viaggio defunto (di cui progressivamente apprende la storia) a rianimare Easy dalla sua inerzia. Morte e vita che si passano il testimone (al contrario) nella dimensione di un viaggio inaspettatamente trasformato in un importante turning point.

Nonostante le concessioni a certo gusto indie in cui si potrebbe ravvisare un certo grado di calcolo (specie per la costruzione e presentazione della figura del protagonista) il film di Magnani è sempre attento a tenere ancorati i suoi caricaturali personaggi (ivi compreso il fratello interpretato da Libero De Rienzo: personaggio che, proprio a questo proposito poteva forse avere uno spazio maggiore) alla concretezza delle situazioni rappresentate, e al senso del discorso generale proposto. Un discorso che, con leggerezza, passa dalla rappresentazione grottesca e sopra le righe della figura del protagonista a un più generale ragionamento sui confini (fisici, psicologici, sociali) e sul potere di questi ultimi di trasformarsi in frontiere (concetto sociologico che implica un loro naturale superamento). Aver trattato questi concetti in una forma accessibile come quella della commedia, che tuttavia rifugge con intelligenza la declinazione del genere attualmente dominante nel nostro cinema, è un risultato che certamente non va sottovalutato.

Info
Il trailer di Easy – Un viaggio facile facile su Youtube.
La scheda di Easy – Un viaggio facile facile sul sito del Locarno Festival.
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