Al di là dell’uno

Al di là dell’uno

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L’esistenza come relazione, il superamento dell’individuo nell’incontro, le insidie dell’esclusività. Al di là dell’uno di Anna Marziano, in concorso al Torino Film Festival per Italiana.doc, adotta la forma del film-saggio per riflettere sull’essenza stessa della rappresentazione.

Incontro

Un flusso di memoria in cui si susseguono frammenti di incontri avvenuti in India, Germania, Francia, Belgio e Italia. Immagini in 16mm e Super8 che danno il via a una conversazione plurale in cui il saggio e la poesia si intrecciano, attraversando l’area sfocata in cui i nostri esseri solitari si uniscono e l’ambiguità della nostra vita relazionale inizia. Una vasta esplorazione di diversi tentativi d’amare che attraversa il labirinto della violenza domestica e del dolore causato da ideali o circostanze sociali, in cui si riflette su differenti forme del vivere assieme. E sull’amore forte come la morte, e sulla morte forte come l’amore. [sinossi]

L’esistenza come il frutto di una molteplicità di relazioni. Entrare in relazione, congiungere, separare, generare “terze forme” nell’attimo dell’incontro. Forme d’amore, di comunicazione, distanze e presenze, legami che si ridisegnano secondo mutevoli coordinate. Al di là dell’uno di Anna Marziano, presentato al TFF nella sezione competitiva Italiana.doc, sposa la veste del film-saggio, che utilizza l’apparenza del documentario per lasciar confluire in sé contributi eterogenei al fine di evocare riflessioni e suggestioni sulla messa in comunicazione dell’essere umano con se stesso. I contributi audiovisivi spaziano in molteplici parti del mondo, alternando lingue e ambienti diversi e seguendo riflessioni per lo più intorno all’amore, ricondotto alla sua sostanza e fonte filosofica. Giustapponendo testimonianze in voce over delle più varie fenomenologie della relazione umana, Anna Marziano compone un film che interroga lo spettatore, sollecitandone la capacità di creare a sua volta legami e relazioni tra idee, suono, immagine e riflessione. Una suggestione audiovisiva costruita per frammenti, ma fortemente coesa sotto il profilo del progetto estetico. Dal francese all’indiano (lingua kannada, per la precisione), al tedesco, all’italiano, dal bianco e nero al colore, Al di là dell’uno suggerisce fin dal suo titolo riflessioni sul superamento dell’io e dell’individuo, nell’attimo in cui l’uomo smette di essere solo per dare vita a entità sociali. Ma non solo: Anna Marziano sembra voler identificare in quell’uno non soltanto l’individuo prima della società, ma anche qualsiasi forma di legame (sentimentale o meno) che lasci fuori, sull’onda emotiva dell’esclusività, il resto del mondo. È una delle molte testimonianze riportate nel film, che adotta quasi sistematicamente la scissione tra l’immagine e la voce, senza aderire mai all’intervista frontale.

Mettendosi sui passi di una fenomenologia della relazione umana spinta verso l’estrema varietà delle proposte, l’autrice cerca in realtà di espandere il discorso verso quesiti esistenziali che s’interroghino in primo luogo sulla relazione come comunicazione. L’audioimmagine stessa, in fondo, la scelta di farne uso, è il prodotto di un’interrelazione, come lo sono i messaggi registrati in segreteria telefonica per tenere vivi i rapporti a distanza. In tale direzione, appare significativo anche il ricorso alla pellicola, che sembra voler restituire il fatto-cinema a un primario incontro-relazione con la materia. Ne è prova, altrettanto, l’insistenza su figure riprodotte, cartoline, fotografie, di volta in volta ricomposte secondo collage arbitrari, alla costante ricerca di nuove relazioni nella proposta del reale/riprodotto. Significativamente, la prima sequenza vede una fotografia tagliata in due, e successivamente ricomposta tramite una fotocopia che lascia però uno spazio bianco laddove vi è il taglio. Potenza dell’immagine, potenza dello scomporsi e ricomporsi in infinite possibilità di relazione e combinazione. Solo tramite tale legame/interazione tra soggetto e oggetto, tra idea e materia, può darsi vera relazione, e può verificarsi ancora quell’ “atto di esistenza” di cui parla Anna Marziano nelle note di regia. Caratterizzato da una rara densità poetica e discorsiva, Al di là dell’uno si configura come un’opera magnetica, affidata al fascino ambiguo del suono e dell’immagine. Che nell’attimo in cui esistono, già sono doppi, rimandano ad altro e a qualche altrove. Legano, connettono, nell’orizzonte di una straordinaria molteplicità dell’esistenza.

Info
La scheda di Al di là dell’uno sul sito del Torino Film Festival.
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