Le 12 fatiche di Asterix

Non mancano imperfezioni e limiti tecnico-artistici alla terza avventura dei Galli di René Goscinny e Albert Uderzo. Nonostante una sognante grandeur disneyana e il salto di qualità con gli inglesi Halas e Batchelor, Le 12 fatiche di Asterix guarda soprattutto all’animazione limitata e mostra la corda in alcuni passaggi. A limare i difetti, rendendoli quasi invisibili, sono le intuizioni narrative, scrittura e gag, i tanti spassosi personaggi: un trionfo di comicità, invenzioni, ironia e satira che funzionano perfettamente ancora oggi, quasi mezzo secolo dopo. Non saranno divinità, ma questi Galli sono davvero immortali.

L’abito non fa il druido

Dopo anni di umilianti sconfitte, a Roma si inizia a credere che gli invincibili Galli siano delle divinità. Poco convinto della teoria sovrannaturale, Giulio Cesare propone ai suoi irriducibili nemici una versione riveduta e corretta delle dodici fatiche di Ercole: se gli abitanti del villaggio supereranno le prove, dimostrandosi esseri superiori e divini, Cesare rinuncerà al potere, in caso contrario gli ultimi Galli dovranno arrendersi. Partecipano alla sfida il più sagace e il più forte del villaggio, Asterix e Obelix, guidati dall’inappuntabile arbitro Caius Pupus… [sinossi]

Dal Belgio alla Gran Bretagna. Dalla Belvision alla Halas and Batchelor. Archiviati i primi due lungometraggi, Asterix il gallico e Asterix e Cleopatra, e mandate al macero due pellicole realizzate dallo Studio di Leblanc, René Goscinny e Albert Uderzo afferrano saldamente il timone, fondano una casa di produzione e coproducono le nuove avventure cinematografiche dei loro vispi eroi. Il salto di qualità è evidente: con la collaborazione di Pierre Tchernia, Goscinny e Uderzo scrivono un soggetto e una sceneggiatura originale alquanto ispirata per Le 12 fatiche di Asterix, si appoggiano all’esperienza e alla solida animazione di John Halas e Joy Batchelor e aprono la strada alla rinascita dell’animazione transalpina, lasciandosi alle spalle i mugugni per i primi due film realizzati nel Plat Pays.

Non mancano le imperfezioni e Le 12 fatiche di Asterix guarda soprattutto all’animazione limitata, nonostante una sognante grandeur disneyana. A limare i difetti, rendendoli quasi invisibili, sono le intuizioni narrative, scrittura e gag, i tanti spassosi personaggi. La terza avventura di Asterix e Obelix è infatti un tour de force comico, a tratti visionario, in grado di attraversare con tono ironico vari registri, dal velato erotismo delle sinuose sacerdotesse dell’Isola del Piacere alle visioni orrorifiche dell’antro della bestia.
Qualsiasi riserva sul comparto tecnico e artistico è spazzata via dal folgorante marchingegno satirico partorito da Goscinny e Uderzo: la labirintica, escheriana, kafkiana “casa che rende folli” è una perfetta e irresistibile fotografia di quello che era ieri, è adesso e sempre sarà l’apparato burocratico, girone infernale che prima o poi tutti sono costretti a percorrere.

Il lasciapassare A38, la taverna dei giganti, il mago Iris, il siparietto musical psichedelico-lisergico sull’isola delle sacerdotesse, la pubblicità del saggio della montagna e tutto quel che segue. Tanto, tantissimo materiale che ben si adatta allo stile caricaturale e a un character design molto più articolato rispetto ai primi due capitoli. L’animazione è più accurata e complessa, come i fondali: si vedano, ad esempio, la corsa dinoccolata del campione olimpico Merinos e i cromatismi che avvolgono Asterix e Obelix sull’Isola del Piacere.
Poi, certo, bisogna soprassedere su alcuni movimenti, su proporzioni e prospettive non sempre calibrate. Dettagli, in fin dei conti. Le 12 fatiche di Asterix ci ha mostrato, come il successivo La ballata dei Dalton (1978), le potenzialità del neonato Studios Idéfix, le ampie prospettive. Ma non tutte le storie finiscono come quelle di Giulio Cesare e Cleopatra, finalmente lontani dall’Impero, felici, casalinghi. Aveva un talento vulcanico René Goscinny.

Info
Il trailer de Le 12 fatiche di Asterix.

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