I comete – A Corsican Summer

I comete – A Corsican Summer

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Presentato nella Tiger Competition del 50° IFFR e vincitore del Premio Speciale della Giuria, I comete – A Corsican Summer rappresenta l’esordio dietro la macchina da presa di un lungometraggio per l’attore Pascal Tagnati. Un film corale che racconta il microcosmo di un villaggio in Corsica, heimat dell’autore, durante l’estate, seguendo un gran numero di personaggi come in un limbo, in un momento di stasi in cui quella località torna a riempirsi, una situazione transitoria in attesa di ripartire per la Francia, il continente o il mondo.

C’è del marcio in Corsica

Estate in Corsica. In un villaggio, immerso tra le montagne, ognuno vive l’estate a modo suo: i bambini giocano, gli adolescenti flirtano e gli anziani commentano il passare del tempo ai tavolini del loro bar. Nel caldo di agosto, non ci vuole molto perché la tensione aumenti, a volte una scintilla basta per incendiare la macchia mediterranea. [sinossi]

Un gruppo di bambini in coro canta una canzone tradizionale corsa, in mezzo alla strada, con un pubblico di gente che si ferma ad assistere applaudendo alla fine. Una canzone che parla di libertà, parola associata ai ritmi della natura, libertà per i fiori di sbocciare per esempio. Un tableau vivant all’inizio di I comete – A Corsican Summer, esordio al lungometraggio dell’attore Pascal Tagnati, che già da regista aveva diretto alcuni corti, presentato nella Tiger Competition del 50° International Film Festival Rotterdam. Tagnati racconta la sua heimat, un villaggio corso durante l’estate quando il paese, pressoché deserto durante il resto dell’anno, torna a popolarsi e si affolla per il ritorno dei suoi abitanti originari, che si sono trasferiti altrove in una diaspora: Parigi, resto della Francia, continente, mondo intero. Un villaggio dalle tipiche architetture mediterranee, solari, i vecchi casolari, non rese stucchevoli dal maquillage turistico, immerso in una natura rigogliosa fatta di campi immensi dove pascolano le pecore, ruscelli che scorrono in un idilliaco paesaggio roccioso. E la popolazione comunica in un intreccio linguistico saltando indifferentemente tra il francese e la lingua corsa. Il film si chiude con un canto tradizionale, A morte di Filicone, cantato da uno de personaggi mentre fa il bagno sotto una cascata, con l’incedere tipico delle antiche filastrocche popolari e un’intonazione che ricorda l’ottava toscana.

Tagnati segue i ritmi di vita di quel microcosmo con una delicatezza alla Piavoli, abbracciando le diverse età della vita che si concentrano in quel momento. I bambini giocano, mangiano il gelato, fanno le partite di calcio, i ragazzi flirtano, parlano di sesso e di conquiste, amore e amicizia, discutono di fedeltà di coppia, si ritrovano a party e rave musicali e danzanti, in uno dei quali si sente pure Una lacrima sul viso. Gli amici si riuniscono a cena nei ristoranti. Le piazze e gli spazi di quel borgo sono affollate di gente, nelle chiese come nei bar. Ragazzi e bambini si radunano sulle panche e sui muretti, la classica vita di un borgo mediterraneo, mentre gli adulti si ritrovano a giocare a bocce. E non manca la classica processione mariana o le feste tradizionali notturne con le torce. Una signora all’uscita dalla messa afferma l’importanza della loro tradizione. Anche il paesaggio naturale è frequentato, chi va a pescare al ruscello, chi passeggia nei campi tra gli animali al pascolo.

La grande intensità di quei momenti si accompagna anche al loro carattere di transitorietà. A breve le coppie si separeranno, ciascuno tornerà da dove era arrivato e qualcuno partirà verso nuove avventure. I comete – A Corsican Summer rappresenta la fisiologia di una comunità che si riunisce per pochi mesi l’anno, un racconto corale dove vene seguito un numero altissimo di personaggi. Non ci sono protagonisti ma emerge, leggermente rispetto a tutti gli altri, la figura di François-Régis, un ragazzo di colore, l’unico in tutto il villaggio, che si scoprirà essere stato adottato. Lo vediamo per esempio accudire la nonna con la quale parla di temi d’attualità come la politica sovranista, con l’anziana donna che accenna alle FEMEN storpiandone però il nome. Il film non raffigura un quadro idilliaco: verso la fine si dipanano alcune tensioni, una lite in strada di due personaggi, per la sorella di uno dei due, diatribe per il bestiame che sfoceranno in un incendio doloso di una stalla.

Il film segue una narrazione a staffetta che ricorda il cinema di Lav Diaz. Anche qui si coagulano delle storie nel gran numero di personaggi e situazioni seguiti, ma si tratta di storie appena abbozzate. Solo al dipanarsi del film scopriamo per esempio, a un certo punto, che François-Régis è adottato, spiegando così come mai un ragazzo di colore faccia parte di una famiglia bianca. Pascal Tagnati riesce a mantenere per tutta l’opera un’ambiguità tra la fiction e il documentario osservazionale. Pochissimi dei personaggi di I comete – A Corsican Summer sono interpretati da attori professionisti, tra questi lo stesso Tagnati, mentre tutti gli altri sono presi dalla strada, gli autentici abitanti di quei luoghi, raccontati dal regista che ne fa a sua volta parte.

Fondamentale in questo approccio un discorso sullo sguardo, sul posizionamento della mdp, sempre attentamente calibrato, con quadri rigorosamente fissi salvo pochissime eccezioni. Ci sono momenti in campo lunghissimo come quello della rissa tra due personaggi, che litigano a causa della sorella di uno di loro, come se l’osservatore rispettasse come un pudore di quella situazione, oppure visioni da lontano per la contemplazione dei grandi spazi naturali. In uno scambio di battute, tra François-Régis e una ragazza, si parla del proliferare di telecamere che li fa sentire come nel Truman Show, allusione alla forma documentarista del film, come se il regista ci portasse in una posizione di osservatori voyeur rispetto alla vita di quel luogo e dei suoi abitanti. Interrogarsi su quale sia l’occhio, il punto di vista, appartiene anche alle scene della ragazza che si spoglia nei greti dei ruscelli, osservata da qualcuno in soggettiva, di cui si sente la voce fuori campo. Ancora con un disvelamento alla Lav Daz (si pensi a quando in Century of Birthing le immagini interne girate dal regista si rivelano come tali), si scoprirà che si tratta di una chat erotica, espressione di un atteggiamento scopofilo di chi guarda (che si masturba come il proiezionista del wendersiano Nel corso del tempo). Frequentissime nel film poi le camere con vista, porte, vetrate e finestre aperte, con quella calura, di quei casolari, che si affacciano sul paesaggio collinare. Il film si chiude proprio con una di queste immagini, con il personaggio interpretato da Pascal Tagnati che si affaccia in contemplazione. Lo svelamento finale dell’osservatore.

Info
Il trailer di I Comete – A Corsican Summer.

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