La natura dell’amore
di Monia Chokri
A un anno di distanza da Babysitter l’attrice quebecchese Monia Chokri torna alla regia con la sua opera terza Simple comme Sylvain, che in Italia diventa La natura dell’amore. Nel narrare il colpo di fulmine tra la colta Sophia e il rude Sylvain Chokri gioca con gli stereotipi della commedia sentimentale per tratteggiare un ritratto al vetriolo degli stilemi borghesi e innestare qualche stilla di lotta di classe nel discorso, colpendo però solo a tratti il bersaglio.
L’amore è cieco, ma il classismo ci vede benissimo
Sophia e Xavier formano una coppia di professori universitari, colti e borghesi. La loro è una relazione monotona ma equilibrata, di grande condivisione intellettuale ma spenta sulla libido. Tutto cambia all’improvviso quando Sophia, alle prese con i lavori di ristrutturazione della seconda casa immersa nel verde, si imbatte in Sylvain, il falegname tuttofare di zona. Tra i due è un vertiginoso colpo di fulmine. Potrà durare? [sinossi]
Chissà se prima o poi ci si inizierà a interessare in modo capillare alla produzione cinematografica quebecchese, anomalia francofona all’interno di un sistema produttivo e industriale – non solo per quel che concerne la settima arte, ovvio – anglo-centrico come quello nordamericano. Il Québec, che resiste culturalmente anche grazie al provvido interscambio con quella che in qualche modo è rimasta la madrepatria, vale a dire la Francia (anche Simple comme Sylvain, cioè a dire La natura dell’amore, è stato possibile realizzarlo per via dell’ingresso in scena del comparto produttivo di MK2, gigante della distribuzione internazionale con sede a Parigi), al punto da non avere alcun tipo di interconnessione con la realtà cinematografica anglofona del Canada, negli ultimi decenni ha visto l’apparizione sugli schermi di autori e autrici particolarmente rilevanti, a partire da Denys Arcand e Robert Lepage per arrivare al compianto Jean-Marc Vallée e, com’è ovvio, all’enfant prodige Xavier Dolan. Proprio sui set dei film di Dolan (Les Amours imaginaires, Laurence Anyways) si è fatta inizialmente notare Monia Chokri, che pure aveva esordito venticinquenne con un ruolo secondario ne L’età barbarica di Arcand: la sua carriera attoriale l’ha poi portata a lavorare tra gli altri con Katell Quillévéré, Claire Simon, e Charlotte Le Bon, intenzionata però ben presto a confrontarsi direttamente con la regia e la sceneggiatura. La natura dell’amore, che nel maggio 2023 a Cannes – dov’era collocato nella seconda sezione competitiva, Un certain regard – è infatti l’opera terza da regista per Chokri, e rivedendo retrospettivamente La Femme de mon frère e Babysitter sembra quasi formare una trilogia sul concetto di relazione borghese, rimodulata attraverso il ricorso allo stereotipo che deve però produrre una fertile anarchia interpretativa. In questo senso la formazione marxista dell’autrice, i cui genitori erano militanti comunisti, può avere avuto un peso un indifferente.
Il cliché è la base portante de La natura dell’amore: è uno stereotipo quello del colpo di fulmine, su cui si fonda spesso il principio della cosiddetta “commedia romantica” (genere da cui il film attinge a piene mani, pur con una corrosività di sguardo altrove del tutto assente), così come quello della coppia iper-stimolata sotto il profilo intellettuale ma del tutto assente nel campo erotico-passionale; anche la rappresentazione della famiglia di Sylvain, proletaria e rozza, è dominata dalla stereotipia, e l’ingresso in scena dell’uomo tuttofare che sconvolge la libido della donna sofisticata gioca addirittura con l’immaginario pornografico – al punto da far venire in mente il sublime Logjammin’, fittizio film porno che si vede all’interno de Il grande Lebowski dei fratelli Coen. Da un punto di vista “teorico” l’intento di Chokri è evidente, minare dall’interno la rom-com svelandone il legame fin troppo stretto con il pregiudizio borghese, e con le differenze di classe. L’amore interclassista tra Sophia (la radice del nome non dà adito a dubbi per quel che concerne il ruolo che deve svolgere il personaggio principale) e Sylvain – di nuovo, si prenda l’etimologia dell’antroponimo scelto, che rimanda alla radice boschiva, e dunque all’animalità priva di cognizione compiuta – si muove dunque seguendo tutti i canoni del genere, senza tralasciare alcuna “ovvietà”. Se questo approccio è irrorato, a scanso di equivoci, da una buona dose di ghignante cattiveria che striscia sottopelle, unita a un cinismo diffuso e salvifico, l’impressione è che con il progredire della vicenda Chokri in primis si lasci assuefare dall’abitudinarietà della vicenda narrata, smarrendo dunque almeno a tratti il senso primigenio della messa in scena.
Quando ciò avviene La natura dell’amore si trasforma in un’opera di narrativa e inventiva convenzionale, quasi standardizzata, con lo spettatore che sa già in quali direzioni ci si muoverà e perché. Dopotutto la pur intelligente cineasta non ha la brillantezza espositiva di un John Cassavetes, e quindi il rapporto Sophia/Sylvain non riesce mai a elevarsi alle vertiginose e grandiosi altezze di Minnie e Moskowitz (lei lì era impiegata in un museo, lui faceva il posteggiatore: la differenza di classe si evidenziava ancora in tutta la sua pregnanza, ma con esiti enormemente più fortunati sotto il profilo estetico-narrativo), finendo anzi in alcuni passaggi per impantanarsi in discussioni fin troppo prevedibili, con strappi narrativi che non hanno la forza di liberare la visione di Chokri ma anzi la tipizzano ancora di più. A quest’altalena di ispirazioni più o meno compiute non sfugge soprattutto la seconda metà dell’opera – l’incipit, sia nella cena borghese tra amici intellettuali che nell’incontro dirompente tra i due protagonisti, è invero la parte più riuscita del film –, quando il discorso di fondo è oramai acclarato e non si avverte più un’inerzia peculiare nel racconto. Ciò detto, grazie anche alle ispirate interpretazioni di Magalie Lépine-Blondeau e Pierre-Yves Cardinal (Chokri riserva per se stessa un ruolo non principale, vestendo i panni della migliore amica di Sophia), La natura dell’amore si rivela un intrattenimento godibile, magari parzialmente incompiuto ma non privo di brillantezza e sincera passione narrativa.
Info
La natura dell’amore, il trailer.
- Genere: commedia, sentimentale
- Titolo originale: Simple comme Sylvain
- Paese/Anno: Canada, Francia | 2023
- Regia: Monia Chokri
- Sceneggiatura: Monia Chokri
- Fotografia: André Turpin
- Montaggio: Pauline Gaillard
- Interpreti: Christine Beaulieu, Francis-William Rhéaume, Guillaume Laurin, Guy Thauvette, Jade De Bruto, Johanna Toretto, Jordan Arseneault, Karelle Tremblay, Linda Sorgini, Lubna Playoust, Magalie Lépine Blondeau, Marie-Ginette Guay, Mathieu Baron, Micheline Lanctôt, Monia Chokri, Pierre-Yves Cardinal, Steve Laplante
- Colonna sonora: Émile Sornin
- Produzione: Metafilms, MK2 Productions
- Distribuzione: Wanted Cinema
- Durata: 110'
- Data di uscita: 14/02/2024



