Bound in Heaven
di Huo Xin
Huo Xin, sceneggiatrice 44enne al suo esordio dietro la macchina da presa, trova immediatamente una “sua” voce con Bound in Heaven, trionfatore nel Concorso Progressive Cinema e Miglior opera prima al Roma Film Fest 2024. Un melodramma amoroso che non teme la spudoratezza e conferma il cinema dell’Estremo Oriente (e cinese nel caso specifico) come ultimo rifugio del romanticismo d’autore.
“Si vede benissimo“
Un’opera commovente e provocatoria, che affronta temi raramente esplorati dal cinema cinese: la violenza domestica e le difficoltà che un malato terminale deve affrontare all’interno del sistema sanitario locale. Una storia d’amore e resilienza, interpretata da un cast d’eccellenza. [sinossi]
Veicolo promozionale per i giovani interpreti Zhou You e, soprattutto, Ni Ni, Bound in Heaven si configura come un turgido melodramma con elementi “spirituali”, elementi che intervengono a modificare una realtà dura e spietata. L’esordiente (alla regia) Huo Xin utilizza questi inserti, letteralmente la forza del vero amore che interviene a modificare e rallentare i processi di decadimento fisico, per imbastire una critica nemmeno troppo velata al sistema sociale e sanitario del suo Paese d’origine, la Repubblica Popolare Cinese. Senza toccare l’argomento della pandemia da Covid-19, ma inserendo le mascherine e la città di Wuhan che inevitabilmente in Occidente ne richiamano l’origine e i momenti più concitati, il film presenta un protagonista che preferisce letteralmente la morte all’affidamento in cura alle strutture sanitarie pubbliche. Seppur mascherata con la volontà di non dividersi dalla persona amata negli ultimi aneliti di esistenza, questa convinzione è uno spartiacque che orienta e modifica la struttura stessa della narrazione. Che pur non brillando per originalità (i modelli, su tutti il cinema di Wong Kar-wai, sono comunque illustri), trova un suo passo, riuscendo ad avvincere lo spettatore anche con una sottotrama crime a cui è affidata la sequenza d’apertura, che presto scopriremo essere un flash-forward successivo a tutto quanto vedremo in seguito. Una falsa pista che inserisce il secondo tema, gli uomini violenti, in tralice al principale: qui il violento ha favorito la carriera professionale della compagna di vita, e per questo la considera una sua proprietà personale. Che l’idillio romantico sia solo una fantasia partorita da una mente impaurita e sofferente?
Agganciandosi all’omonimo romanzo di Li Xiuwen, Huo Xin segue con i suoi due personaggi principali in fuga da tutti e tutto (Ni Ni è Xia, Zhou You è il perdente, solitario e sottoproletario Xu) il corso del fiume Yangtze, partendo dalla tentacolare Shangai per concludersi a Chongqing, posta a monte del progetto della diga delle Tre gole e testa di ponte per lo sviluppo economico delle regioni occidentali del Paese. Il trait d’union è il tour canoro di Faye Wong, di cui Xia è grande fan, cantante e attrice per Hong Kong Express e 2046 del sopracitato maestro hongkonghese Wong Kar-wai. Nel primo concerto, quello di Shangai, i Nostri si conoscono e tentano di entrare di straforo allo spettacolo, cercando l’ingresso dai sotterranei del teatro dove si svolge l’evento; nell’ultimo li troveremo invece appollaiati sui tetti, e il movimento ascendente racchiuso tra questi due momenti comprende ogni accadimento e si ricollega anche al titolo. Con questa idea precisa di racconto e rappresentazione, la cineasta riesce anche a trovare modalità di rappresentazione che si fanno ricordare, come il vorticoso piano sequenza di un drone perduto all’interno dei fuochi d’artificio che festeggiano l’arrivo del nuovo anno. Mentre il nuovo anno arriva, il figlio della provincia agricola ed arretrata che ha provato l’avventura in città rimanendone sempre ai margini, geografici e sociali, se ne va via, e con lui scompare anche l’idea di un progresso armonico e il più possibile inclusivo. La nuova società (il colletto bianco che prima favorisce l’inserimento di Xia nel mondo lavorativo e poi la brutalizza) è invece anaffettiva, arcaica dentro almeno quanto moderna all’apparenza. Pur provenendo dal cinema d’azione di Stephen Chow (Kung Fusion) e Xu Jinglei (The Missing), la penna di Huo Xin si ricollega qui alle atmosfere del suo esordio come collaboratrice allo script, quel Quitting di Yang Zhang che in forma di biopic narrava le vicende biografiche della star Jia Hongsheng, in pratica anticipandone la tragica fine e usando il suo ruolo nella rappresentazione teatrale de Il bacio della donna ragno come artificio metanarrativo. Se si vuole espungere, per Bound in Heaven, tutto il contesto precedentemente esposto ci si ritrova comunque di fronte ad una vicenda strappalacrime adatta ad ogni tipologia di pubblico, e capace di conquistare entrambe le giurie chiamate ad assegnare i premi principali al Roma Film Fest 2024, sia quella principale (il regista Pablo Trapero, la montatrice Francesca Calvelli, l’attrice Laetitia Casta, la produttrice Gail Egan e lo sceneggiatore Dennis Lehane) che quella chiamata a scegliere il miglior esordio tra tutte le sezioni (la regista Francesca Comencini, la produttrice e compositrice Kaili Peng, l’attore Antoine Renartz).
Il duo di protagonisti si muove in primo piano, mentre sullo sfondo si alternano appartamenti borghesi e luridi moduli abitativi, metropoli e campagne, lancinanti solitudini e slanci di amore/affetto, un’intera società complessa che passa veloce, come si fosse su un treno veloce affacciati al finestrino. È qui che l’operazione ci convince molto meno, nel suo voler rimandare senza affermare, nel suo muoversi tra le maglie censorie senza mai affondare il colpo, nel suo consegnarsi, in sintesi, alla canzonetta popolare pur avendo l’ambizione del folk di protesta. E invece sono proprio i momenti più apparentemente melensi a funzionare meglio, come la citazione che abbiamo usato come titolo per questa recensione, una menzogna pronunciata senza timore, che si disvela nel finale come colpo basso che bagnerà più di un ciglio. Xia, che crede di aver bisogno di un uomo che la mantenga a galla sul pelo dell’acqua, acquisirà la forza e le spalle di un gigante, pronta a sorreggere di per se stessa la sua vita e quella dell’amato.
Info
Il trailer di Bound in Heaven.
- Genere: melodramma, sentimentale
- Titolo originale: Kǔnbǎng shàng tiāntáng
- Paese/Anno: Cina | 2024
- Regia: Huo Xin
- Sceneggiatura: Huo Xin
- Fotografia: Piao Songri
- Montaggio: Matthieu Laclau, Tsai Yann-shan, Zhang Chao
- Interpreti: Liao Fan, Ni Ni, Zhou You
- Colonna sonora: Yang Bowen, Zhi Shiliu
- Produzione: Alibaba Pictures, Shanghai Lingguang Film Co., Shanghai Shigu Film Co., Such A Good Film Co
- Durata: 105'


Roma 2024
Roma 2024 – Presentazione