Snowdrop

Snowdrop

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Dramma famigliare piccoloborghese a firma di Kōta Yoshida, Snowdrop è un film austero e inesorabile che esplora la vita di una donna con due anziani genitori a carico, e al contempo un’impiegata dell’ufficio del welfare che vorrebbe aiutarla. Tornano i temi del cinema e della cultura nipponici, la natura, la famiglia. Nella competizione internazionale del 45° Cairo International Film Festival.

La primavera tarda ad arrivare

Naoko Hanami, che vive con sua madre Kiyo, è sorpresa quando suo padre Eiji, che era scomparso per molti anni, fa ritorno a casa. Naoko è confusa e vorrebbe respingere il genitore ma accetta la decisione di sua madre di accogliere il marito. Cosa li aspetta? [sinossi]

Un prologo per delineare, in sintesi, il passato, tra il 1983 e il 1998: una dolorosa separazione coniugale che porta anche al distacco di una delle tre sorelle, quella più piccola, quindi il ritorno del padre in famiglia, dopo quindici anni di lontananza, accettato dalla madre e con riserve dalla figlia, Naoko, ormai cresciuta. Così inizia Snowdrop, opera del regista e scrittore Kōta Yoshida (Sexual Drive, Yuriko’s Aroma), presentato nel concorso internazionale del 45° Cairo International Film Festival dopo l’anteprima dell’Osaka Asian Film Festival. Nel suddetto incipit, il regista gioca anche con i movimenti di macchina nel delineare quest’improvvisa riunificazione famigliare. La madre e il padre sono seduti in un tavolino, mentre due figlie sono in piedi, rimanendo spazialmente separate dai genitori da una barriera di shoji, le porte scorrevoli giapponesi. Quasi un effetto split screen, ma un lento movimento di macchina si sposta dall’uno all’altro spazio sancendo così il superamento di quella frattura famigliare. Naoko si siede così a quel tavolino e un altro lentissimo spostamento della mdp, sempre nella stessa direzione del precedente, ruota attorno ai tre personaggi seduti, sancendo così la loro riunificazione che si rivelerà essere la loro condanna.

Dopo il prologo ci troviamo nel 2016. Vista l’attitudine ai preamboli di molto cinema giapponese recente, per esempio quello di Sion Sono, ma anche a tendenze più generali, potremmo aspettarci un thriller, un horror, comunque un film di genere a tinte forti che si basa su quanto scaturito da quel dramma del passato. Il film racconterà invece di un orrore della vita quotidiana, ovvero della senilità, della situazione difficile di Naoko, da dieci anni con i due genitori a carico, dei quali la madre è gravemente affetta da demenza. Snowdrop è il racconto di una vita famigliare precaria, anche in senso economico, incentrato sul tema della vecchiaia che difficilmente viene affrontato nel cinema. Potremmo trovare un paragone in Amour, di Haneke, un film molto diverso ma che segue le stesse tematiche e lo stesso andamento. Yoshida Kota gestisce questa narrazione con un ritmo piatto volutamente snervante, lento e con uno sguardo glaciale, senza praticamente usare una colona sonora. Tutto porta alla necessità di una fine. «Morirai con noi?», chiedono i genitori a Naoko. La storia del film è anche quella di due personaggi femminili magistralmente costruiti. Oltre a Naoko c’è l’impiegata dei servizi sociali che sta tenacemente cercando di portare avanti la pratica del sussidio alla famiglia dei protagonisti. Pratica che si ostinerà a portare avanti anche con Naoko in galera, sopravvissuta all’annegamento nel fiume in cui i tre si erano buttati, e così ritenuta colpevole, e condannata per l’omicidio dei genitori.

Snowdrop è un film che si situa nella tradizione giapponese di cinema incentrato sul tema della famiglia, e porta con sé temi tradizionali della cultura nipponica, a partire dalle figure e metafore dal mondo della natura. Il fiume, immagine che accompagna il titolo del film, alla fine del prologo, tipica rappresentazione orientale dello scorrere del tempo e della vita, qui inghiotte i personaggi, situazione che era preannunciata da un cartello di pericolo per la balneazione. Ma soprattutto è il bucaneve, il fiore che dà il titolo al film, a rappresentarne il senso ultimo. Così chiamato perché spunta in inverno, tra i fiori più precoci, ad anticipare una primavera in arrivo. Nella concezione orientale ciclica, dove il susseguirsi delle stagioni rappresenta l’andamento delle stagioni della vita, un messaggio di speranza per la fine del lungo inverno di Naoko.

Info
Snowdrop sul sito di Osaka Asian Film Festival.

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