Sexual Drive

Sexual Drive

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Presentato nella Big Screen Competition del 50° International Film Festival Rotterdam, Sexual Drive rientra nel percorso del regista giapponese Kōta Yoshida di esplorazione dei meandri dell’erotismo, visto come parte delle esperienze sensoriali della vita e abbinato, in questo caso, al cibo. Senza mostrare nulla, Sexual Drive, in ciascuno dei tre episodi che lo compongono, riesce a sprofondare in un senso del perverso, mantenendo una prospettiva femminile sulla ricerca del piacere da parte delle protagoniste.

Food porn

Film in tre episodi, con la presenza ricorrente del laido Kurita, sempre con una scatola di castagne cinesi sotto il braccio. Nella prima parte, Nattō, che è dedicato a un tradizionale piatto di fagioli di soia fermentati, Kurita visita il designer Enatsu sostenendo di avere una relazione con sua moglie, Masumi. Nell’episodio Mapo, che prende il nome dal tofu cinese, Kurita chiede ad Akane, la donna che era solita maltrattarlo quando erano compagni di scuola, di investirlo con la sua macchina. La parte finale, Ramen, è incentrata sulla relazione adultera tra Ikeyama e Momoka. [sinossi]

Una donna elegante giapponese, la meravigliosa attrice ozuiana Mariko Okada, tiene lezioni sul cibo occidentale e sugli spaghetti. Spiega al suo uditorio a tavola, in quali condimenti si possa aggiungere o meno il parmigiano, e illustra anche il modo, a suo dire corretto, di prendere la pasta con le posate. Raccomanda di non fare il verso del risucchio mentre si mangia, che in occidente è considerato disdicevole al contrario che in Giappone. Ma tale raccomandazione non avrà molto seguito. Si tratta di una delle tante spassose scene del film Tampopo di Jūzō Itami, uno dei classici ‘food film’, dove tutti gli aspetti e le funzioni della vita sono connessi al cibo. Meno ambizioso e complesso è Sexual Drive di Kōta Yoshida, presentato nella Big Screen Competition del 50° IFFR, che esplora connessioni, intrecci perversi tra cibo e sessualità.

Il film è diviso in tre parti, ciascuna delle quali è incentrata su rapporti adulterini, veri, immaginati o potenziali, come possibilità di risveglio del piacere femminile, da tempo arrugginito in scialbi ménage coniugali. I personaggi maschili cornuti, mariti e fidanzati, in ciascuno dei tre episodi, non a caso sono caratterizzati come dimessi, dal carattere debole e privi di qualsiasi carica erotica. Di Enatsu, nel primo episodio, si dice proprio che non abbia più rapporti con la moglie Misumi da ben cinque anni. E quando Kurita gli rivela che ha una relazione sessuale con lei, lui trattiene, almeno inizialmente la rabbia e la frustrazione. A rappresentare la trasgressione, o la tentazione peccaminosa, in ciascuno dei tre episodi è la figura del laido Kurita, basso, tarchiato e perverso, non certo un adone, dalla carica erotica animalesca. Nel secondo episodio, il rapporto tra aggressore e aggredita, sessualmente e non, tra Kurita e Akene, diventa labile, mentre lui le rinfaccia di averlo bullizzato quando erano ragazzi a scuola, forzandolo alla masturbazione.

Scordiamoci ostriche e champagne, la carica afrodisiaca di Sexual Drive è incarnata da tre cibi orientali dai sapori estremi come i rispettivi aromi. Rappresentano la liberazione dei sensi oltre qualsiasi inibizione, il tripudio degli afrori, il sesso selvaggio. Come in altri suoi film, Kōta Yoshida mette in scena la sessualità senza bisogno di mostrare un centimetro di pelle nuda, ma nelle trasposizioni gastronomiche e nelle sue descrizioni particolareggiate e perverse, su tutte quella di Kurita che racconta al marito della tensione erotica che si è creata con Misumi mentre quest’ultima, che è infermiera, gli stava infilando un tubo nell’uretra. Possiamo parlare di rappresentazione, traslata, più pornografica che non erotica. E a ciò si aggiunge, nel primo episodio, anche l’aspetto olfattivo, la descrizione della puzza acre del nattō come quella del corpo di lei. Kōta Yoshida richiama così il suo film precedente, Yuriko’s Aroma, incentrato sugli odori corporei con i loro feromoni. Il cibo del primo episodio è il nattō, uno dei più estremi della gastronomia giapponese, fatto di fagioli di soia fermentati, con un sapore che può ricordare il gorgonzola stravecchio. Quando Misumi lo mangia, raggiungendo l’appagamento dei sensi e il ritorno della felicità coniugale, il regista usa un sensuale effetto flou, come nelle immagini patinate pubblicitarie, esaltando la consistenza filamentosa di quel cibo. In sospensione gelatinosa è invece il mapo tofu del secondo segmento, un piatto cinese della cucina piccantissima dello Sichuan. Si torna al ramen di Tampopo, con tanto di rumori di risucchio, altro piatto di origine cinese ma ormai diffusissimo in Giappone, in una ricetta trasudante di lipidi luccicanti, nel terzo episodio: il ramen con doppio grasso di maiale, che il protagonista vuole con molto aglio. E cinesi sono anche le castagne nella scatola che si porta sempre dietro Kurita, il filo conduttore delle tre storie. Un trait d’union che acquista un sapore onirico, come un sogno di tentazioni peccaminose che mette in crisi il rapporto di coppia, per poi concludersi con il lieto fine della riconciliazione in un orgasmo di sudiciume. Con Sexual Drive, Kōta Yoshida scrive un altro capitolo nel suo percorso sugli aspetti più reconditi della sessualità, dopo Coming With My Brother, storia dell’attrazione di una ragazza verso il fratello minore della sua coinquilina, dopo averlo sorpreso ad annusare le sue mutandine, e il succitato Yuriko’s Aroma.

Info
La scheda di Sexual Drive sul sito dell’International Film Festival Rotterdam.

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