Numbers

Presentato nella sezione Fuori dagli sche(r)mi del 32° Trieste Film Festival, Numbers (Nomery) è un film ufficialmente diretto a distanza dal regista ucraino Oleg Sentsov, mentre si trovava detenuto in un carcere in Siberia. Realizzato sulla base degli appunti e delle indicazioni che riusciva a inviare dalla prigione, messe in pratica dal regista esecutore Akhtem Seitablaiev. Il film è una distopia, messa in scena in forma teatrale, dove si incontrano THX 1138 (L’uomo che fuggì dal futuro) e Dogville con Samuel Beckett.

Il mondo nuovo

Una società distopica formata da dieci numeri, la cui routine quotidiana è disciplinata da rigide regole stabilite da una divinità onnipresente, il Grande Zero, e fatte rispettare da guardie armate. In questo mondo rigorosamente ordinato, si verifica un evento non previsto, la nascita di Undici che destabilizzerà quel sistema portando alla creazione di un mondo nuovo. Sarà migliore di quello vecchio? [sinossi]

La città del Sole di Tommaso Campanella, Justine del Marchese de Sade, il Don Chisciotte di Cervantes: sono esempi di opere scritte o concepite dai loro autori mentre erano in prigione. Ora anche nel cinema possiamo parlare di un’analoga genesi per un film, probabilmente la prima volta nella storia della settima arte, con il simile precedente di This Is Not a Film di Jafar Panahi realizzato dal regista agli arresti domiciliari. Si tratta di Numbers (Nomery), presentato nella sezione Fuori dagli sche(r)mi del 32° Trieste Film Festival, dopo l’anteprima all’ultima Berlinale. Il regista ucraino, della Crimea, Oleg Sentsov ha subito un lungo periodo di prigionia politica in un penitenziario siberiano per essersi opposto all’annessione russa della Crimea. Una detenzione ingiusta, risultato di un processo non equo, come denunciato da Amnesty International nonché dai governi occidentali e dall’Unione Europea, mentre tanti registi hanno firmato appelli per la scarcerazione del collega. Dal carcere Sentsov ha inviato alla famiglia, tra i suoi beni, un testo teatrale, che il produttore polacco Dariusz Jabłoński ha voluto realizzare per il cinema con la regia dello stesso cineasta detenuto, che ha mandato le sue indicazioni e istruzioni di regia, sul casting, sulle scenografie. Il tutto messo in pratica sul set da Akhtem Seitablaiev, un regista ucraino di radici tatare, anche lui originario della Crimea.

Numbers è un racconto distopico che narra di una società costituita da dieci individui indicati con numeri progressivi, e con una gerarchia che vede Primo a capo di tutti. A fare rispettare i regolamenti sono due guardie armate. I maschi sono i numeri dispari e le femmine i pari. In questa società, governata da semplici meccanismi matematici, si venera una divinità, lo Zero. Gli abitanti sono convinti di vivere nel mondo perfetto e si chiedono se esistano altri mondi al di fuori di questo. La loro vita è scandita da vuoti rituali, l’assunzione di cibo e acqua, rigorosamente coordinati da Primo nell’osservanza assoluta della Legge, un regolamento riportato su un vecchio librone impolverato che in realtà nessuno sembra aver mai letto, ma che rappresenta la consuetudine. A volte i personaggi numerati si interrogano sul senso delle regole, ma convengono che siano dei dogmi ancestrali non discutibili. La schematicità di quella vita è ribadita dalla pratica abituale del gioco delle carte, mentre un tavolino da ping pong, usato per appoggiare i piatti durante la distribuzione del cibo, riproduce quello spazio geometrico con le sue separazioni create con recinzioni interne, variamente posizionate dalle guardie. Una struttura narrativa allegorica reminiscente del teatro dell’assurdo di Samuel Beckett (si pensi solo alla sua opera televisiva Quad) per una distopia che segue i canoni del genere, in primis THX 1138 (L’uomo che fuggì dal futuro) di George Lucas.

L’impianto teatrale dello scritto di Sentsov torna nella divisione in atti, nell’unità di luogo che combacia con uno spazio da anfiteatro con degli spalti decrepiti, vuoti, come un palazzetto dello sport con tanto di display luminoso. Lo spazio scenico, l’agorà, che è frutto di un’operazione di schematismo in stile Dogville, equivale quindi a un campo da gioco e la routine quotidiana consiste anche di attività sportive come le corse. La figura divina di Zero è invece resa in modo grottesco da un buffo signore su un balcone di arredamento retro, che con il suo innaffiatoio può creare la pioggia sul mondo (qui siamo dalle parti di Dio esiste e vive a Bruxelles). La dimensione cinematografica è invece rappresentata da una mdp che fluttua in quello spazio. In un dialogo in cui si evidenzia il relativismo di quella concezione schematica, sui concetti di destra e sinistra che dipendono da dove si posiziona il punto di vista, la mdp ruota significativamente di 360°.

Numbers è una storia archetipica di ribellione a un ordine precostituito, di una fuga dall’Eden o di una rivoluzione copernicana o di un avvento di un nuovo messia. Un mondo dove il creato è rigorosamente ordinato; dove il sacerdote massimo è l’eletto, Primo; dove si innescano pulsioni omicide primordiali, quando ci si vuole sbarazzare di Terzo, alla Caino e Abele; dove vengono imprigionati gli oppositori, coloro che mettono in dubbio il sistema. Ma qualcosa può sfuggire anche in un contesto così rigidamente programmato ed è la nascita di Undicesimo che di per sé si colloca come il superamento di un sistema chiuso, concentrazionario. Quel nucleo primordiale si accresce e ciò basta a scardinare le concezioni consolidate, la Legge, l’orizzonte di personaggi che non sanno contare oltre il 9. Il nuovo individuo dovrebbe nascere dall’unione di una pari con un dispari, ma Undicesimo sembra dotato di una sua origine divina, non essere derivato da un accoppiamento come Zero, un piccolo Zero. Un Gesù Cristo che sovverte il verbo in vigore, l’Antico Testamento, per crearne uno nuovo. Undicesimo verrà imprigionato ma verrà liberato e orchestrerà una ribellione con la ghigliottina, richiamo alla rivoluzione più importante dell’umanità, fino a diventare il capo. E la sua rivoluzione comporta un ribaltamento di quel sistema di numeri ordinali, la rottura definitiva del cordone ombelicale con quell’ordine primigenio. Non si proseguirà con un Dodicesimo, bensì con la sostituzione di nomi ai numeri: nasce così il nostro stesso mondo. Ma la riduzione degli individui a numeri non cessa, come suggerito in quel breve atto quinto. Il nuovo mondo sarà un nuovo sistema e un nuovo culto. Tomasi di Lampedusa dixit.

Info
La scheda di Numbers sul sito del Trieste Film Festival.

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