Womb
di Benedek Fliegauf
In sala a due anni dalla presentazione a Locarno, Womb dell’ungherese Benedek Fliegauf è un film che affronta – tra alti e bassi – il tema della clonazione in maniera inedita, più esistenziale che fantascientifica.
Dentro di me
Rebecca e Tommy hanno una tenera storia d’amore infantile. Molti anni dopo si rincontrano e la loro attrazione è più forte che mai. Il fuoco della loro passione è però di breve durata, perché Tommy muore in un incidente. Rebecca, straziata dal dolore e incapace di vivere senza di lui, si rivolge al controverso ‘Dipartimento di replicazione genetica’ per farsi impiantare nell’utero un nuovo Tommy. La vita con il piccolo Tommy è colma di gioie e piccoli miracoli. Nell’isolamento di una piccola località costiera, Rebecca si dedica anima e corpo a questa esistenza a due. Con il passare degli anni, Rebecca non potrà sfuggire alle complesse implicazioni della sua decisione. Per quanto tempo ancora potrà tenere nascosta la verità a Tommy e ai vicini curiosi? Riuscirà a proteggerlo dai pregiudizi della gente nei confronti dei cloni? [sinossi]
A due anni dalla sua realizzazione esce nelle sale italiane Womb, quarto lungometraggio diretto dal regista Benedek Fliegauf, considerato tra i più talentuosi autori della nuova generazione del cinema ungherese. Presentato alla 63° edizione del Festival di Locarno, Womb affronta il tema della clonazione umana in una chiave inedita, evitando qualsiasi prevedibile scenario fantascientifico e sviluppando invece il racconto in una dimensione esclusivamente intimista.
Rebecca (Eva Green, perfetta e inquietante) e Thomas (Matt Smith) si incontrano da bambini e insieme scoprono l’amore. Un amore che il tempo e la distanza non possono affievolire e che ritroveranno intatto anche dodici anni più tardi, quando Rebecca farà ritorno alla casa del nonno materno alla ricerca di quel ragazzino mai dimenticato. Ma un destino beffardo che vuole la coppia divisa a tutti i costi, strappa Thomas alla vita in un incidente stradale. Rebecca non si arrende alla sorte e decide di dare alla luce un nuovo Tommy, replica esatta del padre, impiantato nel suo grembo grazie a un prelievo di tessuti effettuato post-mortem.
Grembo. Questo il significato della parola “womb”, questo il perno centrale del film: grembo, vita, madre. Nascita, crescita, deperimento e morte. Rebecca studia il suo ventre fin da bambina, osserva il luogo di sé destinato a contenere la vita. Si guarda, curiosa, e insieme ascolta il respiro. L’amore dei bambini Rebecca e Thomas ha in sé qualcosa di universale, sembra poter contenere e rappresentare l’intero mistero della vita. La loro complicità è basata su elementi naturali e i loro giochi sono l’aria del vento e l’acqua del mare.
A unirli anche un’altra grande passione: la curiosità per tutto ciò che nasce, cresce e muore, per la biologia, per quello strano fenomeno in base al quale la pelle degli anziani avvizzisce come una pera lasciata per troppo tempo ad appassire.
La prima parte del film, limitata al periodo dell’infanzia dei due protagonisti, la più interessante grazie anche a un montaggio a tasselli e a un ottimo lavoro sul sonoro, sembrerebbe preludere a una dimensione filosofica dell’opera; che viene invece presto abbandonata per lasciar spazio alla vita quotidiana, anche filmicamente più convenzionale, di Rebecca-madre e dell’ignaro Tommy-figlio. Il loro è un rapporto simbiotico ed esclusivo, pervaso costantemente dalla tensione che deriva da una sempre tangibile attrazione reciproca, ma il regista è attento a non lasciarsi mai andare a giudizi morali o di carattere etico preferendo limitarsi a raccontare la vicenda umana di una donna che compie le sue scelte per amore, salvo poi doverne affrontarne anche le conseguenze impreviste.
L’analisi di Fliegauf semmai si addentra nella questione “sociale”, svelandoci le sovrastrutture di un mondo futuro (ma perfettamente accostabile al nostro presente) in cui non si è ancora liberi dal flagello del pregiudizio e dell’emarginazione del “diverso”, in questo caso le copie, i cloni, i replicanti.
Non è difficile intuire quali possano essere gli esiti della storia man mano che Tommy cresce, diventa uomo e si affaccia alla vita. Mettere al mondo un figlio dovrebbe sempre coincidere con un atto di altruismo incondizionato, le stesse definizioni “mettere al mondo”, “dare alla luce”, sottendono all’idea di un dono fatto con immensa generosità.
C’è invece qualcosa di ambiguo nella maternità di Rebecca, atto sì di amore estremo ma al contempo gesto consolatorio, risarcitorio, egoista. Forse è proprio questa la natura “sbagliata” della clonazione di Tommy, forse qui risiede la distorsione. E forse per questa ragione possiamo alla fine sopportare la vista di un rapporto incestuoso, inevitabile sviluppo di una storia d’amore irrisolta e finalmente conclusa dopo un amplesso che è stato negato per tutta la durata del film. Solo dopo aver risolto questo rapporto Tommy sarà finalmente reso libero, libero di scegliere, di andarsene, di essere e di essere soprattutto un individuo unico.
Temi pregnanti e complessi in un film minimale al limite dell’astrattismo, aperto alle diverse interpretazioni di chi saprà raccogliere la sfida e mettersi in gioco.
Info
Il trailer di Womb su Youtube.
- Genere: drammatico, fantascienza, sentimentale
- Titolo originale: Womb
- Paese/Anno: Francia, Germania, Ungheria | 2010
- Regia: Benedek Fliegauf
- Sceneggiatura: Benedek Fliegauf
- Fotografia: Péter Szatmári
- Montaggio: Xavier Box
- Interpreti: Adrian Wahlen, Alexander Goeller, Amanda Lawrence, Ella Smith, Eva Green, Gina Stiebitz, Hannah Murray, István Lénárt, Jennifer Lim, Jesse Hoffmann, Lesley Manville, Lukas Hawkins, Lukas Sweetwood, Matt Smith, Nat Gastiain Tena, Peter Wight, Ruby O. Fee, Tina Engel, Tristan Christopher, Wunmi Mosaku
- Colonna sonora: Max Richter
- Produzione: Arte France Cinéma, Asap Films, Coje Buck Produktion, Inforg Studio, ZDF/Arte
- Distribuzione: Bolero Film
- Durata: 111'
- Data di uscita: 31/08/2012





