BlackBerry

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Primo film in concorso alla Berlinale 2023, il canadese BlackBerry di Matt Johnson racconta la storia del noto dispositivo mobile che ha rivoluzionato le comunicazioni personali negli anni 2000. Un’idea di un gruppo di informatici fantasiosi e mattacchioni, e pure cinefili, che ha lottato contro un establishment manageriale ottuso e grigio, per poter lanciare la propria invenzione. Finendo però per far parte di quel grigiume in un contesto dove le innovazioni tecnologiche, anche quelle veramente rivoluzionarie, sono estremamente transeunti.

Gli informatici che fecero l’impresa

Due imprenditori molto diversi tra loro – l’innovatore Mike Lazaridis e il manager senza cuore Jim Balsillie – unirono le forze in un’impresa che sarebbe diventata un successo mondiale in poco più di un decennio. Il dispositivo che uno dei due ha inventato e l’altro ha venduto è stato il BlackBerry, un telefono cellulare che ha cambiato il modo in cui il mondo funzionava, giocava e comunicava. Ma subito arrivò la parabola discendente, nelle guerre degli smartphone, con l’ignavia del management ed errori imperdonabili. Arrivando così al fallimento di una delle iniziative di maggior successo nella storia del mondo della tecnologia e degli affari. [sinossi]

Tutti lo ricordiamo come il protagonista di una breve fase di transizione della telefonia mobile, dai primordiali telefonini in grado solo di chiamare e ricevere telefonate e SMS, ai moderni iPhone, computer in miniatura con cui si può fare tutto, con quei tasti non più fisici ma parte dello schermo ‘touch’, salvo che preparare il caffè. Ma la storia del BlackBerry è in effetti qualcosa di avventuroso, che ricorda lo spirito degli inventori di un tempo, romantici, alla Archimede Pitagorico. Non poteva non finire al cinema, e ora ci ha pensato il regista canadese Matt Johnson a raccontarla in un film, dal titolo appunto BlackBerry, che ha aperto le danze del concorso alla Berlinale 2023. Una storia tutta canadese in effetti, vera, come ribadito sui titoli di testa, i cui artefici sono un gruppo di nerd, amanti del cinema di genere. Tra questi spicca il fricchettone Doug, che il regista si è tenuto per sé da impersonare, perennemente con una fascia in testa da tennista, e una t-shirt più fantasiosa e variopinta dell’altra, come lo stesso Matt Johnson è solito apparire. Nel loro spazio di lavoro campeggia un muro rivestito da una collezione di maschere africane, segno di uno sguardo alle culture altre ma anche di un primitivismo che, con ironia, diventerà a breve il loro, inventori di un prodotto che è ormai qualcosa di preistorico. Il loro capo, Mike Lazaridis, riuscirà a sporcarsi la camicia mentre mangia avidamente delle more (ovvero dei blackberry), prima di presentare il progetto a degli investitori di New York. Tra lui e il loro serioso socio Jim Balsillie, di cui hanno bisogno come qualcuno in grado di navigare nell’alta finanza, si crea un rapporto dialettico che vedrà progressivamente ciascuno cedere nelle posizioni dell’altro. E quando Doug spiega a quest’ultimo la loro idea di wi-fi, paragonandolo al concetto di forza in Guerre stellari, il manager non capisce il riferimento. Come può essere grigia la vita senza sapere chi sono Ian Solo e la principessa Leila? Sono appassionati di Spielberg questi giovani informatici, e uno dei loro film cult è Essi vivono. Purtroppo, non posseggono analoghi occhiali come quelli del film di Carpenter. Altrimenti vedrebbero tanti mostruosi alieni che li circondano, e, nel corso degli anni in cui si svolge il film, tante di queste raccapriccianti creature che prima non lo erano. Con le immagini delle profezie di Arthur C. Clarke si apre BlackBerry: il grande romanziere e scienziato aveva capito l’importanza del sistema di comunicazioni nel mondo attuale. E l’inizio del film è un susseguirsi di immagini da classici della fantascienza, dal capitano Kirk di Star Trek alla scena del dottor Heywood Floyd e della sua videochiamata alla figlia dalla stazione spaziale di 2001: Odissea nello spazio. La rivoluzione del mondo delle comunicazioni, che ha cambiato il nostro stile di vita, è la realizzazione di quelle grezze previsioni della Science Fiction. Matt Johnson è un cinefilo come il gruppo dei protagonisti, che hanno cercato di inseguire quelli stessi sogni. Se il BlackBerry sparasse un raggio laser diventerebbe come il phaser di Star Trek.

Quella di BlackBerry è la storia di un successo, perseguito prima di tutto con ingegno e fantasia, e con il grande sforzo di convincere e portare dalla propria parte il mondo del business che di ingegno e fantasia è proprio mancante. Ma è una storia amara, sul vertiginoso livello di obsolescenza delle nuove tecnologie, sulla loro estrema transitorietà. Sul come la fantasia al potere duri poco e l’autentico ingegno venga presto soffocato da squallidi impiegatini aziendali. Basta vedere la conferenza stampa, poi, della superstar Steve Jobs presenta l’iPhone a un pubblico in visibilio, perché il mondo dei nostri eroi crolli loro addosso tutto d’un colpo. Alcuni degli informatici alternativi sono stati, nel frattempo, perfettamente risucchiati nel sistema come rivelerebbero gli occhiali di Essi vivono. Matt Johnson sa raccontare questa parabola rendendola avvincente, con uno stile accattivante. Spiazza con l’uso di macchina a mano sempre mossa, come nei film Dogma, e con inquadrature imperfette, piene di figure di disturbo. Come se si trovasse lì per caso, spingendo così sull’effetto-verità. Ritma il film con musiche sparate, che irrompono in scena come extradiegetiche per diventare dopo uno stacco diegetiche, emesse per esempio da un’autoradio. Quando Mike e Jim arrivano a New York, nella loro missione della vita, quella di convincere un’assemblea di investitori, i grattacieli della grande mela sono visti dall’alto, fanno impressione: siamo nel centro del mondo non più in quella dimensione relativamente provinciale dell’Ontario. E le didascalie delle annate, diverse, in cui si svolge il film, sono graficamente realizzate proprio come quelle sugli schermi digitali, come composizioni di quadretti bianchi, di quegli apparecchi con un senso vintage. Quello che manca nel film è tuttavia una riflessione più ampia sul senso del progresso e del suo valore. Viviamo in un mondo dove la connessione interpersonale è massima, ma siamo sicuri che questo sia il nostro obiettivo ultimo? Per non dire degli, ovvi, aumentati costi energetici delle nuove apparecchiature, cui nessuno può rifuggire, con relativi pesanti aumenti di anidride carbonica. Questioni che un artista avrebbe il dovere morale di porsi e di porre.

Info
BlackBerry sul sito della Berlinale 2023.

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