The Toxic Avenger
di Macon Blair
A due anni dalla sua prima apparizione pubblica, la versione di The Toxic Avenger firmata da Macon Blair inizia a circolare per il mondo e approda anche in Italia, dapprima alla Festa del Cinema di Roma (nella sezione Grand Public) e subito dopo in sala. Un silenzio biennale che è quello che merita un’operazione condannabile da molti punti di vista, sia puramente cinematografici – manca di ritmo e di inventiva, non ha neanche il coraggio di essere davvero “disgustoso” – che ideali, con il mainstream che fagocita l’indipendenza e l’underground limandone gli spigoli e imborghesendo il tutto.
Chi vendica il vendicatore?
Un umile addetto di fabbrica è vittima di un incidente sul lavoro che lo sfregia per sempre. La pelle si scioglie, ma al posto suo si genera un antieroe radioattivo dall’aspetto mostruoso e dalla forza sovrumana. Quando la comunità è minacciata dalla corruzione, la furia e la sete di vendetta del Toxic Avenger sono scatenate: se il mondo è marcio e divorato dall’avidità, la giustizia non avrà volto umano, ma volto di Toxie. [sinossi]
Fino a qualche anno fa, prima che la pandemia portasse via con sé abitudini consolidate anche durante i festival cinematografici, a Cannes era solito imbattersi in una vera e propria manifestazione indetta dalla Troma che, emergendo dal sottoscala del marché alla maniera dei suoi sgangherati supereroi, si lanciava sulla Croisette al grido collettivo di “WE ARE TROMA!” urlato a un tale livello di decibel da rendere pressoché inoperosa la sala stampa. Un atto di pura rivendicazione, ludica come l’approccio che ha da sempre contraddistinto la geniale casa di produzione fondata cinquant’anni fa da Lloyd Kaufman e Michael Herz. Nel 1998 per una casa editrice newyorchese venne alla luce il volume All I Needed to Know About Filmmaking I Learned from the Toxic Avenger (letteralmente “tutto ciò che dovevo sapere sul cinema l’ho imparato da The Toxic Avenger”), scritto a quattro mani da Kaufman e da James Gunn – che è cresciuto professionalmente grazie al lavoro per la Troma – con tanto di prefazione di Roger Corman, il padre putativo di qualsiasi appassionato cultore dell’indipendenza dalle ferree regole del regime-mainstream: all’interno del divertentissimo libro, che è costellato di interviste di Gunn a Kaufman, il fondatore della Troma afferma a un certo punto «Questi film sono ciò che spesso i media definiscono sesso e violenza, ma io li definisco invece una giornata tipo nel mio cervello». Probabilmente le generazioni più giovani di cinefili non hanno avuto modo di cogliere in profondità la rivoluzione (a tratti) gentile che la Troma condusse, ma l’avvento di questa assurda casa di produzione sul proscenio statunitense provocò un effetto tellurico non indifferente, scalfendo la patina del “bello” che Hollywood iniziava a propagandare e che avrebbe dominato il mercato cinematografico nazionale degli anni della reaganomics.
Basterebbe lo scenario storico brevemente accennato per cogliere le debolezze intrinseche di un’operazione come quella condotta a termine da Macon Blair con la propria personale rilettura di The Toxic Avenger, che arriva finalmente (?) in Italia a ben due anni di distanza dalla sua prima presentazione pubblica, all’epoca nel contesto del Fantastic Fest di Austin, Texas: dapprima alla Festa del Cinema di Roma, dove fa parte della selezione di Grand Public, e subito dopo in sala questo ritorno sul luogo del delitto a un quarantennio dall’originale (il vendicatore tossico cercava acquirenti a livello internazionale al mercato di Cannes nel maggio 1984) lascia basiti per l’assoluta pochezza dell’insieme, ed è davvero un dispiacere notare come la Troma sia coinvolta in un simile pastrocchio senza capo né coda. Questo non perché la produzione di Kaufman e Herz sia immacolata, tutt’altro, ma perché la strada intrapresa da Blair – che pure aveva ben impressionato all’esordio con I Don’t Feel at Home in This World Anymore, anno domini 2017 – è completamente asservita a ogni dettame dello status quo hollywoodiano: questo The Toxic Avenger, che non segue in maniera pedissequa lo svolgimento narrativo dell’originale – tutt’altro – è il perfetto prodotto di un immaginario predigerito, di facilissima assimilazione, lontano anni luce dalla sensazione di disgusto che bramava rilasciare nello spettatore il film del 1984. Tutto, dalle scelte fotografiche e di illuminazione alla messa in scena della violenza, passando per il ridicolo costume del Vendicatore Tossico (che sembra il risultato di un cosplay poco appassionato e curato), concorre nello sterilizzare ogni germe difforme, ogni idea diversa di come si dovrebbe o potrebbe produrre un film.
Melvin Ferd, il primo indimenticabile Vendicatore Tossico – lo interpretava Mark Torgl prima della mutazione e Mitch Cohen dopo, con la voce però di Kenneth Kessler –, non aveva alcun vero scrupolo morale, e le sequenze di violenza non guardavano in faccia a nessuno: bambini uccisi, vecchiette chiuse nella lavatrice, cani di ragazze cieche che si ritrovano un proiettile in corpo. E anche la sardonica crudeltà del duo registico poneva l’accento sulla finta mitologia del supereroe, sul disagio di una società priva di etica che deve trovare nel vendicatore che falcidia i “cattivi” il proprio punto di riferimento. Nella sua postura, nella sua ideologia, nel sistema produttivo con cui veniva costruito, The Toxic Avenger nel 1984 era a tutti gli effetti un film politico, in grado di innalzare lo sporco a elemento di ridefinizione dello sguardo, quasi in grado di emendare i peccati di una società plastificata. Il film di Blair si muove esattamente dalla parte opposta dell’ideale barricata, e così non può che assurgere al ruolo di opera reazionaria, conservatrice, falsamente nostalgica e dunque atta solo a sollazzare un pubblico imborghesito che però vorrebbe sentirsi controcorrente. Ne viene fuori un lavoro statico, privo di idee, mancante di quell’energia sulfurea di cui necessiterebbe un racconto a suo modo comunque oscuro. Tutto invece è conciliato, cartoonistico nel modo più banale possibile e immaginabile, e perfino vuoto di significato se non quello di una riconciliazione tutta interna alla famiglia tra il protagonista, che qui sia chiama Winston Gooze ed è interpretato da Peter Dinklage, e il suo figliastro adolescente – l’uomo è anche vedovo. Delle qualità proprie della Troma neanche l’ombra, ovviamente. E viene allora da chiedersi a quale pubblico possa davvero parlare quest’opera troppo sciocca per spaventare o inquietare ma troppo pulita per edificare attorno a sé un culto. Forse a nessuno, forse al vuoto pneumatico di una spettatorialità contemporanea sempre più anodina. The Toxic Avenger del 1984 era un film, piacesse o meno il genere, da portare a mo’ di esempio per ribadire l’urgenza “dal basso” del cinema; The Toxic Avenger del 2023 è un film da combattere, perché portatore della pericolosa idea che il sistema costruisca, gestisca e veicoli l’immagine (solo apparentemente) anti-sistemica.
Info
The Toxic Avenger sul sito della Festa di Roma.
- Genere: fantascienza, horror, thriller
- Titolo originale: The Toxic Avenger
- Paese/Anno: USA | 2023
- Regia: Macon Blair
- Sceneggiatura: Macon Blair
- Fotografia: Dana Gonzales
- Montaggio: Brett W. Bachman, James Thomas
- Interpreti: Annette Badland, David Yow, Elijah Wood, Jacob Tremblay, Jane Levy, Jonny Coyne, Julia Davis, Julian Kostov, Kevin Bacon, Lloyd Kaufman, Luisa Guerreiro, Macon Blair, Peter Dinklage, Rebecca O'Mara, Sarah Niles, Shaun Dooley, Taylour Paige
- Colonna sonora: Brooke Blair, Will Blair
- Produzione: Legendary Pictures, Troma Entertainment
- Distribuzione: Eagle Pictures
- Durata: 103'
- Data di uscita: 30/10/2025





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