Brasil S/A

Brasil S/A

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Presentato in Forum alla 65esima edizione della Berlinale, Brazil S/A è un singolare e surreale saggio sulla bandiera e sul popolo brasiliani dalla semplice simbologia e dall’incredibile vivacità d’invenzione.

Sinfonia di un grande paese

Dei braccianti brasiliani che raccolgono la canna da zucchero si trasformano in astronauti. Delle scavatrici monumentali si trasformano in macchine da danza. La bandiera del Brasile sventola trionfalmente, ma bucata al centro, al di sopra di una gigantesca gru… [sinossi]

In una fase storica in cui il cinema viene dato – nel peggiore dei casi – per morto, oppure, nel migliore, per espanso, di fronte a una moltiplicazione tecnologica che fa dell’immagine riproducibile il mezzo per eccellenza della comunicazione (e della contaminazione) contemporanea, arriva alla 65esima edizione della Berlinale un film come Brasil S/A che, forse, ci suggerisce una interessante prospettiva: e se per l’appunto in questi tempi digitalizzati non finisse per tornare alla ribalta il cinema cosiddetto sinfonico e anti-narrativo, proprio perché il bulimico esperire delle immagini tende a diventare dominante rispetto alla loro declinazione narrativa? Un genere che, in virtù dell’eccezionale tensione sperimentale all’epoca del cinema muto, ebbe un rapido quanto effimero momento di fulgore con film come Berlino – Sinfonia di una grande città di Walter Ruttmann (1927).
Negli ultimi decenni forse è stato proprio Geoffrey Reggio ad aprire la strada con la sua trilogia puramente visiva e concettuale (Koyaanisqatsi, Powaqqatsi e Naqoyqatsi), ma del resto anche operazioni recentissime – peraltro ammantate di urticante populismo – come quelle di La vita in un giorno di Ridley Scott o Italy in a Day di Gabriele Salvatores vanno in questa direzione.

A partire da tutt’altra prospettiva, e secondo una linea assolutamente personale, si muove Marcelo Pedroso che in Brasil S/A mette in scena una riflessione ritmica, sonora, visivamente magistrale e priva di ogni dialogo intorno al suo paese. A reggere la struttura del film c’è una contrapposizione netta – e, volendo, anche semplicistica – tra alcuni concetti chiave: la sur-modernità abbagliante e plastificata contro la radicalità di alcune tradizioni (i braccianti che raccolgono la canna da zucchero), la ricchezza contro la povertà (la ragazza iper-tecnologizzata contro i poveri e aggressivi lavavetri). Ma quel rende Brasil S/A una delle più piacevoli scoperte di questa edizione della Berlinale è la straordinaria capacità d’invenzione di Pedroso che, lavorando con un costante e musicale montaggio parallelo, orchestra situazioni e visioni imprevedibili e a tratti abbacinanti, sempre seguendo il filo di un delicato equilibrio tra sarcasmo ed epica kitsch e allo stesso tempo parodiando a tratti l’estetica pubblicitaria con guizzi iperrealisti.

L’immagine cruciale di Brasil S/A è quella della bandiera brasiliana che sventola sopra centinaia di grattacieli, stando ben fissata ad una gigantesca gru (chiara metafora della sfrenata cementificazione in atto da tempo nel paese). In più, la bandiera ha come caratteristica quella di essere bucata al centro, vale a dire che manca il cerchio blu con su scritto Ordem e Progresso. Dunque, un simbolo sfigurato ma minaccioso, perché fa ombra al paese, alla terra, ma allo stesso tempo un simbolo che per certi versi si “spazializza” e si concretizza, visto che nella parte finale la bandiera avrà un ruolo attivo nell’attaccare i suoi concittadini.
Detto questo, Brasil S/A è quasi intraducibile sul piano verbale, perché veleggia secondo una dimensione di puro montaggio delle attrazioni, di fantasmagoria visiva, in cui la sovrastruttura simbolica e ideologica non pesa mai in quanto tale, visto che viene trattata con sagace ironia e disillusione.
Perciò, di fronte a scavatrici che ballano ed eseguono gli ordini di una ragazza in bikini, di fronte a chiese che prendono il volo verso il cielo azionate alle fondamenta da motori degni di uno shuttle, di fronte a lavavetri che inondano di sapone e schiuma una macchina e poi vi restano attaccati anche quando questa riparte, di fronte a degli innocenti che fanno un picnic incastonati in un paesaggio disegnato con l’AutoCAD prima di soccombere al cospetto della suddetta bandiera, di fronte a tutto ciò non si può che lasciarsi guidare da quest’eccesso barocco (in cui non manca un siparietto con abiti tradizionali alla Siglo de Oro) e godere ad occhi sbarrati di questa pirotecnica epifania visiva.

Info
La scheda di Brasil S/A sul sito della Berlinale.
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