Alina Marazzi torna alla regia a dieci anni di distanza dal ritratto documentario di Anna Piaggi: lo fa con La ragazza con la Leica, accorato ritratto della fotografa di guerra Gerda Taro, uccisa da un carrarmato durante la guerra civile spagnola. Leggi tutto
Con protagonista la star del cinema europeo contemporaneo Franz Rogowski, Lubo di Giorgio Diritti è la storia di un nomade di etnia Jenisch a cui nel 1939 le leggi elvetiche sottraggono i figli. Leggi tutto
È tornato a forme narrative più lineari Terrence Malick, in concorso al Festival di Cannes 2019, ma non ha abbandonato le suggestioni estetiche deflagrate con The Tree of Life e nemmeno quel susseguirsi di domande, riflessioni, arrovellamenti. Un cinema inondato di luce, natura, fede; un cinema generosamente personale, filosofico. Leggi tutto
Approcciandosi a un classico del filone carcerario, il regista Michael Noer sceglie con questo nuovo Papillon di adagiarsi sul materiale originale, edulcorandone nel contempo gli sviluppi e smarrendone il portato epico e tragico. Leggi tutto
Un documentario-inchiesta sulle circostanze della morte di un giornalista nella guerra civile jugoslava, condotta dalla cugina che usa gli strumenti della sua arte, l'animazione, riuscendo a sposarla perfettamente con la cruda realtà. Alla Semaine de la Critique 2018. Leggi tutto
Il film del regista danese Martin Zandvliet pone l’accento su una pagina poco nota della storia della Seconda guerra mondiale, ma la forza serrata e viscerale della prima parte si esaurisce ben presto, approdando col passare dei minuti a soluzioni più sfiatate e prevedibili. Leggi tutto
Il regista francese Barbet Schroeder, con la sua ultima fatica, porta in Piazza Grande a Locarno un dramma intimo e sincero sulla memoria, sull'intima vergogna e sulla complessità della Storia, lucida riflessione sulle implicazioni psicologiche derivate dal nazionalsocialismo. Impreziosito da un magistrale cameo di Bruno Ganz. Leggi tutto
I turbamenti di un gruppo di adolescenti della DDR che si ritrova a vivere improvvisamente nella Germania unificata. Ma tra periferie, naziskin, pornografia e forno a microonde, per il regista teutonico Andreas Dresen questo è solo lo spunto per inanellare una serie di cliché. Leggi tutto








