One Floor Below

One Floor Below

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Il nuovo film di Radu Muntean, One Floor Below: il ritratto di un uomo che diventa anche inevitabile fermo immagine su una Romania che è ancora alla ricerca di una propria “normalità”. In Un certain regard a Cannes 2015.

Cani da competizione

Dopo essere stato il solo testimone di una disputa domestica sfociata in omicidio, Patrascu si trova a fronteggiare dei vicini a lui molto prossimi. Uno è l’assassino. L’altro è la propria coscienza. [sinossi]

A quattordici anni di distanza da Marfa și banii (Stuff and Dough per gli addetti ai lavori) di Cristi Puiu, generalmente considerato il primo film della cosiddetta “noul val românesc”, vale a dire la nuova onda di stanza a Bucarest e dintorni, è impossibile non soffermarsi a ragionare in maniera compiuta sul significato che questo approccio al cinema ha assunto nel corso del tempo. Nel panorama europeo contemporaneo, standardizzato al di là di casi sporadici e di autori mai allineati, la new wave rumena ha assunto le forme di un atto politico, in cui l’immagine assume sempre un valore ulteriore, sociale e umano oltre che strettamente cinematografico. Se esiste un tratto distintivo in grado di unire realmente registi tra loro anche distanti da un punto di vista “visionario” come Corneliu Porumboiu, il già citato Cristi Puiu, Cristian Mungiu, Cătălin Mitulescu, Adrian Sitaru, Radu Jude, Călin Peter Netzer, il compianto Cristian Nemescu, Florin Șerban, questo è rintracciabile proprio nella volontà di utilizzare la narrazione, anche la più popolare, per scavare nel rimosso di una nazione ferita a più riprese nel corso del Novecento e in questo sprazzo di nuovo millennio.

Non si allontana da questa prassi neanche Radu Muntean, che porta in Un certain regard alla sessantottesima edizione del Festival di Cannes la sua opera quinta, One Floor Below (traduzione letterale del titolo originale, Un etaj mai jos). È la terza volta che Muntean presenta sulla Croisette un suo film, dopo Boogie, nel 2008 alla Quinzaine des réalisateurs, e Tuesday, After Christmas, nel 2010 sempre in Un certain regard: eppure il suo titolo finora più significativo, The Paper Will Be Blue, concorse per la vittoria del Pardo d’Oro a Locarno nel 2006.
Tra i giovani registi rumeni uno dei nomi ancora poco frequentati dalla critica europea, il quarantaquattrenne Muntean rappresenta in realtà una voce a suo modo dissidente e ammaliante. La regia di Muntean non solo lavora di sottrazione, prammatica non dissimile a quella della stragrande maggioranza dei suoi colleghi e compatrioti, ma sembra quasi disinteressarsi a ciò che avviene all’interno della scena. Uno sguardo quotidiano, volutamente stolido, all’altezza (e mai al di sopra) dei suoi personaggi. Che sono immancabilmente uomini e donne qualsiasi, cittadini sperduti di una nazione ancora alla ricerca di un’innocenza perduta.
Fa parte di questa schiatta anche Patrascu, che si tiene in forma correndo chilometri su chilometri insieme al suo cane da competizione e ha a casa una moglie amorevole e un figlio adolescente con problemi di sonnambulismo. Quando assiste al litigio tra Vali e Laura, due suoi condomini, Patrascu non sa resistere alla tentazione di origliare dietro la porta, ma allo stesso tempo preferisce non dir nulla alla polizia di quando ha visto e sentito quando riceve la notizia del ritrovamento del cadavere di Laura, rinvenuta morta nel proprio appartamento con la testa spaccata. Potrebbe essere anche stata vittima di un sinistro, dopotutto, lo afferma persino la polizia. Perché intromettersi?

Nell’omertà quotidiana di un buon borghese come Patrascu One Floor Below cela il disagio di una nazione corrotta nell’animo, ancora figlia delle bocche sigillate dell’epoca del Departamentul Securităţii Statului, o Securitate che dir si voglia. Non ha bisogno di aggiungere nulla al racconto Muntean, perché la parabola umana, sociale e politica di Patrascu è lapalissiana, forse persino troppo evidente e inevitabile. E la sua crisi non ha soluzione alcuna, se non l’illusoria liberazione di un atto di violenza sempre privato, mai collettivo, mai realmente riparatore. Dopo l’interessante An di Naomi Kawase – che ha aperto la sezione – One Floor Below conferma il fascino di una sezione come Un certain regard, spesso in grado di cogliere quelle esigenze del contemporaneo che sfuggono alla tonitruante macchina del concorso di Cannes.

Info
One Floor Below, il trailer.

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