Gulu

Presentato come proiezione speciale della sezione Nuovi Territori alla sessantesima Mostra Internazionale d’Arte Cinematografica di Venezia, Gulu segna l’esordio alla regia per l’attore Luca Zingaretti: un lavoro prettamente televisivo, privo di forza sotto il profilo estetico e del linguaggio, che trova una sua dignità solo nell’affrontare una realtà di cui poco si parla.

Televisionally Correct

Girato in Uganda, porta all’attenzione del pubblico il dramma della popolazione Acholi che da diciassette anni si trova al centro del conflitto tra l’esercito del Presidente Museveni e le forze ribelli del Lord’s Resistance Army. Reclutamenti forzati di bambini soldato, massacri di villaggi inermi, violenze sessuali, saccheggi, hanno creato nel Distretto di Gulu un’emergenza umanitaria tra le più gravi del pianeta... [sinossi]

In una serata di metà Settembre, a pochi giorni dalla conclusione della Mostra del Cinema di Venezia 2003, il pubblico italiano ha potuto assistere su La7 a Gulu, documentario diretto da Luca Zingaretti, alla prima esperienza dietro la macchina da presa. Il film era apparso, al Lido, nella sezione Nuovi Territori come proiezione speciale, stesso trattamento riservato al work in progress di Fascisti su Marte di Guzzanti/Skofic e al documentario di Yonfan Breaking the Willow. Alla stessa stregua del progetto satirico di Corrado Guzzanti anche Gulu sembra, fin dalla sua struttura, pensato più per un passaggio sul tubo catodico che per le platee cinematografiche: non stupisce dunque la sua collocazione in un normale palinsesto televisivo a carattere nazionale. Il prodotto è girato per conto dell’AMREF Italia, l’associazione che sta portando avanti una serie concreta di battaglie civili in difesa dei diritti dell’Africa e dei suoi abitanti, ed ha quindi in sé una componente di “giustizia civile” che pesa gravemente nell’approccio critico. Qualora si dovesse giudicare infatti il documentario in sé, si rischierebbe di affossarne la portata sociale, schiacciata com’è da ingenuità, divagazioni che sfiorano il pressappochismo, misera forza cinematografica.

Zingaretti non è un regista, e lo si evince fin troppo chiaramente dallo schematismo delle riprese, divise fra camera-car traballanti e primi piani di uomini e donne (ragazzi e bambine, spesso e volentieri) che narrano la loro vita di privazioni e sofferenze nel distretto di Gulu, zona oscura a Nord dell’Uganda abitata dagli acholi, popolo falcidiato dalle malattie, dalla fame, dalla mancanza d’acqua, dal virus Ebola e da una guerra intestina che li vede soccombere per mano dei ribelli acholi che, paradossalmente, pretenderebbero di lottare per la loro libertà. Incongruenze di una zona geografica che non ha alcun risalto sulle pagine dei nostri quotidiani, nelle parole dei nostri telegiornali, nelle discussioni dei nostri parlamenti, e che riesce ad avere voce solo grazie ad iniziative come questo Gulu. Ed è qui, quindi, che il progetto di Luca Zingaretti (e la proposizione televisiva di La7) acquista quella dignità che la critica non può assolutamente concedergli: un lavoro che si potrebbe definire addirittura “coraggioso”, visto l’attuale sfruttamento dell’industria televisiva. Acquista anche senso la decisione di concedere un’anteprima alla Mostra del Cinema di Venezia per un lavoro che di cinematografico nel senso più alto del termine ha davvero poco: gli attestati di stima e il calore degli applausi ricevuti in sala devono essere interpretati come un riconoscimento da parte del mondo cinematografico dell’importanza sociale dell’opera in questione. Che permette tra l’altro a Zingaretti di abbandonare gli abiti, oramai fattisi notevolmente stretti, del Commissario Montalbano di camillera ideazione, e di confrontarsi con un diario di un viaggio che, a sua detta, “è stato sconvolgente”. Per adesso si chiude un occhio sul risultato finale e si sorride allo sforzo. In futuro, si vedrà.

Info
Il sito di Amref Italia.

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