Wendy and Lucy

Wendy and Lucy

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Wendy and Lucy è uno sguardo gettato sull’umanità, sui differenti personaggi che la protagonista incontra/affronta, pericolosi nella loro soffocante normalità: ma è anche il racconto amorevole di un legame difficilmente descrivibile.

“Michelle, ma belle, sont les mots qui…”

Wendy Carroll sta guidando verso Ketchikan, in Alaska, con l’idea di un’estate di lavoro alla Northwestern Fish Cannery e la speranza di una nuova vita con il suo cane, Lucy. Ma quando l’automobile la lascia a piedi in Oregon, la sua già fragile situazione finanziaria va definitivamente in pezzi. Wendy sarà così costretta ad affrontare una serie di questioni economiche sempre più problematiche che, a lungo termine, avranno ripercussioni sulla sua vita e quella del suo cane… [sinossi – TorinoFilmFest.org]

Ci sono registi (autori, cineasti, fate un po’ voi) che vanno seguiti scrupolosamente, soprattutto quando sono pressoché invisibili. Le occasioni per (ri)trovarli sono, ça va sans dire, i festival: in questo caso, il 26° Torino Film Festival, seconda e ultima edizione dell’era Moretti, in cui Wendy and Lucy di Kelly Reichardt ha brillato alquanto, seppur attorniata da altre pregevoli pellicole – notevole edizione, un addio significativo. La Reichardt, al terzo lungometraggio dopo River of Grass (1994) e Old Joy (2006), appartiene alla ristretta cerchia di registi genuinamente indie e può vantare uno stile assai personale e una poetica ben definita. La regista-sceneggiatrice nata a Miami, attualmente visiting assistant professor al Bard College di New York, conferma con Wendy and Lucy la propensione per le storie minimaliste, per la messa in scena di personaggi ai margini (anche geograficamente) della società: già in concorso al 24° Torino Film Festival col suddetto Old Joy, la Reichardt torna nuovamente a girare in Oregon, luogo non casuale, a riparlare di viaggi on the road, a sfiorare gentilmente i rapporti sentimentali più profondi, raccontando con passo compassato e con rara sensibilità i moti dell’animo. Wendy and Lucy mette in scena, attraverso lo struggente rapporto tra la protagonista e il suo docile cane, la difficoltà (o, sarebbe meglio dire, l’impossibilità) di vivere al di fuori degli schemi prestabiliti: Wendy è, infatti, sconfitta in partenza, nonostante tutti i suoi sforzi, perché troppo debole per restare isolata, per cavarsela da sola. La vita e la società hanno un costo, in tutti i sensi, e spesso è decisamente troppo salato, ingiusto ma inevitabile.
Le regole, troppo spesso prive di comprensione e compassione, sono l’ostacolo per la vita “alternativa” di Wendy e Lucy, proiettate verso un’Alaska irraggiungibile. Il sogno del luogo “altro” (si veda, ovviamente, Into the wild di Sean Penn), dei boschi dove passeggiare, della nuova dimensione da cui ricominciare, male si concilia con lo schematismo contemporaneo. L’uomo selvatico si è estinto da tempo.

La Reichardt costruisce il suo lungometraggio su un momento di stallo (o, ancor meglio, su un cortocircuito): Wendy, costretta a girare in lungo e in largo la cittadina per ritrovare Lucy, sarà poi sospinta verso un viaggio “diverso”. Wendy and Lucy è uno sguardo gettato sull’umanità, sui differenti personaggi che la protagonista incontra/affronta, pericolosi nella loro soffocante normalità: ma è anche il racconto amorevole di un legame difficilmente descrivibile. Tra i grandi meriti della cineasta americana, le riconosciamo sicuramente anche la non comune capacità di portare in scena, con sorprendente realismo, l’intenso rapporto tra una ragazza e il suo cane: un rapporto simbiotico, esclusivo.

Vicina visivamente al cinema di Gus Van Sant, Kelly Reichardt lavora di sottrazione e, nella sequenza finale, riesce a lasciare senza fiato, realizzando una scena di rara intensità emotiva, in cui tutto il dramma, trattenuto per l’intera pellicola, sembra esplodere, pur rispettando il pudore e la misura che caratterizzano il suo cinema. Merito, oltre dell’elegante architettura registica, della splendida protagonista Michelle Williams, oramai paladina del cinema indie e/o di qualità – una carriera che sembrava “compromessa” dal successo televisivo della serie Dawson’s Creek (tv e cinema sono territori spesso assai distanti) ma che la Williams ha lentamente costruito, passo dopo passo, indirizzandosi verso scelte non comuni (tranne qualche comprensibile e perdonabile passo falso).

Wendy and Lucy è un film da recuperare assolutamente: le passeggiate nei boschi accompagnate da una semplice melodia vocale, i vestiti sparsi per la cittadina per ritrovare Lucy, il quaderno dei conti, l’ingenua dolcezza di Wendy e quel primo piano rigato di lacrime, assolutamente indimenticabile.

Info
Il sito ufficiale di Wendy and Lucy.
Il trailer originale di Wendy and Lucy.
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