Man on Wire

Man on Wire

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In Man on Wire, James Marsh fa un tuffo nel passato per raccontare le mirabolanti avventure del celebre funambolo francese Petit, che nell’estate del 1974 passeggiò per più di un’ora lungo un cavo steso tra i due grattacieli più alti del mondo, le Torri Gemelle di New York.

Sul tetto del mondo

Al mondo esistono due tipi di persone: quelle che la vita si accontentano di viverla e quelle che, come Philippe Petit, decidono di sfidarla continuamente, magari camminando in equilibrio su un cavo sospeso a 456 metri da terra. In Man on Wire, il regista James Marsh fa un autentico tuffo nel passato per raccontare le mirabolanti e pirotecniche avventure del celebre funambolo francese Petit, l’uomo che nell’estate del 1974 passeggiò per più di un’ora lungo un cavo steso tra i due grattacieli più alti del mondo, le Torri Gemelle di New York. Simboli del progresso e del potere economico di una nazione intera, a distanza di ventisette anni quelle Torri crolleranno dopo essere state il bersaglio di aerei di linea dirottati, lasciando dietro di sé macerie e morte.

La docu-fiction diretta da Marsh non si avventura nemmeno per un secondo nel ricordo straziante di quella mattina del 2001, ma ci consegna un’affascinante e divertente cartolina in movimento, fatta di ricordi e immagini consumate dal tempo, di quei simboli diventati molti anni prima protagonisti di una “folle” impresa da Guinness dei primati, che strappò sorrisi e applausi in coloro che ebbero la fortuna di essere presenti. Il punto di forza di Man on Wire è proprio quello di essere riuscito finalmente a cancellare, anche solo per un attimo, delle immagini che da sette anni a questa parte sono impresse indelebilmente nella nostra mente e nei nostri occhi, “patrimonio” orrendo lasciato all’umanità che lo custodisce in archivi audiovisivi e in pellicole commemorative come: World Trade Center di Oliver Stone, United 93 di Paul Greengrass, il film collettivo 11 Settembre e il  documentario-inchiesta Zero. Cancellare non significa dimenticare, così come il non parlare di una cosa non vuol dire necessariamente fare censura ed essere bigotti. Marsh sa benissimo che inevitabilmente il pensiero dello spettatore andrà, come è giusto che sia, al ricordo degli attentati ed è per questo che ha deciso di non inserire sequenze dell’11 settembre, ma di concentrarsi sull’impresa di Philippe Petit per regalare al pubblico un ricordo bello legato alle Torri Gemelle.

Un’impresa, quella di Petit, passata alla storia e che il regista britannico ha ricostruito alla perfezione mescolando in maniera impeccabile materiali di repertorio e riprese filmate appositamente per dare vita ad una docu-fiction indimenticabile. Acclamato nel circuito festivaliero internazionale, Man on Wire presentato nella sezione “L’altro Cinema/Extra” della terza edizione della kermesse capitolina ha accolto consensi unanimi di pubblico e critica e ha vinto l’Oscar per il miglior documentario nel 2009. Marsh lascia che siano le straordinarie immagini d’archivio, traghettate dalla voce dei protagonisti, a raccontare i preparativi e gli aneddoti che portarono a quella storica camminata. La realtà dei fatti si lascia contaminare dalla mistificazione, ma la sottile linea che generalmente divide il vero dal falso qui diventa invisibile e riuscire a capire dove finisce l’uno e inizia l’altro, è impresa più che ardua. Le ricostruzioni visive sono meticolose e funzionano quanto le parti di repertorio, diventando una cosa sola. Il film non si stanca nemmeno un momento di sorprendere, è avvincente e convincente dal primo all’ultimo minuto.

Man on Wire è la cronaca entusiasmante di un piano progettato nei minimi dettagli da un manipolo di pazzi, capaci di intrufolarsi con trucchi ingegnosi in una delle due Torri fino a raggiungere indisturbati il tetto per stendere nella notte il cavo d’acciaio sul quale, la mattina seguente, Petit attraverserà da parte a parte i due grattacieli, prendendosi gioco della morte, fregandosene dell’altezza e delle forze dell’ordine che lo invitano a smettere. Ma lui no, non smette, al contrario va avanti da un capo all’altro senza sosta, trasformandosi così nel protagonista assoluto di un evento che verrà per sempre ricordato come la manifestazione concreta che l’impossibile a volte è possibile, che un’utopia può smettere di essere tale se al mondo c’è qualcuno come Petit deciso a toccare il cielo con un dito.

Info
Il trailer di Man on Wire.
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