Red Riding: 1980

Red Riding: 1980

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Secondo capitolo della trilogia, Red Riding: 1980 trascina lo spettatore sei anni dopo i fatti raccontati da Julian Jarrold, conservando intatte le ambientazione dove questi si sono consumati, ossia il marcio e oscuro Yorkshire. Solido e senza nessun calo di tensione, Red Riding: 1980 scivola senza intoppi fino all’ultimo fotogramma, merito di un impianto narrativo studiato a tavolino nei minimi dettagli, di dialoghi asciutti e incisivi, ma soprattutto di un parco attori di grande livello.

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Le indagini sullo squartatore dello Yorkshire, il serial killer che seminò il terrore nella contea inglese negli anni ’70 e ’80. 1980: da sei anni una scia di sangue attraversa la contea; il Ministero degli Interni affida le indagini al detective Peter Hunter che si ritrova da solo a confutare la versione ufficiale dei fatti… [sinossi]

Raramente una produzione nata per il piccolo schermo è riuscita a toccare vette tanto elevate in termini di qualità e perfezione sia dal punto di vista narrativo sia da quello visivo, vuoi per il modo in cui tali progetti vengono tradizionalmente preparati e confezionati in tempi record, tanto da determinare una serie di disattenzioni sul versante narrativo, attoriale o su quello squisitamente tecnico, vuoi per le mancanze (casting, marketing, budget a disposizione) che la maggior parte delle società produttrici mettono al servizio del progetto di turno. È il caso di Red Riding, serie televisiva britannica in tre episodi prodotta da Channel 4, tratta dalla celebre quadrilogia pubblicata tra il 1999 e il 2002 dallo scrittore David Peace. Si tratta di un avvincente e straordinario crime-thriller che vira al noir vecchio stampo, che rappresenta a nostro avviso e non solo uno dei casi più felici di commistione tra fiction televisiva e cinema. Se in Italia Taodue o Sky Cinema riescono, seppur con esiti non sempre esaltanti, a portare nei salotti delle nostre case prodotti più che dignitosi (in tal senso Intelligence è forse la serie made in Italy migliore delle ultime stagioni insieme a quelle dirette da Michele Soavi e all’adattamento di Romanzo criminale per la televisione targata Sky Cinema), permettendoci di dimenticare di fatto le snervanti e ripetitive avventure di santi, carabinieri e medici in prima e seconda linea, al contrario oltreconfine la situazione è più rosea ed è meno difficile imbattersi in lavori meritevoli di un posto privilegiato nel gota della produzione audiovisiva tout court: Twin Peaks, X-Files, Lost o Star Trek, solo per fare qualche esempio. Proprio dall’estero arriva la riprova che fare televisione a grandi livelli è possibile, realizzando autentici capolavori del genere come appunto Red Riding: 1980, secondo dei tre capitoli, diretto dal premio Oscar James Marsh  che raccoglie il testimone da Julian Jarrold, regista di Red Riding: 1974.

Red Riding: 1980 è senza ombra di dubbio il punto di forza della serie, presentata sul grande schermo in una vera e propria maratona senza sosta come evento speciale della quarta edizione del Festival Internazionale del Film di Roma, nonché anello di congiunzione di una storia a incastro che chiuderà il cerchio grazie all’ultimo tassello deposto nell’avvincente puzzle da Anand Tucker con il suo Red Riding: 1983. Il capitolo secondo trascina lo spettatore sei anni dopo i fatti raccontati da Jarrold, conservando intatte le ambientazione dove questi si sono consumati, ossia il marcio e oscuro Yorkshire. Un nuovo protagonista, l’investigatore Peter Hunter interpretato magistralmente da Paddy Considine, subentra al ficcanaso reporter Eddie Dunford (Andrew Garfield) prendendo le redini di una storia che mette in campo alcuni indizi utili allo spettatore per lo scioglimento della fitta e ingarbugliata ragnatela che avvolge l’intera sporca vicenda. Il filo rosso resta il caso di corruzione nel campo politico-amministrativo, ma la narrazione si sposta in più di un’occasione sulle gesta macabre dello squartatore dello Yorkshire, dando vita a una variante drammaturgica che permette a una piccola ma potente sottotraccia di andarsi a incastonare alla perfezione in un film dall’intrigatissima trama (come accade anche nel primo e nel terzo episodio con la scottante inchiesta sulla pedofilia).

Marsh mette a disposizione dello straordinario script tutta la sua impressionante abilità tecnico-stilistica, la stessa che aveva sfoggiato nel mirabolante Man on Wire. Solido e senza nessun calo di tensione, l’episodio scivola senza intoppi fino all’ultimo fotogramma, merito di un impianto narrativo studiato a tavolino nei minimi dettagli, di dialoghi asciutti e incisivi, ma soprattutto di un ricco parco attori di grande livello (da Peter Mullan a Sean Bean, passando per David Morrisey) che supporta il tutto alla perfezione. Il risultato è una cervellotica partita a scacchi, dove allo spettatore non è concesso mai il privilegio di rifiatare, perché gli indizi disseminati sapientemente finiscono con il manifestarsi quando meno te lo aspetti. Si è costantemente in bilico tra verità e mistificazione, perché ogni ipotesi per quanto plausibile può sciogliersi come neve al sole. La verità è nascosta e resterà tale (almeno per questo capitolo), ma alcuni elementi prenderanno forma sotto flebili fasci di luce che riescono a penetrare il buio senza speranza nel quale sono immersi fino al collo personaggi e vicenda. E così, davanti a una simile costruzione di suspence, come solo un grande maestro come Alfred Hitchcock e contemporanei del calibro di Brian De Palma, il Bryan Singer de I soliti sospetti,  il Jonathan Demme de Il silenzio degli innocenti o il David Fincher di Seven e Zodiac sono stati in grado di fare, non si può che rimanere incollati alla poltrona. Proprio al regista di Fight Club e alle atmosfere malsane, cupe e torbide del dittico dedicato ai serial killer, Marsh sembra trarre fonte d’ispirazione. Red Riding: 1980 trova infatti la sua dimensione ideale in una sorta di cloaca che fagocita un valzer di anime maledette in cerca di espiazione per i loro peccati, ma che alla fine della partita finiranno col perdersi per sempre…

Info
Il trailer originale di Red Riding: 1980.
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