Doppio gioco
di James Marsh
A conti fatti, Doppio gioco è un film standardizzato, sincero ma incapace di entrare sottopelle e trovare una propria strada espressiva.
Sono affari di famiglia
Una giovane donna un tempo terrorista dell’IRA diventa collaboratrice del MI5. I suoi fratelli continuano a militare nell’IRA e suo marito è stato ucciso dagli inglesi, ma quando lei viene arrestata dopo aver fallito un attentato dinamitardo a Londra, sarà costretta a rivelare tutto ciò che sa per potersi riunire ai propri figli… [sinossi]
Il cinema britannico, da sempre attento a non trascurare i trambusti interni creati dallo scontro di forze tra governo centrale inglese e tumultuosa periferia dell’Ulster, nel corso dei decenni ha creato una sorta di mappatura affidabile e fedele dell’evoluzione del “problema irlandese” nel contesto sociale e civile d’oltre Manica: registi come Ken Loach, Jim Sheridan, Neil Jordan, Thaddeus O’Sullivan, Steve McQueen e via discorrendo hanno avuto la possibilità e il coraggio di portare sul grande schermo una guerra intestina che ha consumato uno dei cuori economici d’Europa per quasi un secolo – un fenomeno pari a quello dell’Euskadi Ta Askatasuna, meglio conosciuta come ETA, in Spagna – e la cui ricomposizione sociale non sembra tutt’ora di facile attuazione.
In questo contesto stratificato e storicizzato ha fatto la sua apparizione quest’anno alla Berlinale (nel fuori concorso della selezione ufficiale) Doppio gioco, quarta opera di finzione diretta da James Marsh nella sua decennale carriera. Da molti riconosciuto più che altro come una delle personalità di primaria importanza del documentario contemporaneo (investitura ottenuta in maniera insindacabile grazie a gioielli quali The Team, Man on Wire e Project Nim), in realtà nel corso degli anni Marsh ha dimostrato di saper gestire con eccellente perizia anche la componente fictionale del cinema. Dal folle e disturbato microcosmo ritratto nell’esordio Wisconsin Death Trip (1999) fino allo splendido episodio diretto della cupa e tesa trilogia poliziesca televisiva Red Riding, il quarantanovenne regista nativo di Truro, in Cornovaglia, ha tracciato una linea continua, e(ste)ticamente compatta e coerente, in cui il genere si sposa sempre a un’accurata indagine culturale e antropologica. È così, ovviamente, anche in Doppio gioco, con la vita della classe operaia di Belfast studiata da vicino, con tutti i rigurgiti anti-inglesi e la rivendicazione di un’Irlanda libera dal giogo di Londra. Senza mai sposare una causa in maniera aperta, Marsh cerca di mantenersi equidistante, ponendo l’accento sulla figura all’apparenza fragile e sottomessa della giovane madre single Andrea Riseborough (la si può ricordare in Happy-Go-Lucky di Mike Leigh e We Want Sex di Nigel Cole) ma non lasciando nelle retrovie né il computo e appassionato agente interpretato da Clive Owen né tanto meno la famiglia e la cerchia di amici della donna, da sempre membri dell’IRA e intenzionati, di fronte al tentativo di una mediazione cercato con forza dalla leadership, a rappresentare la parte più estrema, dura e intransigente dell’organizzazione.
Come già dimostrato ampiamente nelle sue opere precedenti, Marsh gira con una consapevolezza ammirevole, ponendo la firma in calce a un film compatto, sincero, solido e ben recitato. Il classico prodotto medio di qualità anglosassone. Laddove il tutto convince meno è nell’originalità dello sguardo e nell’approfondimento della questione dell’IRA rispetto a film che l’hanno preceduto: Doppio gioco è a conti fatti un film standardizzato, persino prevedibile nel suo sviluppo narrativo, sincero ma forse poco in grado di scalfire davvero la corteccia delle cose per entrare sottopelle e trovare una propria strada espressiva. Si rimane spesso e volentieri nel limbo indistinto delle buone idee supportate da un’ispirazione poco illuminata, e questa pecca si fa evidente in particolar modo nella parte centrale della pellicola, quando l’azione inizia a ristagnare con una certa frequenza, facendo perdere in minima parte al film quel ritmo che l’aveva sostenuto fino ad allora.
Nulla di eccessivamente grave, ma la sensazione è quella di un’occasione parzialmente sprecata, sia per la tematica affrontata che per il curriculum artistico del regista.
Info
Doppio gioco su facebook.
Il sito ufficiale di Doppio gioco.
- Genere: drammatico, thriller
- Titolo originale: Shadow Dancer
- Paese/Anno: GB | 2012
- Regia: James Marsh
- Sceneggiatura: Tom Bradby
- Fotografia: Rob Hardy
- Montaggio: Jinx Godfrey
- Interpreti: Aidan Gillen, Andrea Riseborough, Barry Barnes, Ben Smyth, Bradley Burke, Brid Brennan, Cathal Maguire, Clive Owen, Daniel Tatarsky, Domhnall Gleeson, Domnhall Gleeson, Gillian Anderson, Ian Patterson, Jamie Scott, Jason Stalkey, Maria Laird, Mark Huberman, Martin McCann, Michael McElhatton, Morgan Watkins, Nia Gwynne, Nicholas Asbury, Stuart Graham, Tom Bennett
- Colonna sonora: Dickon Hinchliffe
- Produzione: BBC Films, Element Pictures, Irish Film Board, Lipsync Productions, UKFS, Unanimous Pictures
- Distribuzione: Moviemax
- Durata: 101'
- Data di uscita: 27/06/2013















