The Strangers

The Strangers

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Parte da buone premesse, The Strangers di Bryan Bertino, ma l’impressione è che lo scherzo regga poco, perché le idee iniziano ben presto a vacillare, senza che il film sappia trovare una dimensione orrorifica propria, e indipendente.

Nostalgia di uno scherzo

In una zona appartata, lontana dalla civiltà, James Hoyt e Kristen McKay arrivano di notte alla casa estiva d’infanzia di James, di ritorno dal matrimonio di un amico. La tensione abbonda tra la coppia, poiché Kristen ha rifiutato la proposta di matrimonio di James dopo il ricevimento. Quest’ultimo chiama il suo amico Mike e gli chiede di prenderlo domattina. Poco dopo le 4:00 del mattino, bussano forte alla porta… [sinossi]

Da quando il pubblico scoprì La casa, per l’appunto (ri)conobbe “la” casa, cioè tante abitazioni del passato cinematografico che non occorre peraltro elencare vista l’ampiezza e la soggettività della lista, ma anche gli ambienti della futura folata thriller/horror degli ultimi vent’anni. Si parla in definitiva di un gruppo di persone lontane dal mondo urbanizzato, che si rinchiudono in una magione di una qualsivoglia provincia americana, purché isolata, messe sotto assedio da entità o persone fisiche con male intenzioni. In questo caso si parla di un thriller poiché gli assalitori sono persone comuni, seppur provviste di inquietanti maschere. The Strangers si trascina dietro per quasi tutto il tempo un dubbio: è uno scherzo o si fa sul serio? Il motore è un tipico impasto di paura (della violazione della proprietà privata, se così si può dire), e di ironia che dimostrano i cattivi. Abbiamo ancora fresco il ricordo di Funny Games (versione austriaca): l’esempio luccicante di un’ironia glaciale, perversa e provocatoria verso il pubblico-vittima; non si arriva a quei livelli in questo caso anche perché non si gioca sui dialoghi ma è tutto un rimandare allo strenuo la presentazione e le intenzioni degli sfuggenti rompipalle notturni: bussano, si nascondono, mostrano coltelloni alla finestra, spiano e scappano mettendo in seria paranoia Liv Tyler e fidanzato (ma sono piuttosto in crisi), e naturalmente staccano il filo del telefono e rompono il motore dell’auto per costruire la loro trappola. Fin qui effettivamente si creerebbe una certa tensione: l’esordiente Bryan Bertino dimostra di aver ben trasformato il proprio set in un mondo di specchi e antri dietro i mobili. La beffarda disinvoltura del male si compie interamente nella scena in cui l’uomo mascherato osserva da un metro la delicata protagonista, nient’affatto nascosto: lei in pieno panico osserva ogni cosa in camera tranne proprio colui di cui teme la presenza. Siamo all’apice dello scherzo, però ora che si fa? Insomma, che strada prendere?

Ci piacerebbe, in certi casi, che il film “si facesse da solo”: cioè regista e sceneggiatore si prendessero la responsabilità di essere coerenti, e quindi da un dato momento in poi lasciassero i personaggi continuare le proprie intenzioni come se vivessero di vita propria. Ciò che avviene però è l’esatto contrario per The Strangers: i cattivi ragazzi nel finale scelgono, ma sembrano molto poco convinti nella loro decisione. È come se a quel punto qualsiasi sorte risulti inadatta, e questo perché l’ironia oramai si è consumata tutta e il dinamismo dell’acchiapparella è diventato stancante. A lungo andare le idee vacillano e lo scherzo, insomma, sfugge di mano. D’altronde non staremmo nemmeno a rimproverare di questo The Strangers, se all’inizio non ci avesse attirato a sé, nel suo gioco.
Viene in mente nostalgicamente la grande intelligenza di Baghead, altro thriller visto al Festival Internazionale del Film di Roma e temporaneamente snobbato dalle nostre sale, dove lo scherzo era bello perché sapeva durare.

Info
Il trailer di The Strangers.

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