Drag Me to Hell

Drag Me to Hell

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Rispetto alle convulsioni de La Casa e quant’altro, la presenza dell’invisibile è molto più ingombrante e minacciosa. Ora a minacciare il corpo di Christine sono soprattutto delle ombre, un niente che si muove, un fazzoletto che svolazza. Perché la minaccia è soprattutto l’imprevedibile e assassina immaterialità del Capitale. E allora bisogna chiedere aiuto a Jacques Tourneur e a quella sua limpidissima e lucidissima dialettica dell’Illuminismo che fu il suo Night of the Demon per farsi strada in mezzo alle tenebre di una crisi senza via di uscita.

Morte a credito

Christine, un’ agente dell’ufficio prestiti, ordina la sfratto di un’anziana signora e si ritrova vittima di una maledizione soprannaturale che trasforma la sua vita in un inferno. Disperata, Christine si rivolge ad un medium per cercare di salvare la sua anima, mentre le forze del male cercano di spingerla alla follia… [sinossi]

Se Von Trier in Antichrist, con la sua storia di demoni e streghe, ha dichiarato di essersi inabissato nelle profondità abissali della condizione umana riemergendo poi in superficie con l’immaginario sessuofobico di un adolescente, Sam Raimi i demoni sembra proprio scovarli dall’immaginario di un quattordicenne qualunque, ma dall’immersione anima e corpo in esso ne viene a galla con qualcosa che ci dice tutto quel poco che c’è da dire sul mondo di oggi. Poco, ma fondamentale. Con un nuovo capolavoro, Drag Me to Hell, Sam Raimi torna dalle parti de L’armata delle tenebre. Ma oggi non c’è più spazio per le fantasie medievali, e non ne è nemmeno più il tempo. A Raimi premono le vere armate delle tenebre di oggi: gli istituti di credito. La sua eroina, giovane redneck inurbata preoccupatissima di strapparsi di dosso accento e tutto quanto sappia di burino (anche per compiacere la famiglia del compagno altoborghese), ci lavora. Un giorno, rifiuta una proroga a una vecchia che la supplica di non cacciarla di casa per via del mutuo insolvibile. Lei rifiuta (spronata dalle possibilità di carriera) e si spalancano le porte dell’inferno. Come mancare in tutto ciò l’affondo al cuore dell’attuale crisi economica? Da lì in poi, Christine verrà perseguitata dalle forze del male, col ritmo e la tonitruanza che da sempre riconosciamo a Raimi – ma con in più la lucidità post-classica di cui Raimi si è nutrito da Soldi sporchi in poi, rendendo il tutto ulteriormente più contraddittorio e in balia dei continui sbalzi di tono – e quindi più affascinante.

Già, perché rispetto alle convulsioni de La Casa e quant’altro, la presenza dell’invisibile è molto più ingombrante e minacciosa. Ora a minacciare il corpo di Christine sono soprattutto delle ombre, un niente che si muove, un fazzoletto che svolazza. Perché la minaccia è soprattutto l’imprevedibile e assassina immaterialità del Capitale. E allora bisogna chiedere aiuto a Jacques Tourneur e a quella sua limpidissima e lucidissima dialettica dell’Illuminismo che fu il suo Night of the Demon (ossessivamente citato, quasi fino al plagio, da Drag Me to Hell) per farsi strada in mezzo alle tenebre di una crisi senza via di uscita. Solo con questo supplemento di lucidità e di chiarezza è possibile scorgere in mezzo alle continue e deliranti invenzioni visionarie del film, in mezzo alla sfrenata mobilità e velocità della macchina da presa di Raimi, la paradossale centralità fisica della protagonista, corpo svuotato e impotente perché esclusivamente reattivo alle vessazioni senza fine di quella macchina impazzita che, dietro all’astrazione demoniaca, è riconoscibilmente il capitalismo all’ultimo stadio.

Dietro alla più banale delle stazioni ferroviarie può spalancarsi la porta dell’inferno: non c’è mai fine allo squilibrio, l’oscillazione tra comico e orrorifico, credulità e incredulità, lucidità e convulsione, occultismo ed economia, non può stabilizzarsi (e infatti la parte meno forte del film è quella unilateralmente caratterizzata dal soprannaturale: la scena della seduta spiritica), e siamo condannati a un’oscillazione continua. All’assoluta imprevedibilità. Dove non si può agire, ma solo reagire. E allora, non l’affresco allegorico di un film catastrofico, da sempre manifestazione a livello generico e globale degli squilibri incontrollabili del Capitale, ma l’horror. Perché solo l’horror restituisce al soggetto la sua centralità. Una centralità vuota e impotente, esclusivamente reattiva, ma pur sempre una centralità.

Info
Il trailer originale di Drag Me to Hell.
Il trailer italiano di Drag Me to Hell.
Drag Me to Hell sul canale YouTube Movies.
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