Quella sera dorata
di James Ivory
James Ivory con Quella sera dorata si affida alla sceneggiatura di Ruth Prawer Jhabvala per rileggere il romanzo di Peter Cameron e allo stesso tempo tornare a riflettere su alcuni punti fermi della propria poetica espressiva. Fuori concorso alla Festa del Cinema di Roma 2009.
Te lo do io l’Uruguay
Omar Razaghi è uno studente di origini iraniane diplomatosi all’università del Colorado al quale viene assegnata un borsa di studio per scrivere la biografia ufficiale dell’ autore scomparso latino-americano Jules Gund. Ma, a sorpresa, la Fondazione Gund nega a Omar l’autorizzazione alle ricerche. Su consiglio della fidanzata Deirdre, il ragazzo si reca in Uruguay per incontrare gli eredi e chiedere all’esecutore testamentario di cambiare idea. Ma si ritrova coinvolto in un vespaio di intrighi, relazioni improprie e stravaganze. Prima produzione di James Ivory senza il partner Ismail Merchant, il film è tratto dal libro di Peter Cameron ‘Quella sera dorata’, pubblicato in Italia da Adelphi. [sinossi]
Incredibile ma vero, ci si rende conto nei primi minuti in sala durante la visione di Quella sera dorata che l’ambientazione scelta da Ivory è dei giorni nostri. Vediamo auto moderne, traffico, computer, e-mail, telefonini, qualcosa che sembra strano per un autore da sempre legato all’Inghilterra del tempo che fu (con l’eccezione del dimenticabile Le Divorce). Ma il suo nostalgico anacronismo non tarda ad arrivare visto che il nostro protagonista seguendo le orme di uno scrittore europeo scampato ai nazisti finisce in Uruguay. Qui nei campi sterminati dei proprietari terrieri venuti dal vecchio continente, ritroviamo l’Ivory che conosciamo: quello del tedio di vivere, dell’estetismo sia dei conflitti emotivi sia di quelli sociali, di cocktail bevuti sulle verande assolate parlando di arte, letteratura e ricordando i tempi che furono. Come da una vecchia diapositiva riemergono vari personaggi cari al regista inglese come un Antony Hopkins vecchio amante della vita naif, che con molta ironia guarda al passato e non disdegna di mettere alla gogna con la sua dialettica tipicamente british i difetti delle presenze femminili. Proprio le donne sono le vere protagoniste del film: dall’ottusa Alexandra Maria Lara, che può essere considerata il corrispettivo del Daniel Day Lewis di Camera con vista, macchietta di egoismo e conformismo portata all’eccesso, a Charlotte Gainsbourg, fino a Laura Linney. La sensibilità patinata di Ivory che ben si lega a taluni personaggi femminili stavolta però sprofonda nel vuoto: siamo di nuovo alle prese con la caducità del tempo, ma in questo caso è più raccontata che espressa in immagini o in situazioni, cosicché anche il solito intreccio amoroso in cui due donne, una libera e sensibile, l’altra dispotica e noiosa (indovinate quale delle due sceglierà il protagonista) si contendono il bello di turno, non aggiunge nulla al motivo di un isolamento così tale dal mondo come quello affrontato dai personaggi. Se spesso la profondità di una storia si misura anche dalla sua origine letteraria, in questo caso Ivory agisce come spesso e volentieri ha fatto (e fa) il cinema (hollywoodiano) quando trova a confrontarsi con tematiche inerenti la letteratura o gli scrittori, ovvero si spaventa del possibile distacco dello spettatore dalla materia e sintetizza contenuti e complicanze in modo nazional popolare. Da Shakespeare in Love al recente Chiedi alla polvere, finanche al The Last Station presente qui al Festival e riguardante la vita di Tolstoj, i conflitti, esistenziali, politici, sociali dell’autore diventano soltanto quelli amorosi.
Dalla sua certamente Ivory ha la capacità di glissare sorridendo sui grandi temi della vita, ma per far sì che avvenga avrebbe bisogno di personaggi autentici. Stancante e noioso Antony Hopkins continua a gigioneggiare probabilmente egli stesso annoiato dalla parte fornitagli, ma dove colpisce nel vuoto Ivory è con la coppia di innamorati, da una parte con la scelta poco azzeccata di un attore semiprofessionista, tale Omar Metwally, visibilmente a disagio, dall’altra soprattutto con una sconcertante Charlotte Gainsbourg. Il suo giocare di sottrazione nel mostrarsi animo candido verso la vita, le cose, lasciandosi trasportare dagli eventi, finisce per togliere qualsiasi personalità al suo carattere. Già il personaggio era di per sé piuttosto povero di suggestioni, ma qui la capacità seduttiva dell’atteggiamento semplice tipico dell’attrice finisce per farla diventare macchietta di sé stessa, come già Hopkins. L’unica che riesce a dare vigore e che può portare con sé qualcosa di intenso nel film è Laura Linney, davvero straordinariamente equilibrata nel nascondere la sua inquietudine in modo austero, e allo stesso tempo palesare la crisi di un’epoca e di molte persone della classe più agiata che ai tempi del colonialismo si isolavano dai propri ambienti salottieri e mondani delle grandi metropoli, portando con sé una parte di mondo come luogo mentale. È questo quello che accade nella casata uruguayana, ma di luogo mentale si può parlare anche per Ivory, che coerentemente a sé stesso cerca sempre di fare lo stesso film: il problema è che voltandosi indietro il regista non vede più i bei tempi che furono, con i grand tour, la Venezia di inizio Novecento (qui rievocata dalle pagine dello scrittore), ma un’immagine di sè che parla di queste cose, eterna e stancante replica di Ivory medesimo. Il risultato è uno stanco esercizio di stile, che trova i suoi momenti migliori nelle strane deformazioni acquatiche dei titoli di testa, e nella rappresentazione all’opera nel finale, mentre nel mezzo si rischia di sprofondare nelle sabbie mobili di un tempo che, probabilmente, (mai) fu.
Info
Quella sera dorata, un trailer.
- Genere: drammatico
- Titolo originale: The City of Your Final Destination
- Paese/Anno: USA | 2009
- Regia: James Ivory
- Sceneggiatura: Ruth Prawer Jhabvala
- Fotografia: Javier Aguirresarobe
- Montaggio: John David Allen
- Interpreti: Alexandra Maria Lara, Ambar Mallman, Anthony Hopkins, Charlotte Gainsbourg, Hiroyuki Sanada, Laura Linney, Luciano Suardi, Norma Aleandro, Omar Metwally
- Colonna sonora: Jorge Drexler
- Produzione: Merchant Ivory Productions
- Distribuzione: Teodora Film
- Durata: 117'
- Data di uscita: 07/10/2010



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Roma 2009 – Bilancio
Roma 2009