Inside America

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Dopo essersi misurata con pluri-premiati cortometraggi e documentari, Barbara Eder firma con Inside America un ritratto intenso e disarmante che racconta, tra le aule della Hanna High School di Brownsville, cittadina texana a pochi chilometri dal confine messicano, il rovescio della medaglia del celebrato sogno americano.

Un sogno a stelle e strisce

La Hanna High School di Brownsville, Texas, cittadina a pochi chilometri dal confine messicano, è un microcosmo in cui hanno luogo piccole tragedie quotidiane popolato da cheerleader cocainomani, studenti patriottici iscritti al Reserve Officers’ Training Corps, esponenti di violente gang e ragazze messicane in cerca di marito. Tutti hanno però qualcosa in comune: ogni mattina giurano insieme sulla bandiera americana, sognando una bella casa con la staccionata bianca e auto di lusso. Speranze destinate a scontrarsi, una volta usciti da scuola, con una realtà molto diversa… [sinossi – torinofilmfest.org]

Raccontare il cosiddetto American Dream può rappresentare un’arma a doppio taglio. Al cinema è stato al centro di centinaia e centinaia di storie, il più delle volte affrontato in chiave squisitamente celebrativa (persino il nostro Gabriele Muccino lo ha affrontato nella sua prima avventura cinematografica statunitense in La ricerca della felicità), solo in sporadiche occasioni criticato e messo sotto processo da analisi che ne hanno evidenziato i possibili risvolti oscuri e moralmente ricattatori. L’illusione di una vita migliore è un’oasi in lontananza in grado di attirare chiunque, ma  a quale prezzo? E soprattutto, sulla base di quale regole?
Barbara Eder, nel suo folgorante esordio nel lungometraggio di finzione dopo essersi misurata con pluri-premiati cortometraggi (Sleepless) e documentari (Himmel, Hölle, Rosenkranz), firma con Inside America un ritratto intenso e disarmante che racconta, tra le aule della Hanna High School di Brownsville, cittadina texana a pochi chilometri dal confine messicano, il rovescio della medaglia del celebrato sogno americano.

Partendo dalla propria esperienza personale di studentessa proprio di quella scuola, la regista austriaca mette in scena una galleria degli orrori che ritrae l’agghiacciante quotidianità di un valzer di persone rese involontariamente dal sistema scolastico a stelle e strisce autentiche schegge impazzite. Insegnare a un gruppo di studenti, per lo più di origine latino-americana, a essere dei rispettabili cittadini degli Stati Uniti diventa nella pellicola diretta dalla Eder quasi una maledizione per alcuni di loro. Scatta di conseguenza una forma di ribellione nei confronti di chi, in questo caso le istituzioni rappresentate dagli insegnanti e dai familiari, detta le regole base per poter calpestare il suolo americano e sentirsi a tutti gli effetti un abitante per così dire modello. Il problema grosso è legato al fatto che un simile training viene effettuato all’interno di un complesso iper sorvegliato, dove sentirsi braccati e prigionieri piuttosto che liberi è all’ordine del giorno. Qui la memoria cinematografica torna all’altalenante Pensieri pericolosi. Violenza, droga, gang e illecito, appaiono le uniche strade percorribili per eviatre quella che nel film appare quasi un’imposizione forzata contro il quale battersi per rivendicare le proprie origini. Ovviamente, sono strade sbagliate e la regista in tal senso non prende posizione, lasciando allo spettatore l’ingrato compito di scegliere da quale parte stare.

Presentato nella sezione Festa Mobile della 28esima edizione del Torino Film Festival, Inside America è un potente gancio sferrato alla mascella dell’opinione pubblica che va ben oltre la semplice storiella di ammonimento. Supportato da una sceneggiatura che mescola sapientemente dramma e umorismo nero, mediante un impianto dialogico incisivo e una struttura narrativa solida e senza cali di tensione, il film è un viaggio nel sistema scolastico americano, civile e militare, realizzato con estrena lucidità da una regista che, scegliendo un approccio di stampo documentaristico con pedinamento e attaccamento ossessivo ai personaggi, dimostra di sapere esattamente contro chi e cosa puntare il dito. Per farlo sceglie il meccanismo della finzione, ma con uno sguardo sulle cose, i volti e gli accadimenti, talmente reali da rievocare persino il Wiseman di High School (con le debite distanza naturalmente). 

Info
La scheda di Inside America sul sito del Torino Film Festival.

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