L’ospite inatteso
di Tom McCarthy
L’ospite inatteso possiede due anime, due obiettivi raggiunti: indaga da vicino, vicinissimo, la non-vita delle stanco professore Walter Wale e la sua inaspettata rinascita, intrecciandola con la dura, ingiusta condizione di buona parte degli immigrati clandestini, cittadini indesiderati e uomini senza diritti, rispediti al mittente come un pacco postale.
Fratello di un altro pianeta
Walter Wale, professore universitario di economia, vedovo da cinque anni, vive una vita monotona in una cittadina del Connecticut. Quando Walter di malavoglia accetta di sostituire una collega a una conferenza a New York, scopre con sorpresa che il suo appartamento da tempo disabitato è stato affittato con un imbroglio a una giovane coppia, il siriano Tarek e l’africana Zainab. Dopo un primo momento di sconcerto, Walter decide di farli restare finché non avranno trovato un altro posto… [sinossi]
Partiamo da Thomas McCarthy, caratterista dal curriculum di tutto rispetto (Michael Clayton, Syriana, Good Night, and Good Luck e il tanto atteso The Lovely Bones di Peter Jackson) e regista-sceneggiatore alla sua opera seconda, dopo l’interessante – da recuperare in home video dopo il fugace passaggio nella sale – The Station Agent (2003), lungometraggio indie con buoni riscontri di critica. L’ospite inatteso, prima ancora di essere un ottimo film, è la piacevole conferma di un regista dalle ambizioni autoriali, dallo sguardo non banale sulla realtà dei nostri giorni, coraggioso nel mettere in scena determinate tematiche, nella costruzione dei personaggi, nella scelta degli attori, lontana da facili logiche commerciali. Un cineasta che dopo un esordio squisitamente minimalista ha ampliato il proprio sguardo, realizzando un film dal convincente retrogusto politico, ma senza eccessi o clamori: L’ospite inatteso prende una chiara posizione nei confronti dell’immigrazione e della detenzione dei clandestini, temi attuali e scottanti, pur non smarrendo la leggiadria narrativa che aveva contraddistinto la pellicola d’esordio.
L’ospite inatteso, in originale The Visitor, possiede due anime, due obiettivi raggiunti: indaga da vicino, vicinissimo, la non-vita delle stanco professore Walter Wale (il solido caratterista Richard Jenkins: Burn After Reading, North Country, L’uomo che non c’era e molto altro) e la sua inaspettata rinascita, intrecciandola con la dura, ingiusta condizione di buona parte degli immigrati clandestini, cittadini indesiderati e uomini senza diritti, rispediti al mittente come un pacco postale. Convince sia lo sguardo minimalista, la capacità di raccontare dinamiche e psicologie dell’uomo comune, sia la buona intenzione di portare alla luce del sole una questione sempre più ingombrante e pressante. “Il film non cambierà il mondo, ma almeno ci fa presente l’elemento umano e le conseguenze di una questione sulla quale c’è divisione […] Non penso sia compito della gente di cinema fornire sempre delle risposte, ma certo lo è sollevare questioni. Ritengo che il film lo faccia molto bene a livello personale/emotivo e a livello di politica, ma mai a spese di una buona storia. Se sai raccontare una buona storia, è la migliore occasione tu abbia per toccare la gente”: dalle puntuali parole di McCarthy emerge una chiara idea di cinema, la consapevolezza dei propri pregi e dei propri limiti e, cosa non da poco, rispetto per il pubblico e per le storie narrate.
Raccontando il ritorno alla vita e alle emozioni di un uomo che si era rifugiato nella routine e nel grigiore, McCarthy mette in primo piano l’arricchimento personale e culturale che deriva dall’incontro con il prossimo, con le esperienze degli altri, soprattutto quando lontani da noi. La metafora dello stanco professore che prende inutilmente lezioni di piano per poi scoprire una nuova dimensione in uno strumento altro è un manifesto esistenziale e politico condivisibile ed emotivamente toccante: il musicista siriano Tarek (Haaz Sleiman, un giovane da seguire), al pari della sua compagna Zainab (l’esordiente Danai Jekesai Gurira), è un uomo, un artista, una brava persona, un amico e via discorrendo – e poi, per una lunga serie di motivi, è anche un immigrato clandestino: l’attentato alle Torri Gemelle, il post 11 settembre, la paura della minaccia esterna (glissiamo su quella interna) hanno offuscato lo sguardo dell’America, trasformando i tanti Tarek in una possibile minaccia, in una statistica da azzerare, in un nome che non ha i documenti in regola.
Impreziosito da alcune sequenze musicali trascinanti (si veda, ad esempio, il “cerchio dei tamburi”), L’ospite inatteso può contare su un cast di notevole spessore (citiamo anche l’intensa Hiam Abbass, che presto rivedremo nel film Il giardino di limoni) e si offre a un pubblico ben più vasto di quello che si possa pensare: coinvolgente storia d’amore e di amicizia e lucida analisi della contemporaneità, il secondo film di McCarthy meriterebbe la fiducia di molti spettatori.
Chiudiamo con un consiglio: L’ospite inatteso si accompagnerebbe perfettamente alla visione del commovente e vivace Prince of Broadway di Sean Baker (26. Torino Film Festival), in una sorta di ideale dittico, nonostante le palesi differenze stilistiche. Doppia visione difficile da mettere in pratica: al momento il film di Baker non ha distribuzione italiana. Ma tentar non nuoce.
Info
Il trailer italiano de L’ospite inatteso.
- Genere: drammatico
- Titolo originale: The Visitor
- Paese/Anno: USA | 2007
- Regia: Tom McCarthy
- Sceneggiatura: Tom McCarthy
- Fotografia: Oliver Bokelberg
- Montaggio: Tom McArdle
- Interpreti: Amir Arison, Ashley Springer, Bill McHenry, Danai Jekesai Gurira, Deborah Rush, Frank Pando, Haaz Sleiman, Hiyam Abbas, Jacqueline Brogan, Laith Nakli, Maggie Moore, Marian Seldes, Michael Cumpsty, Neal Lerner, Ramon Fernandez, Richard Jenkins, Richard Kind, Tzahi Moskovitz, Waleed Zuaiter, Walter Mudu
- Colonna sonora: Jan A.P. Kaczmarek
- Produzione: Groundswell Productions, Next Wednesday Productions, Participant Media
- Distribuzione: Bolero Film
- Durata: 103'
- Data di uscita: 05/12/2008






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