Fast & Furious 5

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Fast & Furious 5 di Justin Lin è un turbinare inarrestabile di azione ad alto tasso di stordimento spettatoriale, oltre a costituire la degna prosecuzione di una saga cinematografica che, cosa rara, migliora di capitolo in capitolo.

Toretto for President

Da quando Brian e Mia Toretto hanno aiutato Dom ad evadere, si sono trovati ad affrontare numerosi ostacoli per sfuggire alle autorità. Adesso sono intrappolati a Rio de Janeiro e devono completare un ultimo lavoro per riavere la loro libertà. Mentre assemblano la loro squadra formata dai migliori piloti, gli improbabili alleati sanno che la loro unica possibilità di uscire dal gioco una volta per tutte é quella di confrontarsi con un corrotto uomo d’affari che li vuole morti. Ma non é l’unico a inseguirli. [sinossi]

Oramai sembrava che ci fosse rimasto solo il 3D a sollecitare le nostre pupille fino a sfiorare il fastidio fisico, ma ci sbagliavamo. Fast & Furious 5 diretto da Justin Lin (Fast & Furious solo parti originali, The Fast and the Furious: Tokyo Drift) è un turbinare inarrestabile di azione ad alto tasso di stordimento spettatoriale, oltre a costituire la degna prosecuzione di una saga cinematografica che, cosa rara, migliora di capitolo in capitolo.
A riempire la scena sono ancora loro, l’ex detenuto Dom Toretto (Vin Diesel) e l’ex poliziotto Brian O’Conner (Paul Walker), oramai inseparabili buddies nonché quasi parenti, dal momento che Brian è ufficialmente fidanzato con Mia (Jordana Brewster), sorella di Dom. Dopo aver portato a termine con successo la rocambolesca evasione di Dom, i tre si rifugiano in una favela di Rio e qui dichiarano guerra al signorotto locale Reyes (Joaquim De Almeida), un laido trafficante di droga capace di riassumere la storia della dominazione portoghese in soli venti secondi (vedere per credere). Ma sulle tracce dei fuggitivi c’è anche lo statuario agente Hobbs (nientemeno che Dwayne “The Rock” Johnson), ben intenzionato a portare tutti al gabbio. Meglio allora creare una squadra ad hoc pescando a larghe mani dal cast dei capitoli precedenti e tentare un ultimo colpo, ovvero derubare il perfido Reyes e ritirarsi in una Nazione che non prevede estradizione.

Il film parte dunque in quarta e non molla mai l’acceleratore, sfruttando al massimo tutte le risorse di un plot ben oliato, ma mai apertamente corrivo: dopo l’evasione, abbiamo una serie di furti d’auto e relativi inseguimenti automobilistici, una fuga a piedi sui tetti delle favelas, un microchip che funge abilmente da McGuffin, una rapina. Il tutto è condito da una buona dose di sentimenti, maternità in arrivo, una sana irriverenza contro le autorità, fede,  bicipiti e auto rombanti. Certo ci sono alcune incongruenze e la sospensione di incredulità e vivamente consigliata, altrimenti si rischia di non godere appieno delle numerose sorprese che Fast 5 ha in serbo per noi. Una su tutte il fronteggiarsi dei due action man muscolari Vin Diesel e The Rock, tenzone che da sola vale l’intero film. Dapprima assistiamo ad un duello verbale dove i due si limitano a produrre un certo attrito di pettorali che riduce il mastodontico Dwayne ad un bagno di sudore, ma questo è soltanto un sapido preludio per un corpo a corpo che non tarda a manifestarsi e si svolgerà, naturalmente, a mani nude. Botte da orbi dunque, ma anche tanta ironia, delegata soprattutto ai differenti componenti della squadra (l’accoppiata di reggaeton Don Omar e Tego Calderon in primis) e all’immancabile inarcarsi del sopracciglio di Diesel, topos sornione del franchise.
Se siamo giunti fino al capitolo 5 di una serie che sulla carta pareva esauritasi già al primo, mediocre, episodio, le ragioni non sono certo da rintracciarsi soltanto nel binomio donne & motori, bensì nella capacità che ha il protagonista di catalizzare l’attenzione e coinvolgere una vasta fetta di pubblico. Dominic Toretto, cui dà volto, muscoli e voce tonante il sempre aitante Vin Diesel, è infatti un coacervo di qualità: ha una sua etica (non uccide mai inutilmente), dei valori morali (la famiglia, soprattutto, ma anche la lealtà verso i suoi compagni), adora i bambini, è un fermo sostenitore del multiculturalismo (si veda la composizione della sua squadra), detesta i ricchi e i potenti, è religioso ma non è moralista (nella sua gang c’è anche una coppia gay) e tratta la donne da sue pari.
Proletario ribelle con una causa, ovvero la difesa dei propri valori, il nostro Dom riuscirà inoltre a distruggere una banca con l’ausilio di una possente cassaforte. Insomma a tutta velocità contro il capitalismo corrotto, la polizia corrotta, gli uomini politici corrotti, Toretto non fa prigionieri e impone la sua visione del mondo. Tutto famiglia e libertà, è lui il leader perfetto per grandi e piccini. Non resta che attendere una sua candidatura alle elezioni.
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