Fast & Furious 8

Fast & Furious 8

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La famiglia, la fede, i muscoli, le auto, il sorriso sornione e irriverente di Dom Toretto tornano sul grande schermo con Fast & Furious 8 di F. Gary Gray.

Il cavaliere oscuro

Ora che Dom e Letty sono in luna di miele e Brian e Mia si sono ritirati — ed il resto del gruppo è stato esonerato — il team giramondo ha trovato una parvenza di vita normale. Ma il gruppo sarà messo a dura prova come mai prima d’ora quando una donna misteriosa irretisce Dom per indurlo a ritornare al mondo del crimine e a fargli tradire coloro che gli sono più cari… [sinossi]

Fan a parte, sono senz’altro in molti a chiedersi quale sia il segreto della longevità di una saga come quella di Fast & Furious che, nata come variazione sul tema “donne & motori”, ha subito poi nel tempo una sua evoluzione abbastanza peculiare, che l’ha portata a ruotare intorno alla “famiglia”, naturale o acquisita che sia. Il segreto è presto detto, e viene dichiarato anzi proprio all’interno dell’ottavo capitolo del franchise: è l’uomo dietro al volante.
È indubbio infatti che nel corso degli anni il personaggio di Dom Toretto (co-protagonista della serie insieme all’ex poliziotto Brian, incarnato dal compianto Paul Walker) si sia andato via via modificando, riadattandosi all’evoluzione dell’uomo, prima che dell’attore, che lo incarna: Vin Diesel. Con la sua presenza sui social, le sue esternazioni emozionali, quell’inneggiare alla famiglia, alla madre, alla compagna, ai figli, agli amici, Vin Diesel ha fatto di sé un marchio di garanzia per l’intrattenimento destinato a un pubblico di tutte le età.

Non c’è da stupirsi dunque se in Fast & Furious 8, già la prima, roboante tenzone automobilistica ambientata a L’Avana con contorno di ragazze discinte e motori truccati, vada a chiudersi con il nostro eroe circondato da un nugolo di bambini festanti, per proseguire poi con una sua lodevole ed edificante lezione sull’ “onorare i patti” e il “rispettare la propria gente”.
E per tornare poi alla questione “dell’uomo che sta dietro al volante” ecco che l’intero film va a coagularsi su un’aspra contesa tra l’umano e l’immateriale, la meccanica e l’informatica, le auto governate, modificate, accarezzate anche dagli esseri umani e quelle pilotate a distanza da una pericolosissima hacker. Villain del film è infatti l’inafferrabile Cipher, un’esperta informatica senza pari incarnata da Charlize Theron. Sarà lei a spingere Toretto a tradire la sua squadra, trasformandolo in una sorta di cavaliere oscuro.

Nonostante la scelta di una diva così blasonata e talentuosa (oltre che premio Oscar per il suo trasformismo prostetico in Monster, l’attrice ha di recente elargito un’ottima prova, al tempo stesso action e dolente, in Mad Max:Fury Road), bisogna dire, seppur a malincuore, che la maggior debolezza di Fast & Furious 8 risiede proprio nel personaggio di Cipher: algido, crudele, ma anche tediosamente verboso, con quei suoi discorsi un po’ new age sul destino, o quelle metafore ardite su “bambini e alligatori” (sentire per credere) o ancora con quel suo voler ricordare al mondo le proprie responsabilità.
Cipher sa sempre tutto, cosa faranno le persone, che siano ai suoi comandi o meno, e cosa pensa Dom Toretto, e non esita a ricordarcelo a ogni sua entrata in scena. Il suo scarso coinvolgimento poi nelle scene d’azione – d’altronde è una hacker, quindi sta quasi sempre davanti a uno schermo o in una stanza dei bottoni a pigiare dei tasti – fa il resto, rendendola quasi una sorta di non-corpo contro il quale è più che opportuno sguinzagliare l’orda di carne e i muscoli pulsanti dei nostri eroi, con in prima linea, oltre ai bicipiti di Vin Diesel, anche quelli di Dwayne Johnson e Jason Statham, senza trascurare la sempre atletica, e virile al punto giusto, Michelle Rodriguez.

Terminato oramai il lungo predominio di Justin Lin al timone (o sarebbe meglio dire volante) della saga, e dopo l’ottima performance di James Wan in Fast & Furious 7, questa volta dietro la macchina da presa troviamo quel F. Gary Gray già fautore dei poco entusiasmanti Giustizia privata e The Italian Job, e la differenza un po’ si sente. Gray non possiede infatti la sensibilità giusta per le scene di corpo a corpo, preferisce “sporcarle” con accelerazioni posticce e nel complesso confeziona il film come un b-movie vagamente videoclipparo, spingendo un po’ ai margini l’epos e i riferimenti western altrove presenti nel franchise.

Ma nonostante le sue mancanze (un villain piuttosto fiacco e una regia tendente all’anonimato) Fast & Furious 8 non fallisce nel suo quid: gli inseguimenti automobilistici. Per merito probabilmente dell’inesauribile fantasia dello sceneggiatore Chris Morgan, le sequenze che vedono protagonisti i vari bolidi sono anche questa volta perfettamente all’altezza della fama del franchise e tra auto-zombie, impalcature che cadono dal cielo, arpioni e gigantesche sfere da demolizione (l’ordine è casuale); sono scritte e coreografate per saziare la bramosia dello sguardo di chi, come è d’obbligo di fronte a un prodotto dedito al più roboante intrattenimento, vuole essere stupito, strapazzato, sbalzato via dalla poltrona del cinema. E c’è da scommetterci, non si accontenterà di un ottavo capitolo. Ne vorrà quanto prima un altro.

Info
La pagina dedicata a Fast & Furious 8 sul sito della Universal.
Il trailer del film.
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