Fast & Furious 7

Fast & Furious 7

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Più acrobazie, più azione, più sentimento. Al suo debutto nel franchise, James Wan con Fast & Furious 7 punta sull’iperbole. E il risultato è corroborante.

Amore e morte a L.A.

Dopo aver sconfitto a Londra Owen Shaw e la sua squadra di mercenari, Dominic Toretto, Brian O’Conner e la loro squadra sono tornati negli Stati Uniti e si ritrovano alle prese con agi e problematiche di una vita quieta e normale. Ma il fratello maggiore di Owen, Deckard Shaw (Jason Statham), cerca vendetta e metterà l’intero team in pericolo ancora una volta… [sinossi]

In quest’epoca di grandi saghe cinematografiche, come gli avidi lettori dei feuilleton a puntate di inizio ‘800, attendiamo che lo schermo si illumini per alimentarci con nuove avventure superomistiche o con i perigliosi percorsi formativi di adolescenti ribelli. Succubi ma felici, anche se in maniera necessariamente intermittente, non siamo mai sazi, e se la chiosa delle nostre avventure preferite è poi suddivisa – per mere ragioni di marketing – in due episodi, il nostro piacere si amplifica in un’attesa palpitante e diviene in fin dei conti ben più duraturo della visione stessa, oltre che in gran parte a questa antecedente. Ma la realtà è in agguato, pronta a propinarci i suoi scherzi di dubbio gusto, ecco allora che nel caso di Fast & Furious 7 ci si ritrova di fronte all’incubo peggiore dello spettatore seriale e, come Truffaut in Effetto notte insegna, di ogni regista: la morte del suo protagonista.
Viene naturale chiedersi, nel corso della visione del film, quali sequenze siano state girate da Paul Walker e quali invece, in seguito alla sua tragica scomparsa, abbiano visto protagonisti i fratelli dell’attore o suoi avatar digitali. D’altronde, in una saga che fa del corpo dei protagonisti uno dei suoi nuclei pulsanti e pompati, la sottrazione organica di uno di essi può essere vista con sospetto, oltre che con rimpianto.

Ma sarebbe certo un errore affrontare la visione di questo settimo capitolo del franchise – il primo diretto da James Wan (Saw, Insidious, The Conjuring) – limitandosi ai traumatici eventi extradiegetici che ne hanno funestato la lavorazione. La pellicola mantiene infatti pienamente tutte le sue promesse di intrattenimento, più che mai adrenalinico e giocoso, senza dimenticare di avvilupparvi intorno le dinamiche del racconto e di concedere il dovuto spazio ai propri personaggi. Anzi, dal momento che lo spirito di squadra è, specie negli ultimi tre capitoli, una delle caratteristiche fondamentali della serie, ogni ruolo in ballo ha qui un suo percorso, una missione, un’abilità da sfoggiare, con le relative evoluzioni spettacolari del caso.
Questa volta il team capitanato da Dom Toretto (Vin Diesel) e dal sodale Brian (Walker) si ritrova ad affrontare il fratello del cattivo eliminato nella precedente sortita londinese: l’ex agente iper-addrestato Deckard Shaw (Jason Statham), pronto a tutto pur di vendicare il congiunto, ancora in vita pare, ma piuttosto malconcio. Il MacGuffin della vicenda è poi costituito dal recupero di un’arma particolarmente ambita, “L’occhio di Dio”, ovvero un software in grado di identificare e localizzare chiunque, con buona pace della privacy. Insieme a questo prezioso strumento bisogna però garantirsi anche il suo creatore: l’hacker noto come Ramsey. Tutto è apparecchiato accuratamente per lanciarsi in una serie di avventure, non resta che prelevare Brian dal grazioso sobborgo losangelino in cui alberga con moglie e figlioletto, per posizionarlo dietro al volante. Il tema su cui innestare poi la serie montante di variazioni acrobatiche è offerto proprio da un incauto e poco veritiero insegnamento paterno impartito all’infante: “le automobili non volano”. Impossibile per il “team” di Toretto non raccogliere una simile sfida. A dare una mano ci pensano poi il roccioso agente Hobbs, cui dà corpo e muscolatura Dwayne Johnson, e un agente governativo tutto d’un pezzo, incarnato dalla vecchia gloria dell’action anni ’80 Kurt Russell.

Certo non era facile per James Wan prendere il timone di un franchise ormai da tempo (da Tokyo Drift, 2006) nella salde mani di Justin Lin, ma la missione può ben dirsi riuscita. Wan punta giustamente sull’iperbole, spingendo l’acceleratore su ogni aspetto ben noto della serie: più femmine discinte, più location, più sentimento, più inseguimenti e correlate prodezze automobilistiche.
Particolarmente ben coreografata e sceneggiata è la sortita dei nostri eroi sui monti dell’Azerbaigian, che inizia con il lancio da un aereo in volo delle auto munite di paracadute, si prosegue poi a Dubai dove l’inseguimento tra i grattacieli non ha affatto luogo al pianterreno e si torna infine a casa, a Los Angeles per un’ultima sfida. Insomma il grimaldello dell’auto volante è forse l’idea più brillante di uno script (opera, anche questa volta, di Chris Morgan) che fa però del suo motore primo proprio un melanconico desiderio di casa, di un “nostos” temporaneo o definitivo, che trova mesto rispecchiamento fuori dalla diegesi nella dipartita di Walker.
Dopo l’adrenalinico e spassosissimo incipit con presentazione del cattivo, il nostro Dom ha d’altronde introdotto nel film delle riflessioni nient’affatto peregrine sulla memoria e la provenienza, portando l’amata Letty, ancora alle prese con l’amnesia, dritta verso le loro origini: su quelle piste da corsa dove tutto è iniziato. Già qui Wan sfoggia una notevole verve cimentandosi con punti di vista insoliti come una panoramica che scivola rapida dagli occhi alla mano sul volante di Letty, la sequenza prosegue poi con una profusione di dettagli, un crescendo chiassoso di adrenalina ed esaltazione, che però viene bruscamente interrotto, segno che la saga oramai ha intrapreso altre derive, spettacolari sì, ma meno plasticose. Poco dopo, ecco infatti una scena da horror gotico, che vede Dom e Letty di fronte alla lapide di quest’ultima (creduta morta in Fast & Furious 5): un marmoreo memento mori che la donna si rifiuta di distruggere.

Diviene dunque ben presto chiaro che Fast & Furious 7, pur serbando azione rutilante e schegge di ironia (appannaggio della coppia comica Tej/Roman e dell’idolo di grandi e piccini Dwayne Johnson), possiede un tono complessivo più amaro e riflessivo. E così, mentre James Wan si pone un paio di volte il problema di come affrontare registicamente un duello con i contendenti automuniti, viene da pensare quanto la matrice western della saga (l’eroe e la sua auto come discendenti dopati di cowboy e destriero) sia orientata in questo caso verso la sua versione più crepuscolare, con ampio spazio per una poetica dell’eroe meditabonda e nostalgica. Ma in fondo è anche un certo sentimentalismo eccessivo e vistosamente pop, alla base del successo di Fast & Furious e seguiti. E mentre le avventure di questo capitolo volgono alla fine, l’emotività nei confronti di amici e congiunti che caratterizza il personaggio incarnato da Vin Diesel, si trasferisce bruscamente dallo schermo alla realtà. E la chiosa è davvero straniante: un potente epitaffio dai toni un po’ kitsch tutto affidato al potere, ontologicamente necrofilo, del digitale.

Info
Il sito ufficiale di Fast & Furious 7.
La pagina facebook di Fast & Furious 7.
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