The Match

The Match, che firmano a quattro mani Juan Cabral e Santiago Franco, concentra la sua attenzione sul celeberrimo incontro nei quarti di finale del mondiale 1986 tra Argentina e Inghilterra e che fu marchiato a fuoco da due reti indimenticabili – in modi diversissimi tra loro – del genio Diego Armando Maradona. Ma il documentario, nonostante uno stampo evidentemente televisivo, ambisce anche a raccontare l’agone secolare tra due nazioni, divise dalla politica e unite dalla venerazione per il calcio. In Cannes Première.

Sai perché mi batte il corazon? Ho visto Maradona

The Match racconta la storia dell’iconica partita tra Argentina e Inghilterra, giocata allo Stadio Azteca durante i Mondiali FIFA del 1986. Attraverso rari filmati d’archivio, tra cui la famigerata e controversa “Mano de Dios” di Maradona, il film riporta in vita questo evento, presentandolo come un ricordo ancora vivido e al contempo come il culmine di oltre due secoli di tensione e conflitto tra le due nazioni. Sullo sfondo della Guerra delle Falkland, la narrazione ripercorre un viaggio storico che getta nuova luce su quanto accaduto in campo. Il film accosta con delicatezza la bellezza del calcio all’assurdità perenne della guerra, lasciando che le loro eco risuonino ancora oggi. [sinossi]

«…la va a tocar para Diego, ahí la tiene Maradona, lo marcan dos, pisa la pelota Maradona, arranca por la derecha el genio del fútbol mundial, y deja el tercero y va a tocar para Burruchaga… ¡Siempre Maradona! ¡Genio! ¡Genio! ¡Genio! ta-ta-ta-ta-ta-ta… Goooooool… Gooooool… ¡Quiero llorar! ¡Dios Santo, viva el fútbol! ¡Golaaaaaaazooooooo! ¡Diegooooooool! ¡Maradona! Es para llorar, perdónenme … Maradona, en una corrida memorable, en la jugada de todos los tiempos… barrilete cósmico… ¿de qué planeta viniste? ¡Para dejar en el camino a tanto inglés! ¡Para que el país sea un puño apretado, gritando por Argentina!… Argentina 2 – Inglaterra 0… Diegol, Diegol, Diego Armando Maradona… Gracias Dios, por el fútbol, por Maradona, por estas lágrimas, por este Argentina 2 – Inglaterra 0». Impossibile non comprendere l’emozione e le lacrime del telecronista uruguayano Victor Hugo Morales nel commentare quello che è stato giustamente eletto come “gol del secolo”: quando l’allora venticinquenne Diego Armando Maradona riceve palla da Héctor Enrique nella metà campo argentina per poi lanciarsi in una folle corsa di sessanta metri percorsi in dieci secondi palla al piede, smarcando cinque avversari per depositare la pelota in fondo alla rete inglese è difficile non trattenere il fiato, e lasciar prorompere le emozioni. Un gesto tecnico che racchiude in sé follia, genio, tecnica sopraffina, intelligenza fuori dal comune – l’aneddoto sui consigli ricevuti dal fratellino Lalo dopo un’azione simile in un’amichevole sempre contro l’Inghilterra terminata a far la barba al palo, e il celebre timore nel passare il pallone a Valdano che in un’occasione precedente aveva fallito a porta vuota la dicono lunga sulle sinapsi maradoniane – e che simboleggiò metaforicamente anche la definitiva vendetta del popolo argentina contro quell’Inghilterra thatcheriana che aveva messo a ferro e fuoco le Malvinas, o Falkland che dir si voglia. Parte da qui, o da qui arriva, The Match, il documentario firmato a quattro mani da Juan Cabral e Santiago Franco che ha avuto l’onore di inaugurare a Cannes 2026 la sezione Cannes Première; senza per questo ovviamente obliare la “mano de dios” con cui sempre Maradona scavalcò il ben più alto Peter Shilton, portiere britannico che è tra gli invitati a partecipare a questo ritorno sul luogo del delitto. Con lui i compagni di nazionale John Barnes e Gary Lineker e gli argentini Ricardo Giusti, Jorge Burruchaga, Jorge Valdano, Oscar Ruggeri e quel Julio Olarticoechea che a un pugno di minuti dalla fine salvò il risultato con un incredibile anticipo di nuca nei confronti del sopraggiungente Lineker.

Per quanto possa essere appassionante, la sezione di The Match in cui i “reduci” commentano le azioni della partita o il clima avvelenato che la anticipò è anche la più didascalica, sia perché l’aneddotica su quell’incontro (insieme a Italia-Germania 4-3 del 1970 il più studiato e citato della storia dei mondiali di calcio, e casualmente entrambi si svolsero all’Azteca di Città del Messico, vero e proprio tempio dello sport) è vastissima, così come la letteratura che l’accompagna e celebra, sia perché lo stile documentaristico si fa qui piano, semplice, dalla scaturigine marcatamente televisiva. Un prodotto di qualità che però si potrebbe benissimo guardare in televisione facendo zapping nel corso di una qualunque serata. Là dove si avverte uno scarto maggiore è invece nel momento in cui i due registi – di Cabral forse qualcuno ricorderà Two/One, che nel 2019 venne presentato con un certo riscontro critico al Tribeca di New York – scelgono di non fermarsi alla mera sfera calcistica, e a quel preciso momento, tentando con ambizione di raccontare oltre un secolo di asperità che separano l’Argentina e l’Inghilterra: se nei confronti del conflitto armato che insanguinò per quasi tre mesi nel corso del 1982 le coste delle Falkland l’afflato pacifista domina lo schermo, il duo di cineasti cita i ripetuti tentativi della Gran Bretagna di attaccare il suolo argentino – e dopotutto le Malvine divennero britanniche nel 1833 solo con l’uso della forza – e torna calcisticamente anche al mondiale inglese del 1966, quando la compagine sudamericana venne sconfitta nei quarti di finale dai padroni di casa per 1-0 dopo un arbitraggio tutt’altro che limpido. In un andirivieni temporale continuo, che spiazza e vivifica come un’azione improvvisa in contropiede, The Match si libra al di sopra dell’agone per tentare di comprendere il senso più profondo dello sport, la sua raffigurazione mitica nell’immaginario popolare, il suo peso inevitabilmente politico. L’unico mistero che non può che rimanere insondabile è il genio di Diego Armando Maradona da Lanús, epifania per la quale è impensabile trovare aggettivi adeguati, come convengono tutti gli intervistati, argentini o inglesi che siano. Nell’azione del “gol del secolo” forse c’è anche un intervento falloso ai danni di un calciatore inglese prima che il pallone arrivi al numero Dieci, ma come viene detto nel film fischiare quel tackle avrebbe significato impedire un miracolo. Calcistico, e sociale.

Info
La scheda di The Match sul sito del Festival di Cannes.

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