Daniel Pennac: ho visto Maradona!

Daniel Pennac: ho visto Maradona!

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Napoli e Maradona. Daniel Pennac e un mito popolare. Dedicato all’impatto culturale sulla città partenopea del mitico campione di calcio, Daniel Pennac: Ho visto Maradona! di Ximo Solano è il frutto di un lavoro collettivo in cui lo scrittore francese si delinea come primus inter pares. Coinvolgente e interessante, ma di breve respiro e privo di una forte coesione espressiva. Alla Festa del Cinema di Roma per la sezione Freestyle.

Il capro espiatorio

Dopo la morte di Diego Armando Maradona lo scrittore francese Daniel Pennac, del tutto ignaro di cose calcistiche, è colpito e sorpreso dall’intensità del lutto collettivo tra i suoi amici napoletani. Decide quindi di dedicare uno spettacolo teatrale al tema, cercando di leggere e interpretare insieme ai suoi compagni di avventura il ruolo di Maradona sulle vite e le coscienze dei cittadini partenopei. Parallelamente all’allestimento dello spettacolo Pennac raccoglie testimonianze su Maradona in città, tra conoscenti e narratori illustri… [sinossi]

Diego Armando Maradona e il mondo. Diego Armando Maradona e Napoli. Soprattutto Napoli. Sempre Napoli. Star mondiale del calcio, El Pibe argentino ha anche indissolubilmente legato il proprio destino alla città partenopea, per la quale ha assunto il profilo di una figura mitologica ben oltre qualsiasi interpretazione restrittiva del termine. Maradona e Napoli. Maradona è Napoli. È la Napoli dal 1984 in poi, squassata da caos e criminalità, da pochi anni colpita dal violento terremoto dell’Irpinia. Maradona è il miraggio di un riscatto, la fuga imperiosa verso due scudetti raccolti in appena tre anni – e un altro scudetto in mezzo mancato alle ultime giornate di campionato a vantaggio di un’incredibile rimonta del primo Milan di Arrigo Sacchi. L’identificazione collettiva, propria dei processi di mitopoiesi, è totale, gioiosa e delirante. Si moltiplicano i figli battezzati con il nome di Diego. In tutta la città è un profluvio di piccoli Dieghi nel volgere di pochi anni. Maradona è anche un profondo e lacerante lutto cittadino (ancorché ovviamente mondiale), quando il 25 novembre 2020 il campione viene a mancare a soli sessant’anni dopo lunghe vicissitudini di salute. Per lui, a Napoli, si sono dipinti murales a dimensione gigantesca sui muri esterni dei palazzi. Per lui si sono fabbricate statuette iconiche, si sono vendute foto, calendari, magliette da calcio praticamente fino ai giorni nostri.

A interessarsi a tale enorme fenomeno intermediale in occasione della sua morte è nientemeno che lo scrittore Daniel Pennac, che in Daniel Pennac: Ho visto Maradona!, presentato alla Festa del Cinema di Roma 2022 nella sezione «Freestyle», esordisce ammettendo candidamente di non conoscere quasi per niente il mondo del calcio, di non averlo mai praticato, di non aver mai avuto particolare amore per esso e conseguentemente di conoscere assai poco riguardo a Maradona. Legato da un affetto speciale alla città di Napoli, Pennac è rimasto travolto e sorpreso dall’enorme reazione emotiva partenopea alla scomparsa del Pibe, sentimento lacerante che ha squassato Napoli a tutti i suoi livelli sociali – tra le frequentazioni di Pennac addolorate dalla morte di Diego si contano scrittori, intellettuali, uomini di teatro. Per lo scrittore francese è stata questa la scintilla che ha innescato il desiderio di indagare tale fenomeno e di trarne anche uno spettacolo teatrale. La regia di Daniel Pennac: Ho visto Maradona! è firmata dall’attore e filmmaker spagnolo Ximo Solano, ma in realtà la lavorazione del film assume decisamente i tratti di un impegno collettivo, che trasferisce in linguaggio di cinema le dinamiche di realizzazione di una compagnia teatrale condivisa e partecipata. Lo spettacolo al quale Pennac e la sua compagnia si dedicano tenta di rileggere in chiave sintetica ed espressionista quel che ha significato Maradona nella vita e nell’individualità sociale di Napoli. Ponendosi al suo fianco, la realizzazione del film si muove lungo i medesimi passi, mescolando riprese delle prove in teatro a riflessioni raccolte in forma di monologo davanti alla macchina da presa, a testimonianze della viva voce partenopea raccolta in strada o nelle abitazioni, a memorie raccolte dai ricordi personali di voci autorevoli, in particolare Luciano Ferrara, Maurizio De Giovanni e Roberto Saviano. Qua e là sembra che Daniel Pennac: Ho visto Maradona! costeggi e raccolga l’anima profonda della città, sempre a un passo (e talvolta oltre) dalla soglia del facile colore locale – i vicoli, le ripide salite, i balconcini che sembrano sospesi in aria, il rito del ragù domenicale che da Eduardo De Filippo in poi si delinea come massima espressione della solidarietà familiare, sacro momento spalancato alla più ampia inclusività (a tavola, a Napoli, c’è posto e affetto per tutti). Al contempo, la voce di Pennac attribuisce alle gesta di Maradona un robusto profilo artistico. Nel gesto calcistico c’è anche Arte, esibizione di maestria fisica, a un passo dallo spettacolo teatrale e circense. L’occhio di un profano del calcio, ignaro di schemi e regole di gioco, può coglierne più immediatamente il versante di oggetto estetico, lontano da qualsiasi interpretazione razionalizzante. Maradona che si muove con il pallone tra i piedi è il mago, l’acrobata, il Forzuto. È basso, un cubo, come dice Pennac, ma un cubo di muscoli che si trasforma non appena si mette a giocare a calcio.

Le tre testimonianze di Ferrara, De Giovanni e Saviano rievocano invece momenti decisivi nell’ascesa di Maradona a mito locale. Ferrara fu autore della mitopoietica fotografia che, alla presentazione di Maradona allo stadio San Paolo il 5 luglio 1984, mostrato a una folla oceanica come una sorta di nuovo Messia partenopeo, colse l’argentino nell’atto di salire le scale, di spalle, verso il campo da gioco. Testimone della medesima giornata, Maurizio De Giovanni ne restituisce un’immagine misticheggiante, ricordando che il pallone usato da Diego per palleggiare in campo, una volta lanciato in cielo, non ritornò più a terra. Infine, Roberto Saviano ricorda se stesso da bambino, al San Paolo con il padre, in occasione della semifinale Italia-Argentina del Mondiale del 1990, pietra dello scandalo quando i tifosi napoletani furono esortati da Maradona a tifare per l’Argentina e non per l’Italia. Di quella strana serata Saviano rammenta che dopo il pareggio argentino a opera di Caniggia una buona parte dei napoletani iniziarono a sostenere la compagine di Maradona. Noi ricordiamo diversamente, ma poco male. Quel che conta è la testimonianza di una suggestione collettiva così intensa da idolatrare il proprio mito calcistico oltre ogni ragionevolezza.

Nella sua globalità Daniel Pennac: Ho visto Maradona! è più convincente nel contorno e nella cornice che nel nucleo. Le sezioni dedicate alle prove teatrali, occupanti buona parte del racconto, restituiscono i momenti salienti di un interessante lavoro di riflessione collettiva, che tuttavia è narrata per frammenti poco coesi e significanti. Solano e i suoi collaboratori raccontano un usuale work in progress sul palcoscenico che non sempre contribuisce a una riflessione unitaria sul tema centrale. Molto meglio gli aneddoti individuali, i brevi contributi raccolti per strada, volendo pure le testimonianze «alte» dei tre uomini di cultura. Si esce comunque dalla visione desiderosi di saperne di più, e anche un po’ convinti che sull’impatto popolare della figura di Maradona si poteva e si può dire assai di più. Arriveranno in futuro altri film, c’è da starne certi. Già ce ne sono stati. Ne arriveranno altri.

Info
Daniel Pennac: Ho visto Maradona! sul sito della Festa di Roma.

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